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Applicazione Iva sulla Tarsu: precisazioni avv. Michetti


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Roma – PARERE relativo applicabilità dell’Iva sulla Tarsu e sulla Tia, alla luce degli attuali orientamenti giurisprudenziali e dell’evoluzione normativa.

Risposta

In merito alla applicazione dell’Iva sulla Tarsu, Tassa per lo smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani, soppressa dalla tariffa di Igiene ambientale, Tia, istituita dall’art. 49 del d. lgs n. 22 del 1997, recante “Attuazione delle direttive 91/156/ CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio”, giova osservare quanto segue. La materia è stata oggetto di una serie di interventi normativi successivi, giustapposti spesso disorganicamente, il che ha prodotto il necessario intervento degli organi giurisdizionali competenti.

Dal punto di vista della normativa di riferimento, l’art. 52 del Decreto Ronchi, d. lgs n. 449 del 1997, ha previsto che attraverso la predisposizione di appositi regolamenti adottati con delibere comunali, gli enti locali avranno poteri regolamentari per disciplinare i tributi di propria competenza. Il decreto Ronchi e il regolamento attuativo hanno stabilito una progressiva introduzione della disciplina della Tia in sostituzione della Tarsu. Con le finanziarie del 2007 e del 2008 sono stati sospesi i termini per dar corpo a tale adeguamento, che il decreto Ronchi fissava a partire dal 2006.

All’entrata in vigore del decreto legislativo 2 aprile 2006 n. 152, Codice dell’ambiente, la disciplina della Tia è rinvenibile nell’art. 238 dello stesso decreto, a tenore del quale “la tariffa costituisce corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.” Sulla questione della applicazione dell’Iva sulla Tia e sulla Tarsu è intervenuta la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 2009, in base alla quale “allo stato non è individuabile una univoca giurisprudenza di legittimità sulla natura della tariffa, anche se appare maggiormente attestato l’orientamento che le riconosce natura tributaria.”

Ad avviso del giudice delle leggi “un elemento di analogia tra Tarsu e Tia è costituito dal fatto che ambedue i prelievi sono estranei all’ambito della applicazione dell’Iva; infatti la rilevata inesistenza di un nesso diretto tra servizio e l’entità del prelievo porta ad escludere la sussistenza del rapporto sinallagmatico posto alla base dell’assoggettamento ad Iva ai sensi degli art. 3 e 4 del Dpr 633772 e caratterizzato dal pagamento di un corrispettivo per la prestazione.”

Sulla materia citata, con il decreto legge n. 78 del 2010 convertito nella legge 122 del 2010 veniva introdotta una disposizione secondo cui la Tia aveva una connotazione tariffaria e non tributaria, con conseguente assoggettamento ad Iva. In tale provvedimento si faceva riferimento alla Tia2, introdotta come detto dal Codice dell’Ambiente, e non alla TIA1, di cui al decreto Ronchi.

In questa situazione, in funzione di chiarificazione, si è inserita la Circolare del Ministero dell’Economie e delle Finanze, n. 37DF del 11.11.2010 che motivava l’applicazione dell’Iva sulla tariffa di igiene ambientale sulla base delle sostanziale identità tra la tariffa introdotta dal decreto Ronchi, ovverosia la Tia1, e la tariffa di cui al Codice del’Ambiente. Ciò sulla base del fatto che la tale omogeneità sostanziale tra le due forme tariffarie fosse evincibile dall’art. 5 comma 2 quater del D.l. 208 del 2008 che consente ai Comuni di adottare la Tia2 ai sensi delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, in particolare in applicazione dell’art. 238, comma 6, del d. lgs 251 del 2006, alla luce del quale “la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore della legge rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria.”

Pertanto la circostanza che la Tia1 possa essere regolata dalle disposizioni concernenti la Tia2 conduce a concludere che i prelievi presentano analoghe caratteristiche e che la volontà del legislatore è stata, con l’art. 14, comma 33, della richiamata legge n. 122, quella di dare alla Tia1 la stessa veste di corrispettivo della Tia2, con conseguente assoggettamento ad Iva. Ad avviso della predetta circolare quindi i comuni potranno provvedere alla introduzione della Tia2 poiché entro il 30 giugno 2010 non è stato emanato il regolamento previsto dall’art. 238 del codice dell’ambiente. Pertanto le disposizioni di cui alla legge n. 122 del 2010 si estenderanno anche alla Tia1, con applicazione dell’imposta sul consumo.

In altri termini si può affermare che la Tia, attualmente applicata da circa un sesto dei comuni italiani, in virtù di apposite previsioni comunali, in quanto tariffa è sottoposta ad Iva, se non altro per il fatto che, in forza del mancato regolamento di attuazione, a far data dal 1.1.2010 la Tarsu non esiste più.

( Il Direttore – Prof. Avv. Enrico Michetti)

Applicazione Iva sulla Tarsu: precisazioni avv. Michetti ultima modifica: 2012-01-09T11:24:52+00:00 da Redazione



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