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RICCHEZZA FOGGIA “Una ricchezza di nome Foggia”

Foggia, retrocessa da capitale dell’agroalimentare a dormitorio da cui fuggono tutti: 2.844 residenti persi negli ultimi tre anni, peggior saldo migratorio interno.

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
8 Settembre 2026
Foggia // Note di Brasini //

Dopo la rigenerazione di Taranto e il pieno di speranza che i Giochi del Mediterraneo lasciano in dote alla seconda città pugliese, volendo ci si potrebbe concentrare sulla terza. Foggia, retrocessa da capitale dell’agroalimentare a dormitorio da cui fuggono tutti: 2.844 residenti persi negli ultimi tre anni, peggior saldo migratorio interno.

Eppure la Puglia avrebbe bisogno di recuperare l’epica avventuriera dei foggiani, di riabilitarne storia e dignità, invece da decenni si limita a puntellarne la vanità con piccoli oboli senza orizzonte: la moltiplicazione ab libitum del Policlinico Riuniti (ormai una città babelica); l’aeroporto Gino Lisa, un ibrido dal destino ancora da scrivere; il primato nazionale di un’amministrazione griffata campo largo (con Pd e 5 Stelle divisi su tutto). La Puglia avrebbe il dovere di provare a rigenerare anche Foggia, riconnettendola stabilmente al tessuto produttivo e intellettuale della regione. E il modello di riferimento potrebbe essere proprio quello del laborioso silenzio di Taranto, che dopo un’indicibile sofferenza (che dura tuttora, i Giochi non hanno trasformato le ciminiere in girasoli) è stata finalmente messa nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale.

Ricollocare Foggia nel vivo del dibattito pugliese significherebbe occuparsi con intelligenza del nostro futuro, giacché sarebbe uno spreco insopportabile trascurare una provincia con 60 mila aziende agricole: più dell’intera Emilia-Romagna, soddisfacendo un quarto del fabbisogno nazionale. Si potrebbe eccepire l’adagio «aiutati che Dio t’aiuta», ma si sa che i foggiani alle campagne preferiscono quelle elettorali, durante cui riemerge inesorabile la loro vocazione clientelare. E a complicare le cose ci sono la giunta guidata dalla sindaca Maria Aida Episcopo (che snocciola «indici economici in risalita» mentre i suoi concittadini siedono al capezzale di una comunità senza energie); la tangibile contumacia dell’Università (che al territorio avrebbe dovuto garantire idee, progetti e risorse invece si limita a trascurabili autoreferenzialità); per non parlare di Confindustria (che ruggisce contro tutti e diserta i tavoli istituzionali). Ciò nonostante questa terra sprigiona ancora una seduzione cui nessuno può resistere. L’aveva capito meglio di tutti Emiliano: Foggia è sdraiata da trent’anni sul lettino dell’analista sbagliato, aspetta che qualcuno le dica che la terapia è finita.

© Riproduzione riservata

Fonte: Corriere del Mezzogiorno – Puglia, allegato al Corriere della Sera, 8 settembre 2026.
Autore: Davide Grittani.

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