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CIELO MANFREDONIA Le Pleiadi e l’Orsa guidano Ulisse nel ritorno. Noi siamo senza cielo e senza stelle

Il cielo suscita meraviglia, come poche cose, e la meraviglia è il pungolo per la conoscenza.

AUTORE:
Paolo Cascavilla
PUBBLICATO IL:
8 Agosto 2026
Cultura // Manfredonia //

Due cose riempiono lo spirito d’ammirazione e venerazione… Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”, è scritto sulla tomba di Immanuel Kant. Due principi che ritroviamo nell’odissea: il cielo stellato e la legge di Zeus (Xenia – ospitalità).

Il cielo suscita meraviglia, come poche cose, e la meraviglia è il pungolo per la conoscenza. Guardare il manto stellare è un’esperienza semplice, uguale per tutti, carica di domande e sentimenti inesprimibili. Ricordo da ragazzo nel Tavoliere le serate passate con coetanei e contadini a contemplare il cielo e parlare di costellazioni, stagioni, anni-luce… Il cinema nelle grandi arene estive (di cui si parla spesso a Manfredonia) non era all’aperto, era sotto le stelle: le storie dei film si intrecciavano con i sogni personali e si perdevano nell’universo sconfinato. Il cielo non si vede più dalle nostre città. Solo visioni frammentate ci ricordano che esiste un universo. Bambini e ragazzi si abituano a vivere senza “cielo“.

Una presenza che dai primordi sovrasta tutti gli esseri viventi, condiziona comportamenti e abitudini, spinge l’homo sapiens a guardare intimorito in alto. Tutti i popoli antichi (mesopotamici, precolombiani…) parlano del cielo e costruiscono una cosmologia. Per i Greci dal Caos primigenio nasce Cosmos, e lì proiettano miti e storie, un immenso affresco dove trovano posto eroi, mostri… le giovani vite portate via dalla violenza e dalla morte sono collocate da mano divina nei cieli.

Hermes, inviato da Zeus, va nell’isola di Ogigia e chiede a Calipso di lasciar libero Ulisse. La dea fa un ultimo tentativo, offre all’eroe greco immortalità, bellezza, giovinezza… ” Penelope è inferiore a te, è mortale, tu immortale e senza vecchiaia… ma io voglio tornare a casa“. Ulisse parte e guida il timone “guardando le Pleiadi, Boote che tardi tramonta e l’Orsa, che chiamano anche con il nome di carro, che ruota in un punto e spia Orione”. (Canto V). Nell’odissea cielo e stelle accompagnano Ulisse, non sono ornamenti mitologici, ma elementi naturali che scandiscono il tempo, la rotta, orientano il percorso di un uomo che ha scelto di vivere con i limiti della condizione umana.

Un mondo che affascina e spaventa. Nella grotta di Lascaux quasi 17.000 anni fa è raffigurato per la prima volta il cielo, si distingue la costellazione delle Pleiadi. Così la chiamano i Greci millenni dopo e narra la storia di 7 sorelle bellissime, il cacciatore Orione vuole “prenderle”, ma sono salvate e poste tra gli astri. E Orione? Ucciso da Artemide trova anch’egli il suo posto in cielo. La ninfa Callisto e suo figlio sono trasformati in Orsa maggiore e Orsa minore. E’ la vendetta di Era, moglie di Zeus, che aveva sedotto Callisto.

il primo grande modello astronomico, il sistema tolemaico, dura fino all’età moderna. Nel Medioevo troviamo costellazioni e miti. Ma con il Cristianesimo cambia il cielo, che perde profondità e infinito e diventa un manto  protettivo, il cielo delle stelle fisse, un universo chiuso dove la terra e l’uomo, sono posti al centro dell’Universo. Dal cielo delle stelle fisse Dante vede la terra (“l’aiuola che ci fa tanto feroci”), come un punto luminoso e piccolissimo. Dio è una presenza sicura e certa.

Quel manto si squarcia con Copernico. Poi Keplero perfeziona la “macchina”, sostituendo le orbite circolari con le ellissi. Galileo le conferma: nel 1610 punta un nuovo strumento, il cannocchiale (un giocattolo per noi) verso Giove e vede nuovi corpi e satelliti. Il culmine con Newton che uniforma i fenomeni terrestri e celesti (la mela che cade e la luna che orbita) sotto un unico principio: la gravità.

Leopardi all’inizio dell’Ottocento prova a pensare la condizione dell’uomo dopo la “rivoluzione copernicana”: la scoperta dell’infinito spaziale e temporale e la terra divenuta un minuscolo granello insignificante… Eppure il modo degli uomini di abitare il mondo non muta, essi pensano e agiscono sempre in termini di dominio e potere. Prova egli a immaginare una nuova cultura fondata sul comune destino, una “social catena”.

Leopardi scrive la storia dell’astronomia nel 1813. Adam Smith (il grande economista del Settecento autore di “La ricchezza delle nazioni”) scrive “Storia delle stelle”. Opere entrambe postume e quella di Smith da poco pubblicata in Italia. Spiega come funziona la mente umana e si costruiscono idee, credenze, teorie. La mente non tollera il disordine. Siamo classificatori istintivi. Il cervello produce schemi, che placano la nostra ansia. Di fronte all’inatteso la mente entra in uno stato di sorpresa, se il fenomeno non si spiega subentra la meraviglia.

Per queste ragioni e tante altre è importante fare esperienza del cielo stellato. La visita guidata al “planetario” dell’istituto Nautico era un appuntamento fisso per le scuole. Il gruppo astrofili era partner del Luc a Manfredonia. Si facevano in foresta i campi scuola delle parrocchie e degli scout, letture notturne per i bambini…

3 commenti su "Le Pleiadi e l’Orsa guidano Ulisse nel ritorno. Noi siamo senza cielo e senza stelle"

  1. Manfredonia distrutta dalla sinistra affarista alleata con i più cinici e famelici cementificatori. Ma che cacchio, nomi inglese, teorie, gli dei, le foto dicono tutto, ma davvero credete che nessuno dei lettori conosca la tragedia e le atrocità commesse a Manfredonia? Era un assessore l’autore dell’ articolo..se ben ricordo…e nel mentre distruggevano scogliere secolari in pieno centro urbano, distruzione di luoghi storici, creazioni di paludi e stazioni fantasma…io ero bambino Patroclo, Odino, cantami o Diva…ma p piacior!

  2. Basta con la retorica..questo è il presente, dura da accettare, oserei durissima 🥒🥒🥒🥒

  3. Ora invece si pensa a tracannare quantità raccapriccianti di alcol e intrugli strani ..al zoccogliamendo…alla provocazione, alla ostentazione del lusso, alla pornografia, aldanaro.

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