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PSCICOLOGI PUGLIESI DDL Valditara, psicologi pugliesi contrari: “Dove non c’è educazione sessuo-affettiva, il patriarcato insegna al nostro posto”

Il provvedimento rischia di incidere profondamente sui percorsi educativi nelle scuole, limitando temi considerati fondamentali per la crescita e il benessere delle nuove generazioni

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
9 Giugno 2026
Politica // Politica Nazionale //

Forte preoccupazione da parte della Commissione Pari Opportunità e della Commissione Diritti Civili, Cultura delle Differenze e Promozione del Benessere delle Persone LGBTQIA+ dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Puglia dopo l’approvazione del DDL Valditara, che introduce l’obbligo di autorizzazione preventiva delle famiglie per consentire agli studenti di partecipare ad attività scolastiche dedicate a sessualità, affettività, relazioni e differenze.

Secondo gli psicologi pugliesi, il provvedimento rischia di incidere profondamente sui percorsi educativi nelle scuole, limitando temi considerati fondamentali per la crescita e il benessere delle nuove generazioni.

“Riteniamo che tale provvedimento rappresenti un grave arretramento culturale, educativo e sociale”, spiegano le Commissioni. “Il DDL Valditara mira a regolamentare in modo stringente l’insegnamento dei temi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, con il rischio di tradursi, nei fatti, in una significativa limitazione dei percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole”.

Gli esperti sottolineano come affrontare in ambito scolastico argomenti quali corpo, emozioni, consenso, relazioni, stereotipi di genere, prevenzione della violenza e contrasto alle discriminazioni non rappresenti un’attività marginale, bensì uno strumento educativo e preventivo supportato da evidenze scientifiche e da metodologie consolidate a livello internazionale.

Per l’Ordine degli Psicologi, la scuola riveste un ruolo centrale nella crescita sociale e culturale dei giovani, promuovendo valori come rispetto, inclusione, parità e cittadinanza democratica. Limitare questi percorsi, sostengono, significherebbe ridurre gli strumenti a disposizione degli studenti per riconoscere e contrastare comportamenti discriminatori o abusanti.

“Come professioniste e professionisti della salute psicologica, sappiamo che il silenzio non protegge”, ribadiscono. “Al contrario, l’assenza di un’educazione sessuo-affettiva strutturata e scientificamente fondata lascia spazio alla disinformazione, agli stereotipi, ai pregiudizi e ai modelli culturali che alimentano le disuguaglianze di genere, la violenza nelle relazioni e l’esclusione delle persone percepite come diverse”.

Particolarmente netta la posizione espressa nel passaggio che dà il titolo alla presa di posizione: “Dove non c’è educazione sessuo-affettiva, il patriarcato insegna al nostro posto”. Una riflessione che, secondo le Commissioni, richiama il rischio che stereotipi culturali, modelli relazionali distorti e narrazioni discriminatorie continuino a consolidare squilibri di potere e fenomeni di violenza.

Le Commissioni hanno infine ribadito il proprio impegno nella promozione di interventi educativi basati su evidenze scientifiche, finalizzati alla tutela del benessere psicologico, alla prevenzione della violenza di genere, al contrasto delle discriminazioni e alla costruzione di ambienti scolastici più sicuri e inclusivi.

“Investire nell’educazione sessuo-affettiva significa promuovere e garantire salute, libertà, dignità. Ogni ostacolo alla sua diffusione rappresenta un passo indietro nella costruzione di una società più equa, consapevole e rispettosa dei diritti umani”, concludono.

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