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FOGGIA BARI Carceri di Foggia, Lecce e Bari, riconosciuti 550 giorni di trattamento “inumano e degradante”

La Cassazione respinge il ricorso per gli altri periodi

AUTORE:
Michele Solatia
PUBBLICATO IL:
8 Agosto 2026
Cronaca // Foggia //

FOGGIA – Cinquecentocinquanta giorni di detenzione erano già stati riconosciuti come trascorsi in condizioni integranti un trattamento inumano e degradante: 466 giorni nel carcere di Lecce e 84 in quello di Foggia. Il detenuto chiedeva però che il riconoscimento venisse esteso ad altri periodi trascorsi negli istituti di Foggia e Lecce e alla detenzione nella Casa circondariale di Bari tra il 15 luglio 2021 e il 25 marzo 2022. La prima sezione penale della Cassazione, con la sentenza n. 28440/2026, ha respinto il ricorso.

Il procedimento nasce dall’articolo 69, comma 6, lettera b), della legge 354/1975, in relazione alla violazione della CEDU. Il detenuto sosteneva che anche per i periodi esclusi avrebbe dovuto essere riconosciuto il trattamento degradante, richiamando inoltre le patologie di cui soffriva e i successivi differimenti della pena concessi per ragioni di salute. Il Tribunale di sorveglianza aveva però osservato che l’esistenza di una patologia non determina automaticamente una violazione dell’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario: occorre verificare concretamente se abbia prodotto condizioni di vita carceraria problematiche e critiche.

La difesa contestava anche il calcolo dello spazio effettivamente disponibile nelle celle, denunciando assenza di acqua calda, difficoltà nell’utilizzo delle docce, muffa, aerazione insufficiente e inadeguatezza dei cosiddetti “fattori compensativi”. Venivano richiamati gli articoli 606 e 125 c.p.p., 111 della Costituzione, 35-ter dell’ordinamento penitenziario e 3 CEDU.

La Cassazione ha però ritenuto le censure infondate. Per Foggia, la sentenza richiama la presenza nelle celle di finestra, lavabo, wc, piatto doccia, servizi igienici riservati, sgabelli, televisione e riscaldamento, oltre a lavanderia, assistenza sanitaria 24 ore su 24, assistenza psicologica, campo da calcio, biblioteca, assistenza spirituale e accesso alla socialità e al cortile passeggio. Per Lecce vengono indicati analoghi fattori, ai quali si aggiungevano attività lavorative, corsi scolastici e universitari e possibilità di colloqui e comunicazioni.

Quanto alla salute, la perizia del 9 giugno 2022 aveva giudicato le patologie non incompatibili con la detenzione. Solo nel marzo 2023 le condizioni si erano significativamente aggravate, determinando il differimento della pena. Secondo la Suprema Corte, questa successione degli eventi dimostrava l’esistenza di un monitoraggio fino al momento in cui le condizioni erano effettivamente divenute incompatibili con il carcere.

Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del ricorrente alle spese processuali. Restano così fermi i 550 giorni per i quali era stato già riconosciuto il trattamento inumano e degradante: 466 a Lecce e 84 a Foggia

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