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TRE “Lo devo scannare come un porco…”. Terremoto giudiziario a Manfredonia, 7 misure cautelari. “I propositi di vendetta”

Tre i filoni dell’indagine “Giù le mani” della Guardia di Finanza, tutti i particolari

AUTORE:
Giuseppe de Filippo
PUBBLICATO IL:
9 Marzo 2024
Cronaca // Focus e Inchieste //

Foggia – Manfredonia. “Lo devo scannare come un porco… lo devo scannare”. “Lo devo fare da mezzo… lui per tutta la sua vita… lui e quell’altro bast..rdo di Rotice… altro….”

Propositi di vendetta violenti più volte manifestati nel corso delle intercettazioni rispetto a una pluralità di soggetti”, compreso un tecnico del Comune di Manfredonia e l’ex primo cittadino. E’ quanto emerso dalle intercettazioni relative all’operazione “Giù le mani”, con 7 misure cautelari eseguite stamani dai finanzieri della Compagnia di Manfredonia a carico di altrettanti indagati, tra cui alcuni funzionari pubblici in servizio attualmente o in passato presso il Comune sipontino e una società partecipata, per le ipotesi di reato di estorsione, concussione e corruzione, peculato, falso, lesioni personali, minacce e violenza privata.

Tre come detto i filoni delle indagine: il primo relativo ad episodi di violenza ed intimidazione che sarebbero stati posti in essere nell’ambito di un’azienda municipalizzata del Comune di Manfredonia, l’ASE SpA.

1) INTIMIDAZIONI NELL’ASE SpA

Secondo quanto emerso dalle indagini, uno degli indagati (Fatone Michele, classe 1961), dipendente della citata ASE, avrebbe costretto altri dipendenti dell’ente ad effettuare interventi di bonifica e lavorazioni presso terreni a lui riconducibili avvalendosi dei mezzi e dei materiali della municipalizzata, paventando, in caso di rifiuto, conseguenze negative attraverso minacce dirette o del proprio intervento presso gli organi dirigenziali o presso esponenti politici locali.  In altri casi, l’indagato si sarebbe appropriato di materiali dell’ASE per soddisfare le proprie esigenze personali. L’indagato, destinatario della misura custodiale in carcere, e il figlio (Fatone Raffaele, classe 1992), anch’egli dipendente dell’ASE e destinatario della misura degli arresti domiciliari, avrebbero anche aggredito uno dei responsabili del personale, procurandogli lesioni gravi con calci, pugni al volto e continuando a colpirlo mentre era riverso in terra. Questo in seguito al rifiuto di aderire a un’imposizione dei due inerente i turni di servizio del più giovane. Anche l’ex amministratore dell’azienda pubblica (Raphael Rossi,ndr) sarebbe stato minacciato per costringerlo a ritirare il provvedimento con cui l’indagato veniva adibito a mansioni diverse, corrispondenti al suo effettivo inquadramento.

2) ONORANZE FUNEBRI.

Il secondo filone d’indagine riguarda l’autorizzazione all’esercizio di un’attività di onoranze funebri da parte di una persona (Romito Grazia, classe 1971) già destinataria di provvedimento interdittivo antimafia, disposto dalla Prefettura di Foggia, e che, per il tramite di un prestanome (Rotolo Luigi, classe 1976), avrebbe eluso il divieto proseguendo nell’attività di impresa. La donna è stata sottoposta alla misura degli arresti domiciliari, mentre il secondo al divieto di dimora nel Comune di Manfredonia. In tale contesto gli inquirenti evidenziano il ruolo di un ex assessore del Comune di Manfredonia (Salvemini Angelo, classe 1980), in carica nel 2021, che avrebbe avuto un ruolo attivo sollecitando la struttura amministrativa al rilascio dell’autorizzazione, e inducendo così in errore la dirigente responsabile e i funzionari addetti ai controlli antimafia sull’effettiva conduzione dell’attività funebre e sull’assenza di motivi ostativi.

3) “RIMOZIONE RISTORANTE AD INSEGNA GUARDA CHE LUNA”.

Il terzo filone dell’operazione “Giù le mani” attiene, invece, alla vicenda di un noto ristorante manfredoniano riconducibile ad altro indagato (Romito Michele Antonio, classe 1963) e alle azioni finalizzate a contrastare la sua rimozione. In primis, con presunte minacce implicite ed esplicite fondate anche sulla propria fama criminale personale e familiare, l’indagato (oggi destinatario della misura cautelare della custodia in carcere), amministratore di fatto del citato ristorante, avrebbe esercitato pressioni sulla struttura amministrativa e sull’apparato politico del Comune di Manfredonia per evitare lo smontaggio del manufatto abusivo.

FOTOGALLERY

Tutto questo sarebbe avvenuto con la collaborazione attiva dell’ex assessore del Comune di Manfredonia (il citato Salvemini Angelo, per il quale è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari) che, in virtù del suo ruolo, avrebbe carpito informazioni all’interno del Comune riferendole al primo e concordando insieme tutte le iniziative da adottare.

Le presunte minacce del citato Romito Michele Antonio (come riportate da uno stralcio delle intercettazioni ad inizio dell’articolo) sarebbero state indirizzate anche nei confronti di funzionari, tecnici comunali ed esponenti politici. Tali pressioni – continuano ad evidenziare gli inquirenti – sarebbero state esercitate anche avvicinando, per il tramite del suddetto ex assessore, altri esponenti politici della maggioranza per indurli a mutare orientamento sulle posizioni assunte.

L’intimidazione nei confronti dei funzionari comunali sarebbe proseguita dai citati due indagati quando, nel gennaio 2023, iniziavano le operazioni di rimozione della struttura ad insegna “Guarda che Luna” in località Acqua di Cristo, con insulti e prospettazioni di gravi conseguenze per la loro incolumità. Le minacce sarebbero state proferite anche all’interno degli uffici del Comune di Manfredonia, come emerge dagli atti d’indagine.

Inoltre è emerso che alla Polizia Locale di Manfredonia sarebbe stato ordinato, da parte del suddetto ex assessore indagato, di non dare assistenza alla dirigente del Comune incaricata di tale attività (la rimozione). Le azioni di salvataggio mediante l’attività indebita di ostruzionismo allo smontaggio della struttura illegale – come evidenziato dagli inquirenti – sarebbero passati, altresì, attraverso il tentativo di avocare il procedimento ad altro settore del Comune, dove erano inquadrati funzionari e dirigenti sottoposti alla direzione politica dell’ex assessore ora indagato.

INTERDIZIONE PER 12 MESI PER IL GIA’ SEGRETARIO COMUNALE PRO TEMPORE DEL COMUNE DI MANFREDONIA.

Come rilevato dagli inquirenti, il tentativo di avocare il procedimento ad altro settore del Comune veniva posto in essere attraverso lo scambio di utilità tra l’ex assessore indagato e il segretario comunale pro tempore (Galantino Giuliana Maria, classe 1959), destinataria della misura di interdizione dai pubblici uffici o servizi per 12 mesi.

Un ulteriore tentativo di bloccare le operazioni di smontaggio della struttura sarebbe stato posto in essere dall’ex assessore, attraverso pressioni su un funzionario della Polizia Locale di Manfredonia, per costringerlo al sequestro dell’area e impedire che le operazioni fossero portate a termine. Un altro funzionario dell’ufficio tecnico comunale e un dirigente della Polizia Locale, non destinatari di misura cautelare, sono indagati perché ritenuti di aver reso false dichiarazioni al Pubblico Ministero dell’indagine o taciuto in parte ciò che sapevano.

Va precisato che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminare e gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino all’eventuale pronuncia di una sentenza di condanna definitiva, come riportano gli inquirenti.

(forum non disponibile per quest’articolo)

FOCUS

“Terremoto giudiziario” a Manfredonia: 7 misure. Terzo filone: il ristorante e il contrasto alla rimozione (foto – video)

“Terremoto giudiziario” a Manfredonia: 7 misure cautelari. Secondo filone: attività di onoranze funebri (FOTO VIDEO)

“Terremoto giudiziario” a Manfredonia: 7 misure cautelari. Primo filone: ASE, le intimidazioni (FOTO – VIDEO)

Non ci resta tanto tempo. Il sogno non diventa realtà da solo: bisogna corrergli dietro. (Carlito’s Way)

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