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TUBONE MOLISE Il Tubone e il Molise che rischia di regalare la sua acqua

Puglia e Molise lavorano all'interconnessione tra il Liscione e il sistema irriguo pugliese. I vertici istituzionali lo chiamano progetto strategico

AUTORE:
Maurizio Varriano
PUBBLICATO IL:
9 Settembre 2026
Politica // Politica Regionale //

Adesso basta con la favola dell’acqua che “tanto finisce in mare”
Perché dietro questa frase apparentemente innocua si rischia di nascondere una delle operazioni più delicate e potenzialmente devastanti mai progettate sul sistema idrico molisano.

Il Tubone avanza
Puglia e Molise lavorano all’interconnessione tra il Liscione e il sistema irriguo pugliese. I vertici istituzionali lo chiamano progetto strategico. Si parla di centinaia di milioni, di progettazione, di cantieri e di una grande opera destinata a portare acqua dal Molise verso la Puglia. E mentre le istituzioni preparano accordi e strette di mano, una domanda continua a rimbombare:

 Ma chi ha stabilito che l’acqua del Molise sia in eccedenza?
Perché l’acqua che oggi sembra abbondante potrebbe non esserlo domani.

Il Molise ha già conosciuto crisi idriche e chiusure. E contemporaneamente si progetta una gigantesca infrastruttura per trasferire risorsa fuori regione.

È una contraddizione talmente evidente da sembrare quasi una provocazione.

Prima si dovrebbe mettere in sicurezza l’acqua dei molisani.

Poi, eventualmente, si dovrebbe parlare di surplus.

Non il contrario.

Non è acqua che “si butta”
Un fiume che arriva al mare non sta necessariamente sprecando acqua.

Quell’acqua fa parte di un equilibrio.

Alimenta ecosistemi. Trasporta sedimenti.

Contribuisce alla ricarica degli ambienti naturali. Mantiene processi biologici.

Sostiene biodiversità.

E soprattutto mantiene in vita un sistema idrologico che non può essere ridotto alla semplice equazione: acqua disponibile = acqua prelevabile.

Non funziona così
E se qualcuno sostiene il contrario, allora lo dimostri.

Con numeri. Con studi indipendenti. Con serie storiche. Con simulazioni climatiche. Con il bilancio idrico completo del bacino. Con la quantificazione del deflusso ecologico.

Con scenari a 10, 20 e 30 anni.

Perché il clima non aspetta i tempi della burocrazia.

E poi c’è una domanda che non può essere elusa
L’ingegner Vincenzo Napoli è un professionista con una lunga esperienza nel settore idraulico.

Nessuno contesta questo.

Ma proprio per questo è legittimo chiedere massima trasparenza sui ruoli e sugli eventuali interessi pregressi.

Napoli è oggi presidente di Molise Acque ed è stato coinvolto nel percorso istituzionale del Tubone. La Regione Puglia lo ha indicato tra i partecipanti al primo incontro tecnico dedicato allo schema idrico del Liscione. Ma c’è un elemento che merita di essere ricordato.

In documenti ufficiali relativi agli interventi irrigui del Basso Molise, Napoli compare come legale rappresentante del Consorzio di Bonifica Integrale Larinese, in relazione a opere alimentate dalle acque dei fiumi Biferno e Fortore. Questo, sia chiaro, non dimostra alcun illecito né alcun conflitto d’interesse.

Ma rende ancora più doveroso chiedere una cosa semplicissima: chi controlla chi?

Quali sono stati, nel corso degli anni, i ruoli ricoperti?

Quali interessi istituzionali, professionali o territoriali sono entrati in gioco?

Quali rapporti esistono tra i diversi soggetti coinvolti?

Quali valutazioni indipendenti sono state effettuate?

E, soprattutto, chi garantisce ai molisani che la decisione venga assunta esclusivamente nell’interesse pubblico?

Non è un processo a Napoli. È una richiesta di trasparenza.

Ed è una richiesta che dovrebbe essere considerata normale in qualsiasi democrazia.

Perché una volta realizzato il tubo, questi andrà riempito
Questo è il punto che dovrebbe preoccupare più di tutti.

Oggi si dice: “Porteremo soltanto l’acqua in eccedenza.”

Benissimo.

Ma domani avremo un’infrastruttura gigantesca da alimentare.

E quando hai costruito un’infrastruttura da centinaia di milioni, la tentazione di utilizzarla diventa inevitabile.

È la logica delle grandi opere.

Prima si costruisce la capacità. Poi si trova la risorsa per riempirla.

Ed è qui che il Molise rischia di commettere un errore storico.

Perché nessuno può garantire che fra vent’anni il Biferno avrà le stesse portate di oggi.

Nessuno può garantire che le precipitazioni resteranno quelle di oggi.

Nessuno può garantire che la siccità sarà un’eccezione.

Nessuno può garantire che il cambiamento climatico non trasformi quello che oggi chiamiamo “surplus” in una risorsa indispensabile.

E se domani l’acqua servisse al Molise?
Questa è la domanda che dovrebbe essere scritta sulla porta di ogni ufficio coinvolto nel progetto.

Se domani l’acqua non bastasse chi verrebbe servito prima?

La Puglia? Il Molise? L’agricoltura? Gli acquedotti? Gli ecosistemi? Le falde?

Qual è l’ordine delle priorità?

E soprattutto: dove è scritto?

Perché i comunicati stampa passano.

Le inaugurazioni passano. I presidenti passano. I governi passano.

Un tubo interregionale, invece, resta.

E resta anche quando chi lo ha progettato non sarà più al proprio posto.

Non è una guerra contro la Puglia
La Puglia ha bisogno d’acqua. Nessuno lo nega.

Gli agricoltori pugliesi hanno bisogno di certezze. Nessuno lo nega.

La solidarietà tra territori è un valore. Nessuno lo nega.

Ma solidarietà non significa che il Molise debba trasformarsi nel serbatoio strategico di un’altra regione, come già lo si dimostra con i prelievi verso la Campania.

E soprattutto non significa sacrificare un equilibrio ambientale in nome di una gigantesca opera pubblica.

Perché sarebbe la stessa logica che abbiamo già visto con l’eolico e con il fotovoltaico:

la transizione, l’interesse generale, l’energia pulita, l’acqua, lo sviluppo.

Parole nobili che diventano pericolose quando vengono utilizzate per evitare la domanda più importante: quanto territorio siamo disposti a sacrificare in nome di quell’interesse?

Prima di firmare, fermatevi un attimo
Non serve essere contro il Tubone.

Serve essere contro un Tubone deciso senza sufficienti garanzie.

Prima delle fotografie istituzionali, rendete pubblici gli studi. Prima dei comunicati, pubblicate il bilancio idrico. Prima dei cantieri, chiarite il deflusso ecologico. Prima di trasferire acqua, garantite quella dei molisani. Prima di parlare di surplus, dimostrate che il surplus esiste anche nello scenario climatico peggiore.

E prima ancora di tutto questo:

fate chiarezza su tutti i ruoli, tutti gli interessi, tutti i precedenti e tutti i possibili conflitti.

Perché quando si parla di un bene comune come l’acqua, la trasparenza non è un favore.

È un obbligo morale.

E allora qualcuno lo dica chiaramente:

IL MOLISE NON È UN ACQUEDOTTO DELLA PUGLIA
È una regione. È un territorio. È un ecosistema. È una comunità.

E soprattutto è una terra che non può permettersi di scoprire fra vent’anni di aver venduto — o regalato — il proprio futuro idrico per finanziare l’ennesima grande opera che oggi tutti chiamano strategica.

Perché l’acqua, quando manca, non si può importare dalla memoria.

E quando un fiume viene impoverito, non basta un comunicato stampa per riportarlo indietro.

A cura di Maurizio Varriano.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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