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MONTI DAUNI E se il cambiamento climatico ridisegnasse il futuro dei Monti Dauni?

E se il cambiamento climatico diventasse un’opportunità per i piccoli comuni collinari della provincia di Foggia? L’intrigante domanda viene da Angelo Colangione

AUTORE:
Geppe Inserra
PUBBLICATO IL:
8 Settembre 2026
Cronaca // Foggia //

E se il cambiamento climatico diventasse un’opportunità per i piccoli comuni collinari della provincia di Foggia?
L’intrigante domanda viene da Angelo Colangione. Mentre mi racconta della sua «fresca estate», trascorsa a 1.200 metri di altezza in un piccolo centro abruzzese, lancia quella che, sulle prime, sembra essere una provocazione, ma che a guardarla meglio, potrebbe contenere il germe di una domanda molto seria sul futuro della Capitanata.

Il cambiamento climatico è evidentemente una delle grandi minacce del nostro tempo e riguarda l’intero pianeta. Ma è possibile che, almeno in alcuni territori, le trasformazioni climatiche finiscano per modificare anche il valore relativo dei luoghi, rendendo più attrattive aree che fino a oggi abbiamo considerato marginali?

Colangione non è uno che parla soltanto per suggestioni. La sua esperienza attraversa una stagione importante della riflessione sullo sviluppo della Capitanata: è stato dirigente della Federbraccianti Cgil, protagonista di quella stagione sindacale che alla fine degli anni Settanta elaborò un progetto generale di sviluppo del Tavoliere, e in seguito assessore provinciale all’Ambiente e al Territorio. E poi, quelle colline gli hanno dato i natali: viene infatti da Candela. Oggi è presidente del Circolo Auser di Foggia.
La provincia di Foggia è una delle più estese d’Italia e possiede un territorio straordinariamente variegato: la grande pianura del Tavoliere, il Gargano con le sue coste, le sue alture e le sue foreste, i Monti Dauni con una fitta rete di piccoli centri collinari e montani.

In un territorio così composito anche le differenze climatiche sono marcate.
Se le temperature continueranno a salire, come indicano ormai da tempo le osservazioni climatiche, vivere o trascorrere i mesi estivi in un luogo relativamente più fresco potrebbe diventare un bene sempre più prezioso. E allora la geografia, che per decenni ha rappresentato uno svantaggio per molti piccoli paesi dell’interno, potrebbe improvvisamente acquistare un significato diverso.

I comuni dei Monti Dauni e alcuni centri collinari e montani del Gargano possiedono infatti una caratteristica che nessun piano strategico può inventare e nessun investimento può costruire artificialmente: l’altitudine.
Per decenni questa condizione è stata soprattutto sinonimo di distanza: dai grandi centri, dai luoghi di cura, dalle infrastrutture, dai servizi. L’altitudine e la marginalità geografica hanno contribuito, insieme a molti altri fattori, allo spopolamento delle aree interne.
Ma se cambia il clima, può cambiare anche il «valore» di un territorio.

Quello che ieri rappresentava un limite potrebbe domani diventare, almeno in parte, una risorsa. Un clima estivo relativamente più mite potrebbe trasformarsi in un elemento di attrattività e in una sorprendente risorsa per il futuro.
Per provare a verificare questa ipotesi abbiamo messo insieme i dati climatici con i confini geografici dei comuni della provincia di Foggia, utilizzando l’analisi ERA5-Land del programma europeo Copernicus, riferiti al periodo climatico 1991-2020, e sovrapponendoli ai confini amministrativi comunali ISTAT.
Le infografiche che ne derivano restituiscono una situazione molto interessante per la provincia.

Se osserviamo la temperatura media annua, appare già evidente la diversità tra le varie aree della Capitanata. Ma è soprattutto restringendo l’analisi ai mesi di giugno, luglio e agosto che il contrasto diventa particolarmente significativo.

Nel Tavoliere e nelle aree pianeggianti si registrano le temperature medie estive più elevate. Foggia, San Severo, Manfredonia, Zapponeta e diversi comuni della pianura raggiungono valori medi estivi intorno ai 25-26 gradi.
Spostandosi invece verso i Monti Dauni, il quadro cambia progressivamente. Nei comuni posti alle quote più elevate le temperature medie estive scendono sensibilmente.

A Roseto Valfortore, per esempio, la media del trimestre giugno-agosto nel periodo 1991-2020 è poco superiore ai 21 gradi. Valori analogamente contenuti si osservano a Faeto, Celle di San Vito, Monteleone di Puglia e in altri comuni dell’area montana.
Tra alcuni centri del Tavoliere e i comuni più freschi dei Monti Dauni emerge una differenza che può avvicinarsi ai cinque gradi nella temperatura media estiva.

Cinque gradi non sono pochi. Possono incidere concretamente sulla qualità della vita, soprattutto durante le ondate di calore e per le persone più fragili.
L’attrattività delle aree collinari è confermata anche dall’indice di piovosità, generalmente più elevato rispetto alle zone pianeggianti del Tavoliere, un elemento che contribuisce a mantenere temperature più miti, una vegetazione più rigogliosa e condizioni ambientali complessivamente più favorevoli durante i mesi estivi.

Ed ecco che la «provocazione» di Angelo Colangione acquista un significato più concreto. Da una parte c’è la Capitanata della pianura, dove si concentrano popolazione e servizi; dall’altra una rete di piccoli comuni interni che continuano a perdere abitanti ma che, proprio grazie all’altitudine, possono offrire estati sensibilmente più miti.
Naturalmente il clima da solo non basta a invertire lo spopolamento. Servono servizi, collegamenti, assistenza sanitaria, connessioni digitali e nuove opportunità di vita e di lavoro. Ma in un futuro segnato da estati sempre più calde, la qualità climatica potrebbe diventare una risorsa territoriale vera e propria.

La domanda, allora, non è soltanto come salvare questi piccoli comuni dal declino, ma se sia possibile prepararli a diventare luoghi più desiderabili in cui vivere, soggiornare e invecchiare.
In fondo, ciò che per decenni è stato considerato un limite — essere più in alto, più lontani, più freschi — potrebbe diventare uno dei loro principali punti di forza.

A cura di Geppe Inserra su letteremeridiane.org.

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