ManfredoniaRicordi di storia
A cura del dottor Nicola Ciociola

Sempre a proposito del ’68


Di:

Manfredonia. ”Ho avuto modo, in altro momento, di tracciare il riferimento teorico dello storico movimento giovanile. Ammetto di non conoscere lo spirito animatore ed i metodi di lotta delle varie associazioni e collettivi cittadini che si battono per il benessere sociale e, specie, ambientale.

Non sarò per questo un osservatore attento delle vicende nostrane, ma sento forte il senso di “apatia” che attanaglia, in generale, il mondo giovanile. L’ideale sessantottino era intriso, invece, da un profondo “movimentismo rivoluzionario”, che si alimentava di cultura marxista, diversa da quella borghese e moderata dei partiti della sinistra europea.

Non a caso, i luoghi deputati del sapere teorico del movimento erano le aule universitarie e le animate, affollate, autogestite, assemblee studentesche. I riferimenti teorici erano le idee di alcuni pensatori della “Scuola di Francoforte”, con Herbert Marcuse e Sigmund Freud. Si constatava con mano, attraverso interminabili analisi dialettiche, l’ esistenza di un mondo malato da cambiare subitaneamente e contrassegnato da una profonda e strutturata “alienazione”.

Il capovolgimento della “prassi” era disegnato dalle lotte con barricate nelle piazze cittadine e con le occupazioni degli Atenei. I riferimenti ideali non erano numerosi, il mito che impersonificava la rivoluzione era Che Guevara, che combatteva per la liberazione degli emarginati in Guatemala ed in Bolivia.

Si pensava a quanto il movimento potesse far presa nell’ambito della cultura cattolica. Si leggeva i testi della “Nouvelle thèologie”, si sperava nella “teologia della liberazione”, di padre Torres, di Carmelo Piaz, di Davide Maria Turoldo, con riferimento anche a J. Maritain. Con questi modi di pensare, in un contesto circostante fatto di furiosa reazione e rabbiosa conservazione, il movimento raggiunse degli obiettivi sicuramente da considerare minimi: lo statuto dei lavoratori, la riforma universitaria ed un moderno diritto di famiglia.

Con sommo rammarico, non fu raggiunto il sogno agognato: l’abbattimento della società fatta a classi disuguali. Non si realizzò,, in definitiva, quella utopica “rivoluzione permanente”, come metodo per abbattere le sovrastrutture costruite dall’economia capitalistica. Spero tanto che i nostri giovani si ispirino alle idee del ‘68 e possano raggiungere risultati benevoli per l’ interesse comune.

(A cura del Dott. Nicola CIOCIOLA, Manfredonia 08.08.2017)

Sempre a proposito del ’68 ultima modifica: 2017-08-08T15:23:01+00:00 da Redazione



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Commenti


  • C"era una volta Manfredonia

    Complimenti per la foto, evoca in me ricordi indelebili e stupendi. La gioia di vivere in quella che era definita in tutto il mondo la perla del Gargano, il vanto dell’ Adriatico, la più bella ormai ridotta a fogna distrutta, umiliata, calpestata, violentata, deturpata, impoverita, saccheggiata,senza speranze per i giovani, inciivile e degradata.


  • Pensieri sul '68

    Partì da una rivolta generazionale, e in ciò non vi era nulla di nuovo. Nacque nelle università americane e si diffuse poi in Europa, specie a Parigi. Si intrecciò con una serie di altri movimenti politici: la lotta contro la segregazione razziale, per esempio, e fu una sfida al conformismo e perbenismo dilaganti allora.

    Il mondo postcoloniale era in fermento. Vi erano grandi speranze che i popoli del Terzo Mondo (come si diceva allora), una volta affrancati dallo storico sfruttamento coloniale, potessero trovare una loro via verso la libertà politica, la giustizia sociale e la democrazia. Purtroppo, questo non è avvenuto e, scomparsa la forza di attrazione dei paesi “comunisti” (Unione Sovietica e Cina), molti paesi si ritrovarono sotto il controllo di brutali dittature militari.

    Molte delle posizioni ideologiche del ’68 erano fumose utopie, ispirate dalle più disparate correnti di pensiero (spesso inconciliabili tra loro). Ma bisogna riconoscere che a questo proposito il discorso diventa molto complesso.

    Uno degli slogan più diffusi era “L’immaginazione al potere”. Ma ritengo improponibile voler governare con l’immaginazione. Mi fermo qui per il momento.

    A proposito, mi chiedo se lo Statuto dei Lavoratori, voluto dal ministro socialista Brodolini e approvato nel 1970, possa essere considerato un risultato del ’68.

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