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A cura di Nico Baratta

Assalto al Portavalori #2. Il “Santo Graal” degli assaltatori. Le fonti dei N.O C.


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Foggia, domenica 09 dicembre 2018. La cronistoria di rapine quasi perfette di mercenari. Una scuola, la squadra, gli allenamenti, le rapine.

Continuiamo il racconto degli assalti ai portavalori avvenuti negli ultimi mesi sulle strade della provincia di Foggia e aree limitrofe extraregionali. Nel precedente articolo si parlò di tecniche, tempistiche, mezzi e strumenti utilizzati dagli assaltatori, e di come si venne a conoscenza di alcuni particolari, non raccontati nei vari articoli di stampa e telegiornali, dell’assalto al portavalori della Cosmopol avvenuto sulla SS655, la Foggia – Candela, al bivio per Castelluccio dei Sauri. Particolari frutto di indiscrezioni di fonti N.O.C. L’articolo precedente, “Assalto portavalori sulla Foggia – Candela. Per i N.O.C. qualcosa non quadra. Chi e perché assale?”, terminò con alcuni interrogativi, alcuni dei quali nel presente avranno risposte. Sia chiaro, quello che si racconterà è frutto di un lavoro di indagine giornalistica, che ha come fonte persone in prima linea contro la criminalità. I fatti esposti non sono elogiativi, raccontano la cruda realtà degli assalti ai portavalori, che vanno sempre perseguiti dalla legge, condannati e smembrati nella loro intima natura.

Non vi è alcun dubbio: per ogni bandito assaltatore il “Santo Graal” è il portavalori. Con la rapina compiuta con l’assalto a un portavalori il bandito si esalta. Lui porta a conoscenza alle Forze dell’Ordine che l’azione messa a segno è l’ingegno di una mente criminale sopraffina, che per bande ben consolidate, produce una sorta di sfida fra loro. Un effetto domino che coinvolge molte bande di assaltatori per dimostrare chi è la migliore verso chi indaga sulle loro “gesta”. Ma sono anche consapevoli che la corsa prima o poi finirà, con la vittoria di chi indaga. Ovviamente, purtroppo, il percorso è lungo, tortuoso, colmo di astuti depistaggi e sofisticati ostacoli programmati ad hoc prima dell’assalto e posizioni meticolosamente laddove l’investigatore o inquirente che sia non pone da subito l’attenzione, poi ci arriva. È sfida psicologica, che vede guardie e ladri studiarsi alla ricerca di punti deboli, dove il bandito parte avvantaggiato perché ha la possibilità di studiare mesi e mesi prima i tempi di reazione del suo avversario, conoscendone tempi, modi e spesso anche il modo di pensare.

Per gli assaltatori di professione ammazzare durante un assalto è una sconfitta, una macchia indelebile che gli costa anni di pena non previsti e che ritarderebbe la sua fame di soldi da intascare. È bene ricordare sempre che gli assaltatori sono calcolatori in tutto, finanche negli anni di carcere da scontare, se beccati. Questi mirano ad un assalto pulito, indolore, dove al massimo in 4 minuti e 35 secondi di azione e di dimostrazione esibiscono tutto il loro potenziale e gli effetti volutamente connessi, lasciando finanche, quando si può, segni distintivi, una firma che li deve contraddistinguere e far ricordare. Ebbene, nel nostro territorio, l’Italia Meridionale, da alcuni anni quella firma sono le stelle chiodate a quattro punte, le “Four Pointed Stars”; da qui il nome (anche con l’acronimo F.P.S., nda.) che sarà attribuito agli assaltatori che da molti mesi stanno mettendo a ferro e fuoco le maggiori arterie stradali percorse dai portavalori.

Come in ogni professione occorrono allenamenti per far sì che lo “spettacolo” riesca. Questo avviene per gli sportivi, per gli attori, per i circensi, insomma in ogni settore lavorativo che necessita di pratica e allenamento. I F.P.S. non sono da meno, anzi, si allenano e anche tanto. Il loro teatro, nell’anno 2018, è stata l’arteria stradale Foggia-Candela, la SS655.
Allenamenti, proprio così, con nessuna vittima, con nessun bottino rubato e da rubare (quest’ultimo particolare importante che svela alle menti attente indizi da porre in essere per capire con chi si ha a che fare). In altre parole sulla SS655 ci sono stati solo automatismi da collaudare, annotazioni di tempi di reazione del “nemico”, individuazione dei punti deboli della “balena” (il portavalori, che in molti sanno essere il tetto). Operazioni provate e riprovate per poi sferrare assalti, anche in sequenza, per rapinare il massimo del bottino.

Per antonomasia, quasi fosse un ritornello, gran parte dei media riportano che i cerignolani hanno il vizietto delle rapine ai portavalori: nulla di più sbagliato. Infatti concentrare tutto sui cerignolani significherebbe sminuire i “cugini” oltre Ofanto, quelli andriesi che hanno una grandissima scuola di assaltatori ai portavalori. È pur vero che ci sono i sardi e i campani, ma i pugliesi di Cerignola e Andria hanno uno stile tutto loro che fa scuola: loro sono rapidi e teatrali, studiano i dettagli in tutti i minimi particolari e si allenano prima di sferrare il o i colpi definitivi, limitando i danni alle persone, perciò senza, ricordarlo è doveroso, ammazzare le Guardie Particolari Giurate.

È notizia freschissima, del 04 dicembre 2018, di un assalto milionario a Serino, sul tratto autostradale che unisce Avellino con Salerno. Qui i portavalori assaltati sono stati tre. È stata un’azione in grande stile, ci hanno messo circa 11 minuti per tre blindati, tre minuti e mezzo a portavalori, tanto per rendere idea con chi abbiamo a che fare. Una squadra d’assalto che ha studiato minuziosamente ogni dettaglio, forse frutto di allenamenti fatti in precedenza sulle strade di capitanata. Ma su questi dettagli ci ritorneremo in seguito.
Ora concentriamoci sulla scuola e la squadra.

Una premessa è doverosa: il commando dura fin quando la legge non li assicura alla giustizia, pertanto i pugliesi, furbescamente, hanno creato una vera e propria scuola di assaltatori, per dare continuità in caso di arresti. Con tal “scuola” sulla piazza criminale è nuovamente pronto un commando fotocopia di quello catturato, con stesse tecniche, sistemi, mezzi, movenze e rituali.
Una sorta di “CEPU” del crimine, che unisce Puglia, Campania e Sardegna, e che nell’ultimo periodo ha visto new entry con l’innesto di “soldati” albanesi e in ultimissimo i calabresi (occhio a questi ultimi, poi descritti).

Nel commando ogni componente ha il proprio ruolo e, perciò, responsabilità. Un commando generalmente è formato dalle 9 alle 12 persone, prevalentemente di sesso maschile, tutti scelti per precise caratteristiche criminali. Sono rigorosamente non riconducibili fra loro, quindi all’inizio queste persone non si conoscono. Invece è doveroso dire che al capo del commando sono sponsorizzati dai vari clan criminali. Difatti il commando necessita di una persona brava o addirittura esperta al volante, di una abile nel furto d’auto, di una esperta nel maneggiare polvere pirica e tipologie varie di esplosivi, di una esperta nell’elettronica capace di eliminare (in gergo tagliare) ogni sorta di comunicazioni durante l’assalto e soprattutto capace di avere, e far avere al resto del commando, in primis al capo, occhi e orecchie immediatamente dopo l’avvenuto assalto. Ha bisogno anche di una persona che sappia usare la smerigliatrice o attrezzi da taglio, di una che sappia maneggiare liquidi infiammabili. Infine c’è lui, il capo del commando, il “Rettore” dei mercenari, perché di mercenari si tratta, affamati di soldi e assetati di gloria.
Formato il commando, perciò assunta la sua natura, in campo si distingue per il suo modo di agire, lasciando volutamente tracce come firma indelebile in calce all’azione svolta. Poi, a chiudere il cerchio del commando, ci sono le comparse, quelli non attivi sul campo, le “vedette” prima, durante e dopo il colpo.

Un esempio che ha fatto scuola negli ambiti investigativi, e non solo, è stato l’assalto al caveau della NP Service, al Villaggio Artigiani di Foggia, la sera del 24 giugno 2016. Qui, anche se l’obiettivo non era il portavalori, mezzi, strumenti, tecnicismi, armi, tempistiche, sono le stesse praticate sulle strade. Scuola perché essendo un obiettivo statico, chi ha studiato il caso, ha potuto “imparare”, verificando ciò che è accaduto prima, durante e dopo l’assalto, analizzando tutto ciò che gli assaltatori hanno lascito per strada. Merito delle Forze di Polizia foggiane che son riusciti (e non avevamo dubbi per la loro preparazione e professionalità) a incastrare e poi assicurare alle Patrie Galere chi da commando paramilitare quella notte, con armi ad altissimo potenziale di fuoco, mise a ferro e fuoco parte di Foggia.

Un particolare importante e vitale per il commando di assaltatori, che in genere sono dei professionisti addestrati anche militarmente, durante il colpo lasciano cadere nell’immediata vicinanza al blindato un “Registratore Vocale con Camera Nascosta”, che ha un’autonomia di 25 ore in modalità audio e di 5 ore in modalità registrazione visiva wireless. Il suddetto registratore viene occultato. Tra le varie forme di occultamento c’è quella in vari oggetti di uso comune, come per esempio un accendino, un portachiavi. Ebbene, tra quelli che nell’immediatezza dell’assalto bloccano e poi indagano la scena del crimine chi si soffermerebbe su un accendino trovato a terra su di un’autostrada, o statale che sia? È un particolare che sfugge ma che a volte, all’occhio attento di una mente fine, ha aiutato a risolvere casi. Per i mercenari del crimine, nel caso gli assaltatori, quell’accendino rappresenta la loro sicurezza, i loro occhi e orecchie, confermando che tutto sia terminato nel migliore dei modi. Difatti, ed è un indizio rivolto alle FF.OO., frequentemente accade che chi è preposto alle indagini, nell’immediatezza, quasi sempre parla e impartisce ordini sul da farsi tramite telefono cellulare o di persona proprio nei pressi del blindato, così dando modo alle “vedette criminali in ascolto” di guidare il commando secondo ordini impartiti proprio dal nemico. Professionisti del crimine, menti fine, ragion per cui chi li definisce mafiosi fa un madornale errore; il mafioso sarà anche mente fine ma per altre finalità, efferate, estorsive, assassine. Non sono mafiosi gli assaltatori, ma si servono di loro, perché sarebbe impensabile assaltare un blindato senza “la benedizione” del clan mafioso territoriale. Pertanto i mafiosi sono i basisti, mentre gli F.P.S. sono gli esecutori materiali, che a colpo avvenuto riconoscono una “tangente” al clan territoriale dove l’assalto è stato compiuto. Dunque, e si ripete ulteriormente perché è un particolare importantissimo, chiamarli mafiosi è quanto di più sbagliato, l’espressione esatta è “forze speciali criminali mercenarie”.

Ora concentriamoci sugli allenamenti (…rispondendo a un quesito del precedente articolo)

In sequenza temporale sono 3 gli “allenamenti”, tutti avvenuti sull’arteria che collega Foggia a Candela, la SS655, teatro per “tradizione” di attacchi ai blindati, come già posto in evidenza nel precedente articolo “Assalto portavalori sulla Foggia – Candela. Per i N.O.C. qualcosa non quadra. Chi e perché assale?” (assolutamente tassativo da leggere per continuare il nesso logico con l’attuale articolo).

(Hai letto il precedente articolo? Allora sei pronto a leggere ciò che è scritto di seguito)

Le Rapine
In molti hanno pensato che fossero assalti finiti a vuoto per manleva degli autori, mentre in pochi hanno dedotto che forse sono stati fatti per concentrare l’azione investigativa e territoriale in quel tratto di strada per lasciare sguarnito il versante della SS16, tra Foggia – Cerignola e fino a Molfetta. Non è così perché le fonti N.O.C. rivelano che gli inquirenti (Forze di Polizia) proprio in virtù di questo presagio, hanno rafforzato quel tratto con l’ausilio di auto civette. Tuttavia non è valso a nulla tal incremento di controlli, perché gli allenamenti e i preparativi terminavano quel famigerato 31 ottobre del 2018, aprendo, di fatto, a una fiction dall’inequivocabile titolo “triplice assalto criminale”. Ecco perché nel precedente articolo si posero delle domande, tra le quali «Mah…, sembra un film tragicomico della “Pantera Rosa… Dimenticanza? Distrazione? O più semplicemente banco di prova?» con riferimento alle manovre evasive del conducente del blindato che riuscì a trovare un varco per sfuggire all’assalto, particolare mai lasciato al caso da un commando di assaltatori esperti e determinati a prendersi il bottino. Si ripropone parte di quel passaggio del precedente articolo “Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti al bivio per Castelluccio dei Sauri e quello per Orta Nova, la Guardia Particolare Giurata che conduceva il portavalori avrebbe intravisto un’autogrù che procedeva contromano puntando al blindato. L’intuizione fu decisiva per il conducente e per il carico che trasportava che, prefigurando un tentativo di assalto, ha prontamente invertito la rotta di marcia, imboccando poi il bivio anzidetto, dirigendosi sulla strada verso Troia. Nel frattempo, per rallentare e poi bloccare il traffico, su una carreggiata era stata incendiata una Fiat Panda legata con una catena al guardrail, e parte della strada è stata cosparsa di chiodi a quattro punte. Poi la manovra evasiva del conducente del blindato ha beffato gli assaltatori, poiché non avendo chiuso quel tratto, si sono ritrovati senza mezzo da assaltare”.

Ad aprire le danze degli assalti è Canosa di Puglia (BAT): leggi “Canosa di Puglia, A14; assalto a portavalori pieno di preziosi e armi” al link https://nocpress.blogspot.com/2018/11/canosa-di-puglia-a14-assalto.html)
Poi, nel mezzo degli allenamenti, c’è Villa San Giovanni (RC): leggi “Rapina al portavalori. Una Guardia Giurata morta e una ferita” al link https://notizie-24.com/rapina-al-portavalori-una-guardia-giurata-morta-e-una-ferita/. A provarci sono le nuove leve, i calabresi, poco esperti in assalti e molto esperti in attività mafiose. Qui si parla di ‘ndrangheta. L’assalto è un disastro. La notizia è riportata da pochissimi media, ponendo in evidenza la morte di due Guardie Giurate. I metodi di attacco sembrano essere gli stessi di quelli pugliesi. Ci sono varianti nell’ottimizzazione dell’azione e il grilletto è più facile poiché la mano è diversa, è mafiosa, è ‘ndranghetista, e si è visto. A rafforzare la tesi dei N.O.C., oltre alle modalità di attacco, è il mezzo utilizzato per compiere l’assalto, una Jeep Renegade risultata rubata giorni prima a Civitanova Marche, altro teatro di un assalto fallito. Gli assaltatori utilizzano auto berline, veloci, anche non molto potenti, ma scattanti e agili nelle fughe, che durante la corsa devono anche mimetizzarsi con le altre, per poi abbandonarle e bruciarle.
Come detto prima, ogni commando ha il suo segno distintivo. Le nuove leve hanno scelto la Jeep Renegade, come scritto nell’articolo pubblicato dall’Ansa.it in data 4 Giugno 2018 “Assalto a portavalori e scontro a fuoco”, al link http://www.ansa.it/marche/notizie/2018/06/04/assalto-a-portavalori-e-scontro-a-fuoco_a8cf63c0-0ba8-44cc-ad28-90d522d544ce.html.
In merito all’assalto compiuto a un portavalori in località Villa San Giovanni è stata arrestata una Guardia Giurata, che dopo aver sparato a due fratelli, due amici, chiede perdono. Agli inquirenti, quella Guardia Giurata fa anche i nomi dei componenti del commando, che presumibilmente avrebbero preso il largo scappando all’estero. È stato accertato che la Guardia Giurata ha preso parte attiva al colpo e agli inquirenti ha fornito il numero di persone impiegate sul campo e lungo il tragitto, ma essendo un basista, dubitiamo che possa aver dato elementi utili su quali fossero i mandanti. Si ricorda sempre che in quell’area vige la “legge ‘ndraghietista” in tutta la sua efferatezza e promiscua applicazione.
A distanza di due giorni ecco la mannaia inferta alle Forze dell’Ordine e alla Cosmopol, con un assalto andato a buon fine. In altre parole gli allenamenti sono diventai azioni concrete e ricche. Nell’articolo “Assalto al portavalori sulla Avellino-Salerno, sparatoria e auto in fiamme” al link https://nocpress.blogspot.com/2018/12/assalto-al-portavalori-sulla-avellino.html sono ben chiare le dinamiche messe in atto. Tutti conoscono cosa è avvenuto quel tragico giorno. Spari da entrambe le parti ma senza vittime. Un assalto pulito, senza morti, con parte del bottino rapinato e tracce dei malviventi perse.

Ecco che il Santo Graal degli F.P.S si è materializzato, 3 portavalori nel loro mirino.

Da alcune testimonianze, lo scenario appariva diviso in tre tronconi, proprio come avvenne durante “l’allenamento” del 31 ottobre 2018, dove l’arteria Foggia-Candela, al momento dell’attacco il traffico si presentava diviso, appunto in due tronconi, distanti un paio di km l’uno dall’altro.
I commando che operano sulle strade della Capitanata del sud sono due, uno pugliese-campano-albanese, esperto, collaudato, chirurgico e ben addestrato, paramilitare, l’altro calabrese, di origine ‘ndranghetista, ma irruento, sanguinario e spietato, dissoltosi prima di cominciare. Uno è figlio dell’altro, ma che del padre non ha nulla se non le modalità di esecuzione, dove la ‘ndrangheta punta a volere i suoi discepoli assaltatori di professione come i pugliesi non mafiosi. Se questi sono i risultati, sulla piazza i pugliesi restano i migliori e le mafie, per assicurarsi i loro servigi, sono disposti a pagare profumatamente per fornire loro mezzi, strumenti, logistica. Un dazio poi rimodulato con la tangente che gli assaltatori devono versare a loro. Insomma, un “do ut des” promiscuo, sulla pelle degli altri, criminale. D’altronde come ad Hollywood, le Star sono ricercate e super pagate, ma versano sempre il dovuto a chi li ha lanciati.
To be continued…

©NicoBaratta all rights reserved – Tutti i diritti sono riservati

Assalto al Portavalori #2. Il “Santo Graal” degli assaltatori. Le fonti dei N.O C. ultima modifica: 2018-12-09T11:25:38+00:00 da Nico Baratta



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