La riapertura del dibattito sul repowering degli impianti eolici di Roseto Valfortore accende lo scontro tra l’amministrazione comunale e la LIPU. Al centro della polemica ci sono le difficoltà legate al rinnovo degli impianti esistenti e le nuove norme regionali che, secondo la sindaca Lucilla Parisi, starebbero ostacolando un investimento ritenuto importante per il territorio.
La prima cittadina ha lamentato il rischio di perdere nuove royalties e opportunità occupazionali, sostenendo che il progetto potrebbe portare benefici alle casse comunali e all’economia locale. Tra le sue considerazioni anche il confronto con altre aree, come le Dolomiti Lucane, dove interventi analoghi sarebbero invece destinati a procedere.
Una posizione che la LIPU contesta duramente, ricordando come la storia dell’eolico a Roseto Valfortore affondi le radici in autorizzazioni risalenti a circa vent’anni fa.
«L’eolico a Roseto è tra i peggiori impianti in Italia (non che tanti altri nel foggiano siano tanto da meno), realizzato in spregio alle più elementari regole territoriali – ricorda Enzo Cripezzi della LIPU -. All’epoca nel vecchio PUTT (piano urbanistico regionale) la parola eolico non era nemmeno citata! Inoltre la Fortore Energia approfittò (in questo ed altri comuni) di un transitorio, eludendo nuove norme nazionali di cui alla Autorizzazione Unica, in cui sarebbero stati concertati tutti i pareri, tra cui quello ambientale».
Secondo l’associazione ambientalista, già nel 2005 il parere ambientale regionale sarebbe stato rilasciato senza una Valutazione di impatto ambientale, nonostante la presentazione, nell’arco di pochi mesi, di due progetti della stessa società nelle località S. Chirico, Monticelli e Spina.
La LIPU contesta inoltre la mancata considerazione degli effetti cumulativi degli impianti, anche rispetto alle strutture presenti nei comuni vicini e in Campania, nonché il coinvolgimento di aree IBA, SIC e territori di particolare pregio paesaggistico.
Particolarmente critica, secondo l’associazione, sarebbe stata anche la valutazione relativa agli habitat e alle specie protette. Nel documento regionale, infatti, venivano evidenziate diverse carenze nell’analisi degli impatti, soprattutto per quanto riguarda uccelli migratori e chirotteri, potenzialmente esposti alla presenza degli aerogeneratori.
La LIPU ricorda inoltre che il parere paesaggistico previsto dal PUTT venne successivamente rilasciato soltanto per uno dei due lotti dell’impianto. Ancora più datato è invece l’impianto realizzato da IVPC nel 2000, caratterizzato da torri a traliccio e realizzato sulla base di una concessione edilizia.
Nel mirino dell’associazione finisce anche il lungo rapporto politico della sindaca Parisi con il territorio. Secondo Cripezzi, l’eolico avrebbe contribuito alla costruzione di un vero e proprio consenso politico locale: «Un feudo pro eolico – continua Cripezzi – al punto da diventare, allora come oggi, acerrima “antiparco” in prima fila con altri sindaci “interessati” per fare ostruzionismo al procedimento regionale per la istituzione del Parco dei Monti Dauni, ucciso sul nascere per favorire “parchi” finti, eolici, a svantaggio delle comunità».
La LIPU mette quindi in discussione anche l’effettivo ritorno economico e occupazionale degli impianti per la popolazione locale. Secondo l’associazione, l’occupazione collegata alla manutenzione delle strutture non avrebbe prodotto ricadute tali da modificare significativamente le condizioni economiche del territorio.
A sostegno della propria posizione, la LIPU richiama anche i dati sui redditi. La provincia di Foggia continua a collocarsi nelle posizioni più basse delle classifiche nazionali e Roseto Valfortore risulterebbe tra i comuni pugliesi con i redditi medi più contenuti, una situazione che, secondo gli ambientalisti, contraddirebbe la prospettiva di sviluppo promessa attraverso le royalties legate alle energie rinnovabili.
Anche gli indicatori relativi alla qualità della vita vengono citati per mettere in discussione il modello seguito negli ultimi decenni. La provincia di Foggia, sottolinea la LIPU, è rimasta frequentemente nelle ultime posizioni delle classifiche nazionali, nonostante la massiccia diffusione sul territorio di impianti eolici, fotovoltaici, elettrodotti, sistemi BESS e impianti a biomasse.
Secondo l’associazione, la Capitanata è arrivata a ospitare oltre 4.000 MW di potenza da fonti rinnovabili, generando ingenti flussi economici per le società proprietarie degli impianti, senza però produrre benefici proporzionati per le comunità locali.
La questione riguarda ora anche il possibile repowering degli impianti esistenti. La LIPU contesta l’idea che la semplice riduzione del numero degli aerogeneratori possa essere considerata automaticamente un vantaggio ambientale, sottolineando come le nuove macchine abbiano dimensioni molto superiori rispetto a quelle installate originariamente.
L’associazione respinge inoltre il paragone con le Dolomiti Lucane, sostenendo che anche a Campomaggiore, in provincia di Potenza, sarebbe stato proposto un intervento di repowering da parte di una società svizzera, ma che l’iter autorizzativo sarebbe tutt’altro che semplice.
La posizione della LIPU resta quindi netta: il territorio dei Monti Dauni dovrebbe essere sottratto a un’ulteriore industrializzazione eolica. «Il territorio di Roseto (e dei monti Dauni) – concludono alla LIPU – è stato degradato per decenni, merita altro. E’ ora di smantellare quegli impianti».



