Il presidente nazionale del Sindacato italiano balneari (Sib Confcommercio), Antonio Capacchione, rilancia il tema della gestione delle spiagge pubbliche e propone un cambio di prospettiva: il trasferimento del demanio marittimo alle Regioni per utilizzare i proventi dei canoni di concessione a favore dei servizi sulle spiagge libere.
Secondo Capacchione, il dibattito sul consumo di cibo portato da casa negli stabilimenti balneari sarebbe ormai marginale rispetto alle reali criticità del settore. «Il pranzo a sacco nei lidi privati? È un tema ampiamente superato perché c’è già una normativa che regola il settore. Ciò che andrebbe affrontato, invece, è l’adeguamento della qualità delle spiagge libere spesso senza servizi minimi».
Il rappresentante dei balneari, che opera da anni a Margherita di Savoia, invita a concentrarsi soprattutto su sicurezza e organizzazione delle aree pubbliche, evidenziando la necessità di garantire servizi adeguati anche fuori dagli stabilimenti privati.
«A partire dalla sicurezza vista l’assenza di bagnini. Perciò andrebbe rilevato il demanio marittimo in modo da incassare i canoni di concessione e destinare risorse ai Comuni».
La questione dei pranzi negli stabilimenti
Sulla polemica relativa al consumo di pasti portati da casa nei lidi pugliesi, Capacchione ritiene che il problema sia stato amplificato rispetto alla sua reale portata.
«È oramai un aspetto marginale e superato dai fatti. Tramezzino, focaccia, panini sono alimenti che possono essere consumati senza problemi. Se poi si consuma il pranzo completo sotto un ombrellone a poca distanza da altre persone c’è un problema di corretta convivenza e di rispetto».
Nel suo stabilimento, spiega, è stata adottata una soluzione organizzativa specifica: «Ho semplicemente allestito una zona pic nic e possono pranzare, con tavolino gratuito, fino a mille persone».
Spiagge libere e stabilimenti privati
Per Capacchione la contrapposizione tra spiaggia pubblica e privata non dovrebbe essere ideologica, ma basata sulla qualità dei servizi offerti.
«Il privato investe e ha delle responsabilità giuridiche a cui far fronte. Il servizio di salvataggio è un obbligo, ma è anche una risorsa per i bagnanti. Il punto è che nelle aree libere bisogna garantire uno standard adeguato».
Il presidente del Sib Confcommercio interviene anche sul piano regionale “Mare Democratico”, che prevede fondi per rendere le spiagge più accessibili.
«È positivo, ma il termine per le presentazioni delle domande è stato prorogato al 10 luglio perché bisogna aumentare il numero dei candidati. Non è semplice per un Comune attrezzare e far funzionare un’area con servizi, i costi sono elevati».
La proposta: trasferire il demanio alle Regioni
La soluzione indicata da Capacchione passa dal decreto legislativo 85 del 2010, che consente alle Regioni di acquisire la gestione del demanio marittimo.
L’appello è rivolto al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro: «A Decaro suggerirei di prendere in esame gli articoli 3 e 5 del decreto legislativo 85 del 2010 che consente alle Regioni di rilevare il demanio marittimo».
Secondo il presidente dei balneari, si tratterebbe di un passaggio strategico perché permetterebbe di utilizzare risorse oggi incassate dallo Stato.
«Certo, è una strada tutta da costruire, ma sarebbe decisiva sapendo che lo Stato incassa dalla sola Puglia 16 milioni all’anno di canoni di concessioni. Risorse preziose per il settore pubblico».
La proposta riguarderebbe anche il demanio delle spiagge: «Sì, insieme ai beni marittimi di rilevanza non nazionale. Eravamo in attesa di un decreto attuativo che, tuttavia, non è mai stato approvato. La Regione dovrebbe chiedere al governo di intervenire».
Il tema della sicurezza
Infine, Capacchione richiama l’attenzione sulla sicurezza dei bagnanti, sottolineando una differenza tra aree attrezzate e spiagge libere.
«Purtroppo le statistiche parlano chiaro: il numero degli annegamenti è il doppio di quelli che si verificano nelle strutture private».



