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RISPETTO PER TATIANA Il cugino di Tatiana: «Avreste preferito trovarla morta». «Merita rispetto»

«Le parole possono spezzare. Tatiana merita rispetto»

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
8 Dicembre 2025
Cronaca // L'inchiesta //

ansa. BARI, 8 dicembre 2025 – ore 16:45. In un lungo post pubblicato su Facebook, Lorenzo Tramacere, cugino di Tatiana Tramacere, la 27enne scomparsa per undici giorni e ritrovata giovedì scorso nei pressi della sua abitazione, interviene con toni duri contro chi, in queste ore, sta criticando la giovane per l’allontanamento volontario.

«Lasciatemi essere brutalmente sincero: molti di voi avrebbero preferito un finale peggiore. Una morte, un colpo di scena, qualcosa da raccontare. Perché l’odio ha bisogno di tragedie nuove da divorare. Ma Tatiana è viva. E questo dovrebbe bastare a fermare tutto il resto», scrive Lorenzo, denunciando la radicale inversione di atteggiamento sui social: dalla solidarietà dei giorni della scomparsa agli attacchi seguiti al ritrovamento.

«Dobbiamo capire il suo dolore, non giudicare»

Tatiana ha riferito agli investigatori di essersi allontanata volontariamente, circostanza che ha scatenato critiche e commenti offensivi. Il cugino invita invece alla cautela: «Se davvero tutto ciò è stato frutto della sua volontà, allora dobbiamo capire perché. Quale dolore l’ha spinta a isolarsi in quel modo, quale tempesta interna può averla travolta fino a farla sparire per dieci giorni. La sofferenza non nasce dal nulla».

«Non vogliamo accusare nessuno — sottolinea —. Stiamo solo cercando di capire. Perché ciò che conta davvero è la sicurezza di Tatiana, la sua salute, la sua verità, qualunque essa sia. E finché non la conosceremo, nessuno ha il diritto di puntare il dito, di inventare, di giudicare».

«Tatiana è fragile. Le parole possono spezzare»

Nel post Lorenzo ricorda che la giovane «è una ragazza fragile, giovane, confusa, che ha vissuto qualcosa che ancora nessuno ha davvero compreso». E aggiunge: «Merita comunque rispetto. La stessa gente che l’ha difesa nei giorni della scomparsa è la stessa che poi l’ha derisa, insultata, giudicata senza pietà una volta tornata a casa».

Un passaggio è dedicato al peso delle parole e ai rischi emotivi di chi subisce un’ondata di odio: «Le parole pesano davvero. E c’è un limite oltre il quale non feriscono soltanto: possono spezzare. Una ragazza sommersa dall’odio può cadere in un buco nero da cui è difficilissimo uscire. Può scivolare in una depressione profonda, e quando una persona smette di reggere il peso del mondo, il rischio sappiamo qual è».

ANSA

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