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DOMICILIARI "INNOCENTE" Nove giorni ai domiciliari da innocente, 41mila euro a 54enne di San Giovanni Rotondo: annullata la quantificazione dell’indennizzo

La Cassazione annulla la quantificazione dell’indennizzo

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
8 Agosto 2026
Cronaca // Manfredonia //

FOGGIA – Il diritto alla riparazione per l’ingiusta detenzione non viene messo in discussione. A dover essere rifatta è invece la quantificazione dei 41.061 euro riconosciuti a M.D.M., nato a San Giovanni Rotondo classe 1971, dopo nove giorni trascorsi agli arresti domiciliari per un procedimento nel quale era risultato completamente estraneo ai fatti. Lo ha stabilito la quarta sezione penale della Cassazione con sentenza di recente pubblicazione, accogliendo il ricorso del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’uomo era stato sottoposto ai domiciliari nell’ambito di un procedimento della Procura di Foggia per illecito smaltimento di rifiuti. Già durante l’interrogatorio di garanzia era emersa, secondo l’atto, la sua “totale estraneità”: le condotte erano attribuibili esclusivamente al padre e al fratello, che avevano utilizzato un’automobile intestata a M.D.M.. La sua posizione venne quindi archiviata.

La Corte d’appello di Bari aveva riconosciuto, ai sensi dell’articolo 314 c.p.p., un indennizzo complessivo di 41.061 euro, oltre a 4.377,36 euro per le spese del procedimento. Il Ministero non contestava il diritto alla riparazione, ma l’entità della somma.

Quattro i motivi. Il MEF denunciava anzitutto la mancanza di una motivazione effettiva sulla quantificazione; contestava poi l’inclusione di 20mila euro per spese legali, l’incremento rispetto al criterio aritmetico attraverso voci ritenute genericamente motivate e, infine, la condanna dell’Amministrazione alle spese.

Per la Cassazione il ricorso è fondato. La liquidazione equitativa non consente al giudice di stabilire una cifra senza spiegare concretamente il percorso seguito. La Corte d’appello aveva richiamato incensuratezza, estraneità ad ambienti criminali, alterazione dello standard di vita e professionale, danno all’immagine e alla vita di relazione, ma senza indicare quali elementi concreti giustificassero l’importo.

La Cassazione boccia anche l’inserimento nell’indennizzo di 20mila euro di spese legali sostenute nel procedimento penale: la riparazione per ingiusta detenzione ha natura indennitaria e non può comprendere i costi della difesa tecnica.

Interessante anche il riferimento alla risonanza mediatica. Il Ministero aveva evidenziato che la vicenda era stata pubblicata su un quotidiano locale del territorio foggiano; per la Suprema Corte, in assenza di elementi specifici, ciò non bastava a dimostrare un’effettiva e apprezzabile compromissione della reputazione tale da giustificare automaticamente l’aumento dell’indennizzo.

La Cassazione ha quindi annullato l’ordinanza esclusivamente sulla determinazione dell’entità dell’indennizzo, rinviando alla Corte d’appello di Bari per un nuovo giudizio.

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