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Trinitapoli, incontro sulla legalità con l’autista di Giovanni Falcone

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
9 Ottobre 2023
BAT // Cronaca //

TRINITAPOLI (BAT) – Grande successo di partecipazione all’incontro sulla legalità, organizzato dalla parrocchia Cristo Lavoratore e l’associazione culturale officina delle Idee di Gerardo Russo, con  il sostegno della fondazione Giuseppe Costanza e del gruppo BCC Iccrea di Canosa-Loconia. Un racconto-dibattito dal titolo Capaci di reagire, per continuare a coltivare la cultura della legalità in una interessante testimonianza di Giuseppe Costanza, l’autista del giudice Giovanni Falcone, superstite alla strage di Capaci.

Il primo incontro con il giudice antimafia avvenne nel 1984; in quell’occasione gli fu chiesto se fosse disponibile a fargli da autista. È sopravvissuto all’attentato per una serie di casualità, che fecero in modo che l’esplosione innescata da Giovanni Brusca non coinvolgesse tutte le persone che formavano il convoglio. L’evento è stato introdotto da don Vito Sardaro,parroco di Cristo Lavoratore, che ha fatto sue le parole del presidente Mattarella in occasione del 31° anniversario della strage “nelle istituzioni, nelle scuole, nella società civile, la lotta alle mafie e alla criminalità è divenuta condizione di civiltà, parte irrinunciabile di un’etica condivisa. L’azione di contrasto alle mafie va continuata con impegno e sempre maggiore determinazione”.

Costanza è l’unico supersiste all’interno dell’auto guidata dal giudice, quel pomeriggio del 23 maggio 1992 all’altezza di Capaci, dove persero la vita,la moglie del magistrato Francesca Morvillo e tre uomini della sua scorta: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Oggi Costanza ha quasi 76 anni, emozionante,da brividi la sua testimonianza, in un’assemblea piena di gente, silenziosa ed attenta ad ascoltare il suo racconto. “Quando Giovanni Falcone mi chiamò nel suo ufficio era il 1984.

Lavoravo all’accoglienza dell’ufficio istruzione del tribunale di Palermo, lui mi aveva osservato per un po’ di tempo e quel giorno mi chiese: vuoi essere il mio autista? dissì di sì. Fino a quel momento la mafia vera non sapevo nemmeno cosa fosse: la vivevo come un cittadino qualunque, ero convinto che portasse dei panni più grezzi rispetto a quelli che il giudice ha mostrato”. Giuseppe Costanza, è stato molto attento nella narrazione di alcuni episodi, ha confidato, ai giovani, che negli anni in cui era stato autista di Giovanni Falcone aveva imparato a convivere con la paura, ogni volta che usciva da casa non sapeva se avesse potuto riabbracciare la moglie e i suoi figli, tuttavia non abbandonò mai il suo magistrato perché aveva compreso il grande impegno del giudice e il suo bisogno di avere accanto uomini di estrema fiducia, e lui era uno di questi.

A cura di Michele Mininni

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