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INPS Il governo Meloni taglia le pensioni di anzianità per i dipendenti pubblici, cosa cambia nel 2024

Il taglio delle pensioni per alcune categorie di dipendenti pubblici non riguarda più gli assegni di vecchiaia, ma solo quelli di anzianità, ovvero la cosiddetta pensione anticipata

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
9 Dicembre 2023
Economia // Primo piano //

FOGGIA – Il governo Meloni fa mezzo passo indietro sul taglio delle pensioni ai dipendenti pubblici. O meglio, a quattro categorie di lavoratori: medici e infermieri, dipendenti degli locali, ufficiali giudiziari e insegnanti delle scuole materne ed elementari.

Con gli emendamenti del governo alla legge di bilancio, il taglio previsto per le pensioni dal 2024 non si applicherà agli assegni di vecchiaia, ma solo a quelli di anzianità.

La riduzione dell’importo delle pensioni è stata tra le ragioni che hanno causato lo sciopero dei medici pochi giorni fa. A ritrovarsi con un assegno più basso sono le persone che hanno iniziato a lavorare tra il 1981 e il 1995: se lasceranno il lavoro dal 2024 in poi, avranno una pensione più bassa di quella che avrebbero ottenuto quest’anno.

In alcuni casi, secondo i sindacati delle categorie coinvolte, si arriverebbe a una riduzione anche del 25% della pensione annuale.

In seguito alle proteste, il governo Meloni è quindi intervenuto con un emendamento alla manovra. Le novità sono due. La prima è che chi matura il diritto ad andare in pensione (anche anticipata) entro il 31 dicembre 2023 potrà farlo anche il prossimo anno o quelli successivi senza subire un taglio dell’assegno.

La seconda è che la riduzione dell’importo non colpirà le pensioni di vecchiaia, cioè chi lascia il lavoro perché ha raggiunto almeno 67 anni di età e 20 anni di contributi. Non ci sarà nessun taglio anche per chi è obbligato a lasciare il servizio, perché ha raggiunto il limite di età possibile o ha maturato l’anzianità massima consentita.

Ciò significa che il taglio resterà attivo principalmente per una categoria: i pensionamenti anticipati. Chi se ne va dal lavoro con la pensione di anzianità (ovvero con 42 anni e 10 mesi di contributi versati, o 41 anni e 10 mesi per le donne, a prescindere dall’età) avrà comunque un assegno più basso. Diventerà molto più conveniente, quindi, aspettare fino ai 67 anni di età.

Per medici e infermieri, così come per i dipendenti degli enti locali che svolgono attività infermieristica, ci sarà un’alternativa in più.

Restando al lavoro più tempo, anche dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione, il taglio verrà ridotto: un trentaseiesimo ogni mese, in modo che restando al lavoro per tre anni in più la riduzione sarà completamente cancellata. Insomma, per il personale sanitario è chiaro l’incentivo a continuare a lavorare fino a un’età avanzata.

Tanto che diventerà possibile per tutti chiedere di restare in ospedale anche passati i 40 anni di servizio, fino a un’età limite di 70 anni.

Per tutte le categorie coinvolte, scatterà anche un meccanismo per ritardare l’accesso alla pensione anticipata. Chi matura i requisiti nel 2024 dovrà aspettare tre mesi in più, e questa soglia poi si alzerà gradualmente fino al 2028: chi maturerà i requisiti per la pensione anticipata in quell’anno dovrà posticipare l’uscita dal lavoro di nove mesi.

Fonti verificateⓘ: FANPAGE //

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