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TRAGEDIA Martina Carbonaro, la mamma in aula: «L’ho trattato come un figlio, non lo perdonerò mai»

La donna è stata ascoltata davanti alla Corte d’Assise di Napoli nel processo a carico di Alessio Tucci, ex fidanzato della ragazza

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
9 Settembre 2026
Cronaca // Prima pagina //

NAPOLI – È stata una deposizione segnata dal dolore e dalle lacrime quella di Fiorenza Cosentino, madre di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola. La donna è stata ascoltata davanti alla Corte d’Assise di Napoli nel processo a carico di Alessio Tucci, ex fidanzato della ragazza e reo confesso dell’omicidio.

Fiorenza è arrivata in aula indossando un braccialetto elettronico, misura applicata nei confronti suoi e del marito nell’ambito del procedimento relativo alle presunte minacce rivolte alla famiglia dell’imputato. Nel corso dell’udienza, il dispositivo avrebbe anche emesso un segnale.

La madre di Martina ha ripercorso davanti ai giudici le ore drammatiche successive alla scomparsa della figlia, soffermandosi anche sul comportamento di Tucci durante le ricerche.

Secondo il suo racconto, il giovane appariva tranquillo anche quando i carabinieri si presentarono nell’abitazione della sua famiglia per acquisire alcuni effetti personali di Martina. «Fece anche il caffè ai carabinieri», ha ricordato la donna.

Un atteggiamento che, alla luce di quanto sarebbe emerso successivamente, è rimasto impresso nella memoria della madre della vittima.

Il padre di Tucci durante le ricerche

Fiorenza Cosentino ha ricordato anche la presenza del padre di Alessio, Domenico Tucci, durante le ricerche della ragazza. A differenza del figlio, secondo la testimonianza della donna, l’uomo sarebbe apparso agitato.

La madre di Martina ha riferito inoltre di una frase pronunciata da Domenico mentre partecipava alle ricerche: «Sicuramente sta in qualche casone», riferendosi alla possibilità che la ragazza potesse trovarsi in un casolare di campagna.

Martina sarebbe stata poi ritrovata senza vita in un casolare abbandonato nei pressi dello stadio Moccia di Afragola.

Il ricordo di Martina

Nel corso della deposizione, il racconto della madre si è spostato anche sulla vita e sui sogni della figlia. Martina, ha ricordato Fiorenza, aveva progetti per il futuro e desiderava frequentare un istituto alberghiero per poter un giorno aprire un ristorante.

Un ricordo che ha reso ancora più difficile per la donna proseguire nella testimonianza. A un certo punto, sopraffatta dall’emozione, Fiorenza è scoppiata in lacrime.

«L’ho trattato come un figlio, ha ucciso mia figlia e ha pugnalato anche me. Non lo perdonerò mai», ha detto riferendosi a Tucci.

L’imputato, collegato in videoconferenza dal carcere, avrebbe ascoltato le parole della madre di Martina con il capo chino e le mani sul volto.

La donna ha poi rivolto una domanda direttamente a Tucci: «Mi piacerebbe sapere quali sono state le sue ultime parole e perché me l’ha uccisa».

L’amica: «Non sapevo di atteggiamenti violenti»

Prima della madre di Martina era stata ascoltata anche l’amica minorenne che aveva trascorso con lei le ultime ore di vita. La giovane ha deposto protetta da un paravento e ha raccontato ai giudici quanto accaduto prima della scomparsa.

La ragazza ha riferito che Martina e Alessio avevano già interrotto la loro relazione e che quel giorno stavano discutendo della separazione senza, apparentemente, particolari tensioni.

L’amica ha spiegato di non essere a conoscenza di precedenti atteggiamenti violenti da parte di Tucci. Martina, secondo il suo racconto, aveva deciso di lasciare Alessio perché non provava più gli stessi sentimenti e aveva iniziato a parlare di un altro ragazzo conosciuto recentemente.

Poi l’amica si sarebbe allontanata per svolgere una commissione per la madre, lasciando i due ragazzi da soli. Da quel momento la ricostruzione della vicenda sarebbe entrata nella sua fase più drammatica.

«Vogliamo sapere se qualcuno lo ha aiutato»

Fuori dall’aula, Fiorenza e Marcello Carbonaro, genitori di Martina, hanno ribadito anche un altro interrogativo che da tempo accompagna il dolore della famiglia.

«Quel ragazzo non ha potuto fare tutto da solo», hanno sostenuto, chiedendo che venga chiarito se altre persone possano aver avuto un ruolo nella vicenda.

Si tratta, allo stato, di una posizione espressa dalla famiglia e che dovrà essere verificata nell’ambito delle indagini e del processo.

La madre di Martina ha inoltre ricordato il rapporto di fiducia che aveva avuto con Tucci e il fatto che le famiglie si conoscessero anche per legami di parentela. «L’avevamo affidata a lui», ha raccontato, sottolineando quanto sia stato profondo il senso di tradimento seguito alla morte della figlia.

Il processo prosegue ora davanti alla Corte d’Assise di Napoli. Al centro dell’istruttoria restano la ricostruzione delle ultime ore di Martina, le responsabilità dell’imputato e tutti gli elementi utili a chiarire la dinamica dell’omicidio.

Lo riporta Tgcom24.mediaset.it

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