Dopo il primo appuntamento ospitato a Poggio Imperiale, il volume “La colonia albanese di Pianiano e Poggio Imperiale” di Giovanni Saitto sarà presentato domani a Pianiano, in provincia di Viterbo. Un’occasione per approfondire una pagina poco conosciuta ma significativa della storia tra Tuscia e Capitanata.
Il libro rappresenta un approfondito lavoro di ricerca storica, capace di ricostruire non solo le origini di Poggio Imperiale, ma anche il lungo percorso umano di numerose famiglie albanesi appartenenti alla colonia di Pianiano e Poggio Imperiale, seguendone gli spostamenti e le vicende nel corso del tempo.
La narrazione prende avvio dalla fuga dall’Albania, in particolare dall’area di Scutari, da parte di famiglie cattoliche costrette a lasciare la propria terra per sottrarsi ai nuovi dominatori. Nel 1756 circa quaranta famiglie si imbarcarono verso Ancona, raggiungendo successivamente Roma, dove il Papa si attivò per individuare una nuova sistemazione.
Una parte dei profughi trovò accoglienza a Poggio Imperiale, contribuendo alla crescita del centro garganico. Tuttavia, alcune famiglie decisero successivamente di tornare a Pianiano, nello Stato di Castro, dando vita a un intreccio storico tra territori geograficamente distanti ma profondamente legati da una comune esperienza migratoria.
Il volume di Saitto approfondisce gli spostamenti delle comunità albanesi, il contesto storico e sociale dell’epoca, le ragioni della loro presenza in Capitanata e la successione delle famiglie discendenti presenti a Poggio Imperiale fino ai giorni nostri.
Si tratta di una testimonianza storica di grande valore, che consente di riportare alla luce vicende autentiche spesso dimenticate, restituendo centralità a un fenomeno migratorio che assume oggi anche una forte attualità, considerando i continui cambiamenti sociali legati ai movimenti delle popolazioni.
Particolarmente significativo è il racconto delle difficoltà affrontate da queste famiglie nel costruire una nuova vita, tra integrazione, lavoro agricolo e ricerca di condizioni migliori. Il testo ricostruisce inoltre le dinamiche del XVIII secolo, periodo in cui territori scarsamente abitati venivano affidati a comunità disponibili a coltivare e valorizzare le terre.
A rendere ancora più prezioso il lavoro è la capacità dell’autore di intrecciare ricerca documentale e ricostruzione genealogica, offrendo un quadro dettagliato delle famiglie e della loro evoluzione storica.
Giovanni Saitto, già autore di altri studi storici, conferma così il proprio impegno nella valorizzazione della memoria collettiva e delle radici del territorio, attraverso una ricerca che continua ad arricchire la conoscenza del passato locale.



