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Il graffito del doppio ‘quadrato magico’


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nella foto Graffito del doppio "quadrato magico", attinente alla simbologia templare Panni(Fg),Chiesa dell'Assunta (Foto di Nico Moscatelli)

nella foto Graffito del doppio "quadrato magico", attinente alla simbologia templare Panni(Fg),Chiesa dell'Assunta (Foto di Nico Moscatelli)

Panni – DURANTE un sopralluogo effettuato a settembre dal Gruppo Archeologico Daunio negli ambienti medievali superstiti inglobati nella Chiesa Madre ottocentesca di Panni,  è stato identificato uno dei graffiti considerati fra i più frequenti nelle località e negli edifici in cui è stata accertata la presenza templare: il cosiddetto “quadrato magico”, rinvenuto in forma e dimensioni identiche alla base del campanile della Cattedrale di Trani, città nota per essere stata una delle principali basi dei Templari in Puglia. Il quadrato magico è particolarmente importante in tutta la simbologia attribuita ai Templari, in quanto uno dei graffiti parietali incisi nella Torre del Coudray del Castello di Chinon in Francia, dove vennero imprigionati alcuni Cavalieri del Tempio insieme al Gran Maestro Jacques de Molay prima di essere arsi sul rogo il 18 marzo 1314. L’identificazione del graffito è stata eseguita da Nico Moscatelli, responsabile del Gruppo Archeologico Daunio e successivamente comunicata alla Soprintendenza Archeologica, che dopo un sopralluogo ha confermato la natura del graffito, che va però inserito in una serie di rinvenimenti analoghi in altre zone della Capitanata (vedasi per es. il graffito della c.d. “Triplice Cinta Sacra” identificato in corso di scavi e su preesistenti manufatti dal Dr.Maulucci della Soprintendenza Archeologica). Caratteristiche: Il graffito di Panni si presenta in forma doppia, in due quadrati affiancati, del tutto identica all’esemplare di Trani. Possedimenti fondiari dei Templari nella Puglia Settentrionale sono del resto ampiamente attestati nel XIII secolo dal Quaternus de Excadenciis, soprattutto per la zona del Tavoliere e nelle aree del Subappennino (Alberona, Lucera, Montecorvino, Troia, Volturino, Casalnuovo, Fiorentino) Il Dr. Maulucci (Soprintendenza Archeologica della Puglia),ha recentemente confermato la natura del graffito rinvenuto. Che i Templari (Ordo Militiae Christi) non fossero solo dei monaci guerrieri ma anche oculati amministratori , abili e attenti banchieri e finanziatori di sovrani è un fatto noto a tutti gli studiosi dell’argomento. Fra di loro esisteva un’organizzazione territoriale (Province, Commende o Magioni, Domus)) e anche una gerarchia (Gran Maestro, Maestro. Siniscalco, Maresciallo, Commendatore o Precettore, Cavaliere-soldato “a termine”). Nel nostro territorio i Templari avevano parecchi possedimenti. Nonostante l’ostilità mostrata da Federico II  (protettore dei Cavalieri Teutonici) nei loro confronti (per la ragione politica che essi sostenevano il papato) tanto da arrivare alla confisca di tutti i beni dell’Ordo Templi (settembre 1227) e nonostante che la Capitanata fosse la più colpita , alla fine le rimostranze dei Papi Gregorio IX e Innocenzo IV  ebbero la meglio. La situazione si sbloccò con l’avvento al trono di Carlo I d’Angiò e di Carlo II che ordinarono la restituzione all’Ordo di buona parte di quanto loro prima sottratto. (tratto da Nicola Michele Campanozzi I possedimenti templari in Capitanata). Da un documento del 3 novembre 1306 apprendiamo che il casale Royarium dell’abbazia di Torre Maggiore, donato da Bonifacio VIII, è stato oggetto di devastazione da parte degli uomini di S. Martino in Pensule, e di questo si lamentano con il re Roberto d’Angiò.
La domus di Torre Maggiore, la più settentrionale della Puglia, vide accrescere rapidamente le sua importanza tanto da essere ritenuta idonea per la celebrazione delle cerimonie d’ingresso all’Ordine. In generale, nella Puglia settentrionale prevalevano gli insediamenti interni nelle fertili terre della Capitanata, ad eccezione di Manfredonia, che era un porto d’imbarco di un certo rilievo e Monte Sant’Angelo sul Gargano, tra l’altro meta dei pellegrinaggi medioevali. Le domus della Capitanata erano dedite alla coltivazione e alla raccolta di cereali e legumi che venivano imbarcati per la Terra Santa. Poiché molti dei beni templari in Capitanata furono confiscati per ordine di Federico II e ne fu redatto un inventario disponiamo di informazioni molto analitiche circa la consistenza del patrimonio fondiario templare e il reddito che esso produceva. Dal Quaternus de excadenciis apprendiamo che la proprietà fondiaria templare nella Capitanata alla metà del XIII secolo era costituita da almeno 37 domus, 68 casalini, 24 terrae, 10 vinee, 10 peciae, 7 orti, 7 vineali, 3 saline, 2 oliveti, 1 tenimentum, 1 desertinum ed 1 terricella. Sui Templari e le vicende ad essi collegate sono stati versati fiumi di inchiostro. Si va dai testi di storia di autorevoli studiosi a quelli che invocano i Templari nei contesti più vari – come esoterismo, misteri, tesori, massoneria – che poco hanno a che spartire con la storia dei cavalieri rossocrociati. “Niente è più facile che trovare un libro sui Templari. L’unico inconveniente è che nel 90 per cento dei casi (mi correggo, 99) si tratta di bufale, perché nessun argomento ha mai maggiormente ispirato le mezze calzette di tutti i tempi e di tutti i paesi quanto la vicenda templare” scriveva Umberto Eco in un suo articolo e noi non possiamo che concordare.

Il graffito del doppio ‘quadrato magico’ ultima modifica: 2009-12-09T20:24:53+00:00 da Agostino del Vecchio



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Commenti


  • Nico Moscatelli

    Va prestata attenzione alle generalizzazioni: sia quella dei romanzieri di tutti i tempi che ai Templari riconducono i misteri più improbabili (vedi anche i casi Dan Brown e il Codice da vInci, che oggi ha presentato a Londra “Il sigillo perduto” e che promette la continuazione della saga, vedi le divulgazioni alla Voyager realizzate con una inconcludente melassa sensazionalistica ,e tanta altra “letteratura”). Ma bisogna anche non soggiacere alla sola altisonanza del nome o del titolo, vedi Umberto Eco e Franco Cardini, menti eccelse nei rispettivi campi, ma che spesso per puro spirito di differenziazione,non sfuggono alla tentazione di bollare sommariamente argomenti a cui in realtà non hanno dedicato personali approfondimenti, anche perchè non va dimenticato che in certi ambiti, soprattutto in Italia, quando gli studi muovono i primi passi (è sempre avvunuto nella storia della scienza) vengono sempre avversati da un certo tipo di accdemismo. Soprattutto quando non ha dati incontrovertibili da opporre.
    Nico Moscatelli


  • Renato De Michele

    Sulla porta della chiesa madre di Panni vi è un’altra famosa incisione che potrebbe, a questo punto, risalire alla stessa epoca templare, ed è “Terribilis est locus iste. Gn 28,17”. Frase riferita al famoso sogno di Giacobbe sulla strada di Beth-el, che si è ritrovata abbondantemente in numerose chiese dell’epoca in questione, e principalmente in Puglia e nella Francia del sud, zone di notorio stanziamento templare. Questa incisione mi aveva fatto sempre interrogare sulla sua provenienza, ma ora, accostandola a questo ritrovamento di Nico Moscatelli, mi ritorna in mente con una veste più chiara. Complimenti, Nico!

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