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ARSENICO MANFREDONIA 1976-2026. Il cinquantenario dell’arsenico a Manfredonia (4)

Manfredonia SIN. Problemi di ieri, di oggi, … di sempre?

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
9 Settembre 2026
Manfredonia // Politica //

Dopo lo scoppio della colonnina dell’arsenico a Manfredonia nel settembre 1976, la segnalazione allarmante sulla salute dei 150 ricoverati trovò conferme in ricerche scientifiche successive. L’ultima del 2024 di Gianicolo E.A. e coll., in una rivista internazionale di Igiene, evidenziava una perdita media di 5 anni di aspettativa di vita in 1721 lavoratori più esposti, in un follow up di 45 anni (dal 1976 al 2021). È evidente che i problemi di ieri sono anche problemi di oggi.

I due episodi di inquinamento ambientale nel 1976, la diossina a Seveso e l’arsenico a Manfredonia a brevissima distanza di tempo, sono stati entrambi ugualmente gravi, tuttavia con esito ed evoluzione completamente diversi.

A Seveso è stata fatta una bonifica totale ed in tempi brevi, mentre a Manfredonia ciò non è accaduto. La diossina non si dissolve in acqua, resiste al calore ed è scomparsa asportata dallo strato superficiale del terreno, e conservata in vasche di cemento sepolte nel sottosuolo dove oggi sorge il Bosco delle Querce. La sintomatologia clinica è stata subito evidente, ad occhio, con immagini che hanno fatto il giro del mondo insieme a quelle della moria di migliaia di animali.

L’Arsenico è una sostanza inorganica tossica idrosolubile e pertanto è penetrata nel territorio circostante e si è diffusa. Inoltre la sintomatologia clinica è stata lieve, anche se le indagini strumentali evidenziavano esami alterati.

A Seveso l’ICMESA era di proprietà della multinazionale svizzera Hoffmann-La Roche.

A Manfredonia, dove l’Anic era di proprietà dell’ENI,  vi sono stati continui tentativi di minimizzare l’accaduto in una sorta di rimozione collettiva. Subito la fabbrica ha ripreso l’attività ed è stata fatta soltanto una bonifica sommaria e interna al perimetro dello stabilimento.

Per i danni dell’arsenico, ma anche per una catastrofe continuata per decenni per i rifiuti industriali, Manfredonia è stata inserita in passato, e lo è   ancora oggi, tra i Siti di Interesse Nazionale (SIN) dello Stato: l’interesse non proviene dalle bellezze della natura che sono tante, ma dal livello di contaminazione dei territori da sottoporre a bonifica. I progetti di messa in sicurezza dei territori contaminati, ad oggi, sono di difficile esecuzione, parziali e con continue difficoltà da superare. Ciò vale anche per tutti gli altri SIN nazionali, la cui bonifica rientra nei compiti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

In conclusione, Manfredonia, in passato SIN, continua ad esserlo ed i problemi di ieri sono anche di oggi, pur essendo trascorso un cinquantennio.

Una domanda finale è d’obbligo: sono problemi irrisolvibili e, pertanto, di sempre? La risposta non è semplice e per tentare di darla faccio ricorso a tutte le risorse di ottimismo e di fiducia presenti nel mio DNA.

Pur tra difficoltà, inadempienze e ritardi anche notevoli, una bonifica integrale nel territorio interessato, che tuteli la salute dei cittadini, verrà realizzata, prima o poi. Quando? Non posso prevederlo.

Nel frattempo, oggi cosa possiamo fare, soprattutto noi delle precedenti generazioni che abbiamo vissuto direttamente questa esperienza? Teniamo presente che coloro i quali oggi amministrano la vita politica della nostra comunità, a livello comunale, regionale e nazionale, o coloro i quali gestiscono le attività sociali in ogni settore attualmente, all’epoca o non erano nati o erano ragazzi.    Possiamo dire loro che in passato ci siamo impegnati in tutti i modi per risolvere questi problemi, che in ogni settore sono state portate avanti tante battaglie, alcune delle quali sono state vinte. Tuttavia, la guerra finale è persa, come documenta in maniera indiscutibile la persistenza di Manfredonia SIN.

Una richiesta possiamo fare loro, senza la voce grossa, e con molto garbo. Non mollate, continuate ad andare avanti e vi auguriamo, di tutto cuore, che riusciate in questo nobile intento. Così facendo, e cioè realizzando una bonifica completa che eviti danni ulteriori alla saluta, la gratitudine nei vostri confronti non potrà che essere totale, anche perché avrete scongiurato una minaccia incombente di un altro tipo di bonifica, subdola e pericolosa: una finta bonifica fatta con l’oblio e la dimenticanza e la minimizzazione degli eventi che possano indurre a pensare che nulla sia successo e che la colonnina dell’arsenico nel 1976 non sia mai scoppiata.

A conclusione, voglio ringraziare la Direzione e la Redazione di Stato Quotidiano, per aver accolto questi miei articoli utili a ricordare i cinquant’anni di un evento tragico della nostra Storia Contemporanea.

Lorenzo Pellegrino

Presidente Sezione Regionale “Sanità ed Enti Assistenziali” della Società di Storia Patria per la Puglia

Socio onorario dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea

 

 

 

 

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