
Di seguito il testo del modello di lettera da inviare al sindaco di Manfredonia, o naturalmente a tutti i primi cittadini della propria città di residenza.
Da segnalare che, su indicazione del gruppo promotore del progetto, la e-mail del sindaco di Manfredonia, almeno quella riportata sul sito ufficiale del Comune è inesistente. I messaggi vanno dunque inviati a questo indirizzo: dicandiafp@libero.it,
”Caro sindaco, ho aderito all’iniziativa “Anch’io sono Peppino Impastato!” lanciata in Italia dal quotidiano on line Tusciaweb. E che vede la partecipazione attiva di migliaia di persone. Il sindaco di Ponteranica ha voluto togliere a una biblioteca il nome di Peppino Impastato, straordinaria persona che combatté la mafia in Sicilia e per questo fu assassinato. Credo che fatti del genere ci tocchino tutti trasversalmente, come cittadini di questa Repubblica. Per questo ritengo che vada data una risposta forte, univoca e inequivocabile. Per questo le invio la richiesta affinché una strada, una piazza, un evento nel nostro comune sia dedicato a Peppino Impastato. Dedicare una via, una piazza, un luogo pubblico o un evento a Peppino Impastato significherebbe mantenere vivo il suo ricordo contro chi cerca di cancellarlo. Ieri come oggi. Significherebbe custodire gelosamente la memoria di chi è stato assassinato dalla mafia e contro di essa si è battuto a viso aperto. La ringrazio della sua attenzione”.

La trama (fonte Wiki): Cento sono i passi che occorre fare, nella piccola Cinisi, per colmare la distanza tra la casa degli Impastato e quella del boss mafioso Tano Badalamenti. Il giovane Peppino Impastato vive cercando di sfuggire ad un inevitabile legame con l’ambiente mafioso, a causa dell’inerzia del padre Luigi di recidere ogni vincolo con l’ambiente criminale locale. In primis per il sostentamento di moglie e figli. Anche di fronte alla vulnerabilità sua e della propria famiglia, Peppino, animato da uno spirito civico irrefrenabile, non esita, con l’involontaria complicità del fratello Giovanni, ad attaccare “don Tano” e a denunciarne pubblicamente le malefatte. Il percorso “controcorrente” di Peppino nasce quando, bambino, vede scorrere davanti a sé gli albori della lotta politica contro la mafia e il potere a essa colluso, lotta a cui poi prenderà attiva parte una volta adolescente e poi da adulto. La morte violenta dello zio capomafia, l’incontro con il pittore comunista Stefano Venuti, il rifiuto del padre biologico e della famiglia intesa in senso mafioso e il formarsi con il pittore idealista, suo vero “padre etico”, sono i punti di svolta della vita di Peppino bambino, che lo segneranno per il resto della sua esistenza. La frase “noi comunisti perdiamo perché ci piace perdere” sembra quasi un preludio alla sua tragica morte, che giunge quando ormai è diventato troppo scomodo ai mafiosi e il padre, morto in un oscuro incidente, non lo può più proteggere da don Tano. Viene ucciso soprattutto per l’operato dell’irriverente Radio Aut, dai microfoni della quale si è scagliato senza freni a denunciare la mafia e i suoi misfatti.

(immagini tratte dal sito peppinoimpastato.com)


