Scuola e Giovani

Il valore del Classico (Video)


Di:

Liceo Classico Aldo Moro di Manfredonia (ST)

IL Liceo Classico “Aldo Moro” di Manfredonia ha organizzato un incontro culturale, aperto alle scuole e alla cittadinanza intera, sul tema “L’ultimo viaggio di Ulisse: dagli antichi ai moderni”, che si terrà presso l’Auditorium del Palazzo dei Celestini in Corso Manfredi, lunedì 11 aprile 2011 alle ore 10.30.

L’incontro vedrà l’intervento del prof. Lorenzo Braccesi, che è stato professore ordinario di Storia Greca nelle università di Torino, Venezia e Padova, esperto della colonizzazione greca e delle sue aree periferiche, di ideologia e propaganda del mondo antico, di eredità della cultura classica nelle letterature moderne. La scelta del tema trattato, mai come in questi tempi, si colloca nel solco di una riflessione ampia e profonda, nel tempo e nello spazio, sulle tematiche della classicità, sui suoi archetipi e sulla figura del “navigante” per eccellenza, quello ellenico, in cerca sempre di nuove mete. E la memoria di Odisseo (il latino Ulisse) e della sua odissea è “nella bisaccia” di ogni navigante o colono del mondo. Un tema legato indirettamente anche ai cittadini ed alla comunità di Manfredonia. E per chi ha sete, come Odisseo, di “seguir virtute e canoscenza“!.

IL VALORE DEL CLASSICO (del preside del Liceo Classico Aldo Moro Leonardo P.Auciello)

Manfredonia – NELL’APERTURA dei trasferimenti del personale docente e tecnico-ausiliario della scuola statale per l’anno scolastico venturo, la stampa nazionale, oltre a quella locale, ha messo in risalto la fuga di alcuni docenti che hanno chiesto il trasferimento dal glorioso e storico liceo classico di Milano, emblema della borghesia ambrosiana illuminata della società bene, il famoso “Giuseppe Parini”, per altri istituti milanesi e dintorni: la maggior parte di essi non apparteneva alla categoria degli ultimi arrivati, ma svolgeva la propria attività didattica da diversi anni e, quindi, conosceva bene sia l’utenza che l’organizzazione interna della scuola. Eppure costoro non hanno desistito dall’iscrizione nelle liste di movimento.

Va ricordato che il suddetto liceo ha avuto fin dall’Ottocento allievi particolari, a partire dal grande Alessandro Manzoni, che lo frequentò da studente dell’ordine religioso degli Scolopi presso cui il padre, il conte Pietro, abbandonato dalla moglie, l’aveva consegnato per l’educazione culturale, ma anche umana e civile; per continuare con Carlo Cattaneo, il pensatore politico del federalismo preunitario, continuando con i primi del secolo scorso con lo scrittore Carlo Emilio Gadda e arrivando fino ai giorni nostri menzionando l’attrice Diega Valeri, il giornalista Walter Tobagi, ucciso dalle Brigate Rosse, il cantante Enzo Jannacci; fino a politici più recenti, tra cui il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni.

Come mai, verrà da chiedersi, in un istituto di tale levatura, sorretto da una ferrea tradizione formativa si arrivi a scelte così radicali? Certamente, poiché si tratta, appunto, del celebre liceo “Parini” la notizia ha fatto un tantino scalpore, ma, purtroppo, ogni anno c’è un movimento continuo di docenti che non riescono a trovare una propria stabile collocazione di tipo didattico-formativa, a motivo della continua e crescente complessità a cui la scuola italiana è sottoposta a momenti di stress, a volte persino laceranti. Cosa che, puta caso, è capitata anche al suddetto glorioso liceo milanese. Anche lì è venuta man mano scemando la fiducia della borghesia professionistico-imprenditoriale delle famiglie più in vista del capoluogo lombardo e, come avviene in tantissimi altri licei sparsi per l’Italia, anche in quella scuola i genitori intendono imporre la volontà personale di valutazione del profitto dei propri figli, attraverso un’ingerenza diretta, ledendo, in tal caso, il diritto della libertà di insegnamento da parte dei docenti. Come per dire: fai come diciamo noi, diversamente ci vediamo davanti al giudice amministrativo, costi quel che costi.

Oggi, con il dilagare di migliaia di causidici, in certi casi della peggiore risma, sparsi per tutto il territorio nazionale, capaci persino di intentare una causa a uno stormo di oche da cortile, considerando che il numero complessivo degli avvocati che operano in tutta la Francia, corrisponde appena al numero dei legali che esercita nella sola regione del Lazio, basta un piccolo pretesto perché si arrivi subito all’uso delle carte giudiziarie.

Bisogna anche dire, senza trincerarsi dietro a un dito, cha la scuola negli ultimi tempi si è un tantino indebolita; e questo per varie concause che vanno, come si è accennato, da una crescente diffidenza da parte delle famiglie, a una scarsa possibilità, soprattutto nel Sud, di garanzia lavorativa e occupazionale della maggior parte degli indirizzi medio-superiori; a delle impostazioni troppo diversificate: soprattutto con riferimento a certe scelte ministeriali di riforme che riguardano essenzialmente esigenze economico-finanziarie più che la funzione educativa con l’occhio rivolto al contenimento della spesa, anziché a un investimento a largo raggio che abbracci un finanziamento ben calibrato della gestione di funzionamento amministrativo-gestionale dei vari istituti di ogni ordine e grado.

Basti vedere che nei vari settori educativi sia primari che secondari la formazione umana e culturale degli allievi è bloccata su una visione fortemente informativa in cui la metodologia di approfondimento delle varie tematiche costituisce il discrimine pedagogico tra insegnamento e apprendimento, piuttosto che il punto di congiunzione tra la valorizzazione delle potenzialità di discernimento da parte dell’alunno in genere, e delle intere classi o scolaresche in specie, lasciando dietro di sé dei vuoti, spesso incolmabili sotto tutti i punti di vista; tanto che, specialmente per ciò che riguarda l’impostazione educativa di certi istituti tecnici e professionali, alcuni pedagogisti e psicologi dell’età evolutiva a volte pongono l’accento definendo la totale involuzione delle giovani generazioni come un vero e proprio analfabetismo di ritorno. Quest’ultimo è reso ancor più manifesto da una macroscopica penuria di vocaboli e di conoscenza delle regole fondamentali del corretto uso grammaticale, fonetico e lessicale. Per farla breve: la scuola italiana riesce ancora a garantire, attraverso la sua funzione di formazione umana, civile e sociale, la possibilità ad essere protagonisti del proprio destino e della partecipazione personale per l’affermazione di una società a passo con i tempi? Le risposte non sono molto edificanti in tal senso.

Ma, resiste ancora, in questo marasma generalizzato, alcuni indirizzi medio-superiori in controtendenza rispetto a un determinato crollo didattico-educativo della scuola in generale, specialmente di quelle in cui la crisi dei valori è più evidente e porta a delle conclusioni poco lusinghiere e difficilmente spendibili nel mercato del lavoro e della funzione sociale a cui è preposto il compito precipuo della scuola.
Il liceo classico, infatti, riesce ancora ad avere una singolare collocazione nell’ambito dell’istruzione come punto di raccordo tra la formazione di base dell’istruzione dell’obbligo e quello accademico-universitario, dove, in alcune sedi capita che vengono istituiti dei corsidi preparazione di base per tanti che, nelle prove di ingresso, denotano delle lacune che non permetterebbero un regolare confronto con gli impegni e le tematiche di carattere universitario a cui non si è per nulla culturalmente predisposti all’ascolto e all’approfondimento come collegamento tra le varie discipline propedeutiche e l’indirizzo specifico di una determinata Facoltà universitaria.

Allora quali sono le proposte risolutive per garantire una formazione certa negli allievi, soprattutto tra quelli che, in un certo qual modo, vorranno accedere agli studi dopo l’esperienza delle superiori? Ripeto e confermo: l’impostazione degli studi classici può costituire una valvola di sicurezza per un cammino più spedito e un accesso più lineare e preciso verso gli studi universitari.

Tanto è vero che persino la recente Riforma delle scuole superiori, nota come la Riforma del Ministro Gelmini, ha cercato di preservare intatto il carattere formativo e creativo della cultura tradizionale e della sua funzione di sprono verso lo spirito di ricerca e di sperimentazione che viene molto valorizzato nei giorni nostri.

Il liceo classico di Manfredonia, intitolato al grande statista della prima Repubblica, il Presidente Aldo Moro, originario pugliese, anche lui assassinato dalle Brigate Rosse, in questi ultimi anni è in crescita dal punto di vista delle iscrizioni e della frequenza di tanti giovani non solo della città di Manfredi, ma anche dei paesi viciniori, come Zapponeta, Mattinata, e, in parte, Monte Sant’Angelo, in un territorio geografico di una popolazione che supera la cifra di settantamila abitanti.

Questa istituzione scolastica è sorta ufficialmente nell’anno scolastico 1973/74 come succursale del liceo “Giordani” di Monte Sant’Angelo, grazie all’impegno degli amministratori locali di allora, ma soprattutto del preside del liceo di Monte, professor Antonio Ciuffreda, a cui il Comune di Manfredonia, a motivo di questa benemerenza culturale e civica, ha intestato una via cittadina, grazie all’interessamento del professor Vincenzo Catanese e dietro diretta proposta del sottoscritto e della professoressa Rosa Angelillis.

Prima di allora esisteva a Manfredonia il liceo classico vescovile; tanto è vero che chi voleva frequentare la scuola pubblica si iscriveva al liceo di Monte o a quello di Foggia. A due anni dal compimento del quarantennale della istituzione a Manfredonia del liceo classico, mi auguro, fin da adesso, che venga allestito un volume che raccolga le statistiche interne del personale e degli alunni dagli inizi fino ad ora, insieme a un contributo scientifico di docenti interni e personalità della cultura; oltre alle onoreficenze di ex-alunni che si sono distinti nel campo politico, sociale, culturale e accademico.

Con l’approvazione e la promulgazione della Riforma Gelmini delle scuole superiori, si è avuto un allineamento degli indirizzi in tre settori: licei, istituti tecnici e professionali. Tale dimensionamento scolastico prevede, anche in base al DPR 233 del 98, accorpamenti tra singoli licei o istituti tecnici e professionali. Ebbene, anche a Manfredonia le prospettive da parte dell’Amministarzione provinciale di Foggia sono quelle di creare un unico Polo tecnico da collocare nel complesso Polivalente ai margini della statale per Vieste, in prossimità del centro commerciale: tale Polo tecnico dovrebbe comprendere gli attuali istituti Nautico e Industriale, insieme all’Istituto per Geometri, che, da oltre dieci anni, fa parte di un unico istituto secondario superiore insieme al liceo classico “Moro”.

Tale accorpamento potrebbe provocare dei disagi proprio per il nostro liceo che, per quanto stia aumentando annualmente di parecchi alunni, tuttavia non riuscirebbe a conservare l’autonomia didattico-amministrativo. Per questo, sempre a motivo dell’impostazione della Riforma Gelmini che prevede specifici allineamenti, oltre al già citato DPR del 1998, occorrerebbe che la Città di Manfredonia non solo non perdesse un’autonomia scolastica, ben sapendo di servire un’utenza di ben oltre settantamila abitanti e, pertanto, non potrebbe permettersi una così grave perdita.

Occorre puntualizzare pure che il suddetto DPR prevede degli accorpamenti tra istituti sotto i cinquecento alunni, ma anche creazione di nuove realtà scolastiche che sono sovradimensionate, ossia che superano i novecento alunni. E un tale allineamento tra il liceo classico, eventualmente, ed altri istituti di pari settore sovradimensionati ci sarebbero a Manfredonia: basterebbe solo la buona volontà, specialmente degli amministratori locali, del Comune e della Provincia, a dar vita a un Polo liceale e far sì che il liceo classico conservi la sua autonomia amministrativa e il territorio non perda un’altra gestione scolastica.

Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica italiana, nonché economista di fama mondiale, in una sua raccolta di interventi giornalistici dal titolo Le prediche della domenica, soleva affermava che la capacità di un dirigente politico o amministrativo non è guardare esclusivamente alle esigenze della gente nel presente, perché così, come avviene spesso a tutti i livelli, si cade nel populismo, ma è quello di vedere in prospettiva e con lungimiranza quali siano le attese e le garanzie per un futuro all’insegna di una società più giusta ed evoluta.


“L’ULTIMO VIAGGIO DI ULISSE” (CONVEGNO)



Redazione Stato

Il valore del Classico (Video) ultima modifica: 2011-04-09T20:09:49+00:00 da Redazione



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