Muore il Popolo della Libertà, il partito del predellino, l’entità antipartitica per eccellenza, ma anche anti movimentista, anti popolare ma ultra populista, infarcita di generali e colonnelli, ufficiali tanti e nessun soldato semplice. Nasce Futuro e Libertà. Riedizione post moderna di Alleanza Nazionale. Nasce con la sua componente berlusconiana, l’egocentrismo del leader che imprime il suo nome al simbolo collettivo; nasce con una piccola marcatura addirittura vendoliana, con il superamento dell’alleato e della politica de factu, con l’affermazione egemonica della società civile. Nasce nel momento stesso in cui Fini sceglie non già di sigillare un accordo, come andavano sostenendo i suoi detrattori, con i “compagni”; piuttosto nell’istante preciso in cui, pretendendo le dimissioni di Silvio Berlusconi, si è slegato dal Capo per tornare nell’agone della destra, nel novero dei Pinuccio Tatarella e Giorgio Almirante. Insomma, nel momento in cui è tornato a fare la destra pura, senza soluzioni alcaline, senza diluzioni, senza mescolamenti pericolosi.
I FOGGIANI IN TRASFERTA – I cori da stadio della kermesse di Bastia, il fragore alla richiesta ardita lanciata al premier – sempre più princeps inter pares, Fini – le mani spellate. Immagini da politica di congresso. Quella che, per anni, Fini aveva dovuto tenersi dentro per lasciar spazio all’ “amico Gianfranco” che taceva di fronte ai diktat. C’è di sicuro che, contro ogni pronostico, la gente lo segue. L’Umbria Fiere, quattromila posti in tutto, strabordava di gente. Verosimilmente, stipate, sabato e domenica scorse, ce n’erano almeno due volte tante.
E chi c’era non nasconde la contentezza. Dalla terra di Foggia sono partiti in tanti. Un manipolo di un centinaio di finiani. Alcuni doc, altri new entry, altri ancora sorprese assolute. Emilio Gaeta (capogruppo Fli alla Provincia) e Rino Lamarucciola (sindaco di Pietra), Raffaele Prencipe (vicesindaco di Mattinata) e tutta una schiera di capigruppo e consiglieri comunali, di simpatizzanti e di militanti. Con la nota, lieta, di Ciccio D’Emilio da Foggia, ex Udc, ex Pdl, consigliere comunale eletto con i voti della formazione berlusconiana. Sulla sua adesione, il responsabile di Fli, Fabrizio Tatarella, non si scompone, né si sbilancia e derubrica l’intervento alla categoria della curiosità: “È venuto per sentire”. Voce malandrina. Il suo passaggio dev’essere imminente.
L’EMOZIONE DELLA REUNION – Dove invece non tentenna, Tatarella, è sull’atmosfera perugina: “Emozionante”. Una reunion in pieno stile da grande band? Si, vero. Ma anche, e piuttosto “una rimpatriata, un incontro di cuori. Amici che non vedevo da tempo”. C’è che resta un po’ defilata la componente giovanile. Tuttavia Fabrizio, figlio d’arte, nipote d’arte, strada di famiglia segnata con abbondante marcatura a destra, non dispera: “Ci incontreremo ancora”. In fondo, l’ha detto suo padre, Salvatore, cerignolano ed europarlamentare, intervenendo – unnico pugliese – alla convention finiana: “Eravamo undici mohicani a votare contro un documento ritualmente apologetico del capo e stupidamente repressivo della dissidenza interna. Oggi siamo migliaia!” ha tuonato. “Il miracolo più bello”.
LE MOSSE, LE STRATEGIE, L’ASSEMBLEA COSTITUENTE – E a gennaio ci sarà l’Assemblea Costituente futurista. Tanto che se in terra umbra può dirsi consumato il battesimo, nel “tempio” di Milano vi sarà l’investitura ufficiale. Fino ad allora, sarà tutto un gioco di creare e rompere, dichiarare e smentire. Di giocare sottilmente con la nobile arte della politica. Berlusconi sarà in dubbio. Italo Bocchino, capogruppo Fli alla Camera, paventa già incidenti di percorso e non nasconde più la crisi. Con il Capo del Governo, a rischio sono, chiaramente, quasi tutte le amministrazioni locali di centrodestra. Con il fiato corto a causa della gran corsa imposta da una furente strategia di chiusura a riccio, imposta dalla manovra a tenaglia messa in piedi dagli stessi finiani e dall’Udc.
CHE FINE FARA’ PEPE? – Palazzo Dogana, per esempio. Fabrizio Tatarella tace ancora una volta. L’aveva già fatto una decina di giorni addietro e lo conferma: “Dobbiamo vedere quello che succederà”, confida, laconico, a Stato. Ovvio che, qualora i finiani uscissero dall’esecutivo nazionale – mossa ormai certa, vanno discussi soltanto i tempi ed i modi – per coerenza accadrà lo stesso anche nei piccoli parlamentini locali. “Si. Probabilmente si”, ammette Tatarella. Impossibile, d’altronde, prospettare un’azione a ricadute zero. La macchina è, sì, in moto veloce, ma non fuori controllo. Perciò, va innanzitutto messa mano alla costruzione concreta del partito. Il meeting di Bastia dovrebbe portare una nuova linfa negli organismi di Fli. Nuovi iscritti, nuova voglia di fare, una politica che si tiene lontana dall’ossessione compulsiva del “potere ad ogni costo”. Ma, ciò, vuol dire anche uno stato emergenziale in fatto di organizzazione. Urgenza alla quale Fli sembra preparata.
I CIRCOLI – Ormai i circoli sono ovunque. Tranne Chieuti, l’Alto Tavoliere è coperto. E, ad eccezione delle Tremiti, sul Gargano è l’en plein. Nessun timore per il Basso Tavoliere. Mancano i circoli a Stornara e Stornarella, vero. Tuttavia, lì influenza tatarelliana colmerà la lacuna. Resta invece scoperto il Subappennino. “Più che altro – confessa Tatarella jr. – per meri motivi di carattere temporale”. Come dire, dateci tempo. Già da oggi, mappa alla mano, la struttura di Fli incomincerà ad assumere una forma definita.
p.ferrante@statoquotidiano.it




Si,caro lettore. Abbiamo l’elenco di quasi tutti i partenti da Foggia, da San Severo a Lucera (di Manfredonia non c’era nessuno). Ma, per ovvi motivi di spazio e di ridondanza, abbiamo preferito non pubblicarli. Grazie per la segnalazione comunque
pf
buongiorno, vorrei segnalare che nella pattuglia foggiana a perugia c’era anche Lino Monteleone da Torremaggiore!
U zanzn