‘’Nella situazione di crisi economica che stiamo vivendo oggi – sottolinea – gli stabilimenti e le imprese chiudono e quindi licenziano dipendenti o, nella migliore delle ipotesi, li mandano in cassa integrazione. Queste persone non possono fare altro che rivolgersi al proprio Comune che si trova in una situazione di carenza di risorse, a fronte di un aumento della domanda di servizi di assistenza. Solo per fare alcuni esempi: il Fondo nazionale per le politiche sociali che nel 2009 ammontava a 518,226 milioni e nel 2010 a 380,22 milioni e’ stato ridotto a 75,297 milioni di euro (69,954 milioni per il 2012; 44,590 per il 2013); il Fondo per le politiche della famiglia che nel 2009 ammontava a 186,571 milionie nel 2010a 100 milioni di euro e’ stato ridotto a 52,466 milioni di euro (52,536 milioni per il 2012; 31,391 milioni per il 2013); il Fondo di sostegno all’accesso abitativo in locazione (ex l.431/1999) che nel 2010 ammontava a 143,826 milioni e’ stato ridotto a 33,550 milioni di euro; non risultano poi assegnate risorse finanziarie a favore del Fondo per la non autosufficienza, che nel 2009 e nel 2010 ammontava a 400 milioni di euro’’.
‘’La preoccupazione e’ dunque grandissima. Come faranno i Comuni, senza piu’ risorse, a fare i Piani di Zona nel 2011? La nostra non vuole essere una polemica politica tanto che, nel corso della riunione della Commissione che vede esponenti di tutti gli schieramenti politici, la preoccupazione e’ stata espressa all’unanimita’. Siamo di fronte ad una situazione davvero insostenibile e a questo punto – conclude Bazzoni – mi chiedo quali risposte potranno emergere nel corso della Conferenza nazionale sulla Famiglia da parte degli esponenti del Governo che ha apportato questi ‘tagli’ con la Legge di Stabilita’’’.
Manovra – Balzani: “Determinerà non solo tagli, ma una ‘rivoluzione silenziosa delle funzioni comunali” – “La manovra finanziaria estiva ha prescritto non solo un’energica cura dimagrante alle istituzioni periferiche della Repubblica, ma anche una nuova geografia/gerarchia dei poteri e delle funzioni, che sarà bene ricordare ai cittadini in vista delle richieste di servizi, infrastrutture e beni prossime venture”. Lo afferma il sindaco di Forlì, Roberto Balzani, in un editoriale pubblicato oggi sul portale dell’Ifel.
Dopo aver sintetizzato l’impatto dei tagli previsti dalla manovra, Balzani sottolinea come “gli enti locali, già fortemente frenati negli investimenti da una lettura draconiana del patto di stabilità, conosceranno una riduzione della spesa corrente in misura mai sperimentata prima nella storia del dopoguerra, senza contare i minori trasferimenti da parte di Regioni e Province”. Osserva ancora il sindaco forlivese: “Nell’anno II del federalismo fiscale realizzato, il grado di autonomia impositiva dei Comuni è crollato al 25,7%, dal 33% che era nel 2007, cioè il livello del 1992, quando c’era ancora la Prima Repubblica. Mentre nella realtà, l’esperienza concreta degli amministratori locali segnala, al netto della retorica governativa, una forte ricentralizzazione dei poteri reali”.
Ma secondo Balzani la novità più rilevante, sfuggita forse all’opinione pubblica, consiste nell’idea di Stato cui la manovra, in continuità con l. 42/2009, dà corpo. “La cura dimagrante imposta agli enti territoriali, infatti, non si configura come una tantum nel segno dell’eccezionalità, ma come l’avvio di un processo di riforma strisciante dell’ordinamento, che con l’aspetto economico/fiscale ha a che vedere solo in parte”, sottolinea il primo cittadino. In pratica “le funzioni essenziali attribuite ai Comuni sono l’amministrazione generale e il controllo; la polizia locale; l’istruzione; il territorio e l’ambiente, esclusi l’edilizia residenziale pubblica e il servizio idrico integrato; il sociale. Fine. Nessun riferimento a sviluppo economico, turismo, cultura, sport e politiche giovanili. Il decentramento, com’è noto, dovrebbe essere abolito”, rileva Balzani.
Da qui gli interrogativi del sindaco di Forlì. “Perché non se ne parla? Perché forze politiche, associazioni economiche, gruppi d’interesse più o meno organizzati continuano a rivolgersi al sindaco come se fosse il titolare di deleghe delle quali di fatto è stato espropriato? Perché nessuno si chiede come mai gli enti locali hanno subito una rivoluzione silenziosa ancor più radicale di quella seguita all’istituzione delle Regioni a statuto ordinario?”, conclude Balzani.
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