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PUGLIA SANITA' Disavanzo sanitario in Puglia, sindacati: “Noi mai convocati sulle scelte”

Il piano di rientro della spesa sanitaria regionale divide i sindacati sulle possibili misure da adottare, ma li accomuna nella protesta

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
9 Luglio 2026
Medicina // Politica //

Il piano di rientro della spesa sanitaria regionale divide i sindacati sulle possibili misure da adottare, ma li accomuna nella protesta per l’assenza di confronto con la Regione Puglia. A oggi, infatti, le organizzazioni dei lavoratori sostengono di non aver ricevuto alcuna convocazione per discutere il piano operativo triennale destinato a ridurre i costi della sanità.

«Abbiamo sentito il presidente Decaro a gennaio, quando ci illustrò il piano sul recupero delle liste d’attesa. Poi, niente. Non ha più sentito la necessità di convocare le parti sociali», ha dichiarato Arturo Oliva, presidente dell’Ordine dei medici di Brindisi e segretario regionale del sindacato medico Cimo.

Secondo Oliva, l’attuale amministrazione regionale avrebbe scelto di non coinvolgere le rappresentanze professionali nelle decisioni più delicate: «Questa amministrazione – dice Oliva – è l’unica che non ci ha mai convocato. In passato non era così».

La mancata apertura di un tavolo di confronto riguarda anche altre sigle sindacali, tra cui Cgil e Anaao Assomed, che chiedono di poter intervenire sulle scelte relative alla riorganizzazione della rete ospedaliera, ai posti letto e ai punti nascita.

Il nodo dei punti nascita divide i sindacati
Uno dei temi più discussi riguarda la possibile chiusura o revisione dei punti nascita con meno di 500 parti all’anno, come previsto dal decreto ministeriale numero 70 sugli standard ospedalieri.

Per Emiliano Altavilla, segretario regionale di Anaao Assomed Puglia, è necessario intervenire senza ulteriori rinvii: «Non avere la giusta professionalità proprio a causa del numero esiguo di parti, aumenta il rischio nell’affrontare situazioni di urgenza come eventi ischemici nei neonati o eventi imprevedibili come i distacchi di placenta».

Altavilla ritiene che non sia sufficiente affrontare la questione caso per caso: «È inutile discutere punto per punto come suggerito dai direttori generali, bisogna mettere al centro il benessere del nascituro e della mamma. Si devono concentrare le professionalità. E non tenere aperto il punto nascita per far piacere al politico di turno».

Sulla stessa linea anche Antonio Mazzarella, responsabile sanità Cgil Puglia: «Bisogna superare la propaganda elettorale. Questo è il compito, ora: far capire alla politica che non bisogna assicurare punti nascita sotto casa, ma bisogna assicurare condizioni di sicurezza per la mamma e il nascituro».

La protesta sui posti letto
Diversa la posizione di Arturo Oliva rispetto ai possibili tagli dei posti letto considerati in eccesso. Secondo il segretario Cimo, il problema non sarebbe un surplus, ma una carenza strutturale di posti realmente disponibili.

Il decreto ministeriale 70 prevede quattro posti letto ogni mille abitanti, ma Oliva sottolinea che molti posti indicati nei piani di riordino ospedaliero sarebbero rimasti solo sulla carta.

«In realtà, i posti previsti dal piano di riordino ospedaliero, in molti casi sono solo virtuali. Cioè previsti sulla carta ma mai attivati. Ci si meraviglia delle soste in pronto soccorso dei pazienti ma mai nessuno ha immaginato che possano essere dettate dalla carenza dei posti letto in reparto?».

Il dirigente sindacale cita anche un esempio concreto: «In provincia di Brindisi avevo contato 120 posti letto previsti e mai attivati. Questa è una cosa gravissima. Ecco perché sentire parlare ancora di tagli mi fa male».

Secondo Oliva, anche il problema del personale sarebbe legato a una programmazione rimasta spesso teorica: «I piani triennali del fabbisogno sono virtuali, siamo molto al di sotto delle previsioni, nella realtà».

Emergenza personale negli ospedali
La carenza di personale viene denunciata anche da Cgil, Cisl, Uil, Fials, Nursind e Rsu dell’ospedale pediatrico “Giovanni XXIII” di Bari, che hanno annunciato la possibilità di proclamare lo stato di agitazione se non verrà approvato un piano straordinario di assunzioni.

Le organizzazioni chiedono nuovi inserimenti per garantire la sicurezza delle cure e la tutela dei lavoratori, considerati ormai in una condizione di forte difficoltà.

Il nodo dei conti e le proposte per ridurre la spesa
Resta comunque centrale il problema economico: la Regione deve intervenire sul disavanzo sanitario per evitare ulteriori conseguenze sui cittadini, come l’aumento della pressione fiscale registrato quest’anno.

Per Antonio Mazzarella la strada da seguire passa da una revisione delle spese: «Taglio all’acquisto di beni e servizi da privati, centralizzare gli appalti e fermare l’acquisto delle grandi macchine, costosissime ma non utilizzate perché il personale è poco».

Secondo il rappresentante della Cgil, continuare con nuovi acquisti senza una reale capacità di utilizzo «serve solo ad apporre la medaglietta sulle maglie dei direttori generali».

Lo riporta bari.corriere.it.

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