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MONTE SANT'ANGELO “Come progettare il nostro futuro” (di Giuseppe Piemontese, storico)

Spesso mi chiedo come vedo la mia città, Monte Sant’Angelo, fra 20 o 30 anni, in questo momento in cui tutti parlano di declino e di mancanza di una visione del futuro

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AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
9 Maggio 2024
Cronaca // Cultura //

COME PROGETTARE IL NOSTRO FUTURO
di GIUSEPPE PIEMONTESE, STORICO

Spesso mi chiedo come vedo la mia città, Monte Sant’Angelo, fra 20 o 30 anni, in questo momento in cui tutti parlano di declino e di mancanza di una visione del futuro, di una città che ha aspirato nel 2025 a diventare Capitale della Cultura Italiana. Un’aspirazione che purtroppo è fallita, ma che ha, in un certo qual modo, lasciato in tutti noi una sensazione di un futuro più consone alle potenzialità di una città che offre un connubio stretto fra il Sacro e la Natura: due entità che hanno permesso di durare nel tempo e che hanno creato le premesse per la diffusione del culto micaelico in tutto il mondo, all’insegna della spiritualità e dell’incontro fra i vari popoli dell’Europa e del Mondo: un Occidente cristiano e un Oriente islamico, all’insegna della lotta

Il Santuario di San Michele
mai sopita fra l’Islam e l’Ebraismo, fra l’Islam e il Cristianesimo. Una città multietnica e multiculturale che solo chi ha studiato le sue origini e lo sviluppo della civiltà e della cultura europea, la cui unità politico-culturale è sorta lungo i grandi itinerari della fede, può immaginare un futuro all’insegna della multiculturalità dei popoli, ma soprattutto all’insegna della presenza polivalente di ciò che la storia e le sue civiltà hanno lasciato all’interno della città micaelica, tanto da creare le premesse per il primo riconoscimento UNESCO, per la presenza della cultura longobarda in terra meridionale. E ciò grazie alla presenza e alla diffusione del culto micaelico in tutta Europa. Del resto tutto ciò lo stiamo vedendo oggi con l’aumento della presenza di gruppi stranieri nella città dell’Angelo, dove vi affluisce gente di tutto il mondo, europei ed asiatici, oltre che dal continente americano: gente proveniente dalla Francia, dalla Spagna, dall’Inghilterra, dalla Polonia, dalla Correa del Sud.

Una presenza multietnica, che ha alla base la formazione, in itinere, della civiltà europea, legata non solo alla spiritualità micaelica, quanto alle origini stesse della cultura artistica e monumentale dell’Europa, di cui troviamo le origini nell’arte romanico-pugliese dell’Acceptus, ma soprattutto nei monumenti legati alla fede, fra cui le cattedrali romaniche e gotiche, sparse in tutta Europa in segno della spiritualità cristiana. Monumenti di cui la città di Monte Sant’Angelo è ricca, fra cui il Battistero di San Giovanni in Tumba, del XII secolo, simbolo dell’incontro fra Occidente ed Oriente, la Chiesa di Santa Maria Maggiore del XIII secolo, emblema del romanico-pugliese, ma soprattutto nella edificazione del Castello, simbolo della presenza di vari popoli che hanno contributi a formare la civiltà europea, fra cui i Longobardi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi.

FORESTA UMBRA - PH MATTEO NUZZIELLO
FORESTA UMBRA – PH MATTEO NUZZIELLO

 

Con tali presenze la città micaelica ha costruito e sviluppato il suo nucleo urbano all’insegna della cultura mediterranea, dove si incontrano due elementi essenziali dell’urbanistica: e precisamente la Natura e la presenza dell’uomo, che opera a contatto stretto con il suo il territorio e le sue potenzialità socio-economiche, all’insegna dell’architettura spontanea con la sua creatività storico-artistica. Infatti, nel Centro storico di Monte Sant’Angelo troviamo un rapporto simbiotico fra l’uomo e il paesaggio, tanto che quest’ultimo diventa cultura e civiltà legato alla creatività dell’uomo, che si fa homo faber e quindi uomo urbano, da cui nasce la civiltà europea, in un tutt’uno con la Natura. La stessa che poi ritroviamo nel binomio Sacro di Natura, con riferimento ai boschi e alla Foresta Umbra, secondo riconoscimento UNESCO. Natura intesa come paesaggio, come elemento vitale dell’esistenza dell’uomo. Nella città di Monte Sant’Angelo, infatti, troviamo un percorso storico-culturale che lega in maniera indissolubile il Sacro con la Natura, il Sacro con l’Arte, il Sacro con il Paesaggio, intesi come pura bellezza e come espressione ultima dell’homo sapiens o Homo faber.

Il Castello
Su queste tre basi caratteriali Sacro, Natura, Arte, si deve costruire il futuro della città di Monte Sant’Angelo: tre elementi basilari che hanno ispirato i nostri progenitori a costruire la nostra città, che hanno creati le basi per far vivere ed esistere, per ben 1500 anni, la nostra città, senza che il suo percorso vitale venisse meno. Ecco, quindi, oggi, noi dobbiamo ritrovare in noi questo spirito, questo ritornare indietro, queste tre dimensioni per progettare il nostro futuro. Un futuro che cercheremo insieme di descrivere e di analizzare attraverso le nostre riflessioni e le nostre proposte.
Oggi, per quanto riguarda la città di Monte Sant’Angelo, specie in questi ultimi anni, dopo l’epidemia da Covid, stiamo assistendo ad una internazionalizzazione della nostra città, con un aumento vertiginoso di visitatori che non sono solo pellegrini, ma turisti provenienti da tutto il mondo. Gente non solo anziana, quanto giovani di ogni età, in cerca non solo del sacro, quanto della bellezza in generale, ma soprattutto dell’unicità del luogo, nelle sue varie dimensioni storico-artistiche e urbane. Una città da scoprire e da ammirare, nella sua dimensione spaziale e umana, come simbolo non solo del passato, quanto dell’avvenire, inteso come conservazione della propria identità storico-culturale, oltre che artistica e spirituale. Questo, oggi, i tanti turisti vogliono cercare e

Il Centro storico di Monte Sant’Angelo
ammirare: una città del passato, che abbia anche qualcosa che li porti verso una esistenza più umana e, quindi, solidale. In altre parole una ricerca e un contatto genuino con il Sacro, con la divinità che si ritrova in un luogo speciale, che è la grotta di San Michele, ma anche un contatto con la bellezza del luogo, che oggi possiamo ritrovare nelle nostre chiese, nei nostri monumenti, nel nostro castello, nel nostro Centro storico. Da tutto ciò i nostri visitatori sono attrattati, in quanto rappresentano la loro identità cultura, il legame con la loro civiltà europea, all’insegna della bellezza e dell’unicità del luogo. E questo senza distinzione di nascita e di provenienza, in quanto l’arte è sinonimo di bellezza in tutte le nazioni e in tutte le lingue del mondo. Quindi, ricerca del bello, della cultura, della Natura, del Sacro, del divino che è a volta anche in noi e ai luoghi a cui noi tutti apparteniamo, vicini o lontani. Un binomio, come abbiamo detto, fra il Sacro e la Natura, legati da un unico desiderio che è quello della ricerca della bellezza legata all’arte e al nostro passato come continuità con il presente e il futuro. Una città, che con il suo territorio, ha grandi potenzialità, specie se ci riferiamo alle potenzialità in campo agro-forestale, ai boschi, all’agricoltura in generale, alla Piana di Macchia, alla Vallata di Carbonara, a Pulsano, alle sue coste, ai luoghi storici e artistici, visto il tutto nel rispetto della Natura, nell’ambito di uno sviluppo ecosostenibile.

La Foresta Umbra
Del resto, oggi si parla tanto di Rigenerazione Urbana Sostenibile, il cui fine è il rispetto fra l’Uomo e la Natura, fra sviluppo e sostenibilità ambientale, legato il tutto allo sviluppo locale. Uno sviluppo che purtroppo oggi tarda a venire, ma che la nostra città ha tutte le premesse per diventare una città della cultura e della sostenibilità, all’insegna della valorizzazione della nostra capacità creativa in campo del lavoro e dello sviluppo. In altri termini progettare il futuro per far crescere il presente, attraverso azioni concrete legate al nostro territorio e, quindi, all’uomo, come artefice e propulsore di idee e iniziative. In questo senso tutto deve essere programmato attraverso interventi in rete, non solo regionali, ma nazionali e internazionali, attraverso la valorizzazione di ciò che abbiamo, ma soprattutto di ciò ch abbiamo bisogno, per sviluppare una sinergia concreta di iniziative e proposte legate al lavoro e allo sviluppo. E questo può avvenire solo attraverso la creazione e lo sviluppo di strutture operative, come Consorzi agro-forestali, Agenzie turistico-culturali, Fondazioni culturali, Rete culturali locali e nazionali, sviluppo di una rete di alto livello dei nostri Beni culturali, con riferimento alla valorizzazione dei nostri monumenti, delle Biblioteche pubbliche e private, dei Musei, dei Centri culturali, delle Scuole, delle Associazioni e, infine, dei Centri di formazione professionale.

Una città diventa tale solo se crede in se stessa e crea opportunità di crescita, attraverso l’aumento della sua popolazione, una maggiore densità di servizi, una maggiore offerta culturale, legata alle eccellenze del proprio territorio, ma anche attraverso il sostegno istituzionale al mondo del lavoro. Questa è la nostra grande sfida, nel guardare avanti anche se la nostra città è piccola, ma grande per storia e cultura.

Nulla si crea se il tutto non viene legato a iniziative concrete, che abbiano le proprie radici in ciò che si crede e in ciò che si progetta seriamente e concretamente, Intorno alla nostra città ruotano diversi contenitori e soggetti che potrebbero dare alla città la spinta per un reale sviluppo socio-economico, tale da creare le condizioni per un ritorno dei nostri giovani, emigrati lontano per lavoro. Il destino del Sud e, quindi, della nostra città, grande e piccola che sia, è nelle nostre mani. Il tempo ormai passato non ci appartiene più, in quanto ogni città o territorio deve guardare avanti, deve essere capace di progettare da se in rete con le altre istituzioni, a livello regionale e nazionale, il proprio futuro. La politica deve creare le basi per una serie e articolata programmazione, con iniziative che vadano verso un’articolata e concreta valorizzazione dell’esistente. Uomini e mezzi di grande eccellenza, che portino in avanti progetti concreti per lo sviluppo locale. Il tutto all’insegna del Sacro, come Sacro di Natura

2 commenti su "“Come progettare il nostro futuro” (di Giuseppe Piemontese, storico)"

  1. nulla di più sbagliato Marco; il nostro problema è che vediamo prospettive solo nel posto fisso invece di rimboccarci le maniche…!

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