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‘Arcivescovo sipontino’ Niccolò Perotti (III p.)


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Niccolò Perotti (cadnet.marche)

Niccolò Perotti (cadnet.marche)

Manfredonia – NICCOLO’ Perotti, intorno al 1461, si trova a Vienna e qui incassa dalla Casa imperiale abbondanti prebende ed onorificenze anche per i suoi parenti. Diventava contea l’isola Centipara e divennero conti molti dei suoi famigliari. Nello stesso anno,per intervento dell‘imperatore Federico III, Niccolò fu nominato referendario da Pio II. Grazie a queste nomine,il Perotti potè vivere nel benessere. Dal 20 maggio 1460 e fino al 12 dicembre 1461 riceve in commenda e denaro sui beni delle seguenti chiese e monasteri: San Silvestro a Montecavallo; Sant’Agostino di Pamplona; monastero di s. Salvatore, nella diocesi di Messina; monastero Basiliano dei ss. Pietro e Paolo della Chitara. Il tutto per il totale annuo di 340 fiorini. Dopo la morte di Pio II, sempre per mezzo del Bessarione, ottenne dal nuovo pontefice Paolo II, il \13 aprile 1469, il governo del Patrimonio o Tuscia, a Viterbo. Qui in provincia, il Perotti potè, meglio e di più dedicarsi agli amati studi.

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A Viterbo scrisse i “Rudimenta grammatices” con il conseguente trattato “De componendis epistolis”. Alla fine del 1468, le due opere erano complete ed ebbero una buona tiratura, fino alla stesura di ben 60 edizioni. A proposito dei “Rudimenta” scrive Sesto Prete:”…La sua è la prima grammatica nella quale è inclusa anche la parte di morfologia elementare che consiste nella declinazione dei nomi e nella coniugazione dei verbi, come pure nella definizione delle parti del discorso. La parte principale è dedicata alla sintassi del verbo. Questa si trova già nelle Regolae grammaticales di Guarino Veronese le quali furono composto mezzo secolo prima del lavoro del Perotti. Un secondo elemento di originalità si trova nei Rudimenta, ed esso è rappresentato dal fatto che della grammatica viene a fare parte anche un breve trattato sullo stile epistolare. Questo rendeva i Rudimenta un trattato indipendente e lo si poteva usare come un lavoro completo sulla lingua latina. Senza dubbio deve essere considerato questo il motivo per il quale la Grammatica del Perotti diventa tanto popolare non soltanto in Italia, ma anche nelle restanti regioni di Europa…”.(11).

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Tornato a Roma, il Perotti ebbe modo di visionare l’opera del Bessarione “In calumniatorem Platonis”. Tale opera d’intento palesamente accusatorio contro Giorgio da Trebisonda che nel 1445 aveva pubblicato le “Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis”. Qui Platone era ritenuto un uomo senza fede e moralità, tanto che la sua filosofia era ritenuta eretica.

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Al Bessarione si unì il Perotti che con la sua “Refutatio delyramentorum Georgii Trapezuntii cretesi”, nel 1470, ricusava il Trebisonda con le “Annotationes”. Platone fu difeso con toni talmente accesi che la questione da letteraria divenne quasi polemica umana. Il Pinzi (12) nelle sue “Cronache e Statuti della città di Viterbo” scrive, poi, che il nostro umanista, dopo”…4 anni, 4 mesi e 5 giorni”, fu cacciato dalla cittadina laziale per avarizia, per subdolo comportamento e per aver specificatamente compiuto”…molte cose ingiuste, tiranne rie e violenze a molte persone…”. Nell’amministrazione di Viterbo, il Perotti fu anche accusato, tra l’altro, di aver accumulato con frode, in un periodo di carestia, un enorme quantitativo di grano e per averlo venduto ad un prezzo assai esoso, conseguendo un guadagno notevole. Ma chi ha buoni protettori, anche in oltraggio ad un cattivo agire, ha sempre modo di accumulare altri e maggiori onori. E, con l’assiduo favore del Bessarione, nel febbraio del 1471, il Perotti ebbe la possibilità di governare Spoleto.

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Anche qui si distinse nella compilazione di opere classiche. Scrisse quella che viene convenzionalmente detta “Cornucopia”. Era un vero e proprio commento ai libri e agli epigrammi di Marziale e, in ultima analisi, può anche considerarsi un intero vocabolario della lingua latina. Tornò a Roma ed ottenne da papa Sisto IV quando ottenne, dal 18 agosto 1474 e fino al 16 febbraio 1477, il governo di Perugia. Nel frattempo, compose numerose poesie e favole che raccolse nell’”Epitome”. Sempre Sesto Prete scrive in proposito:”…Le questioni riguardanti l’Epitome sono abbastanza note e sono studiate da molti, soprattutto dagli editori di Fedro ai quali rimandiamo. Qui è opportuno osservare che i versi del Perotti sono quelli propri del poeta che li compone non perché ispirato, ma soltanto perché alcune occasioni lo richiedono. Si tratta quasi sempre di brevi epigrammi: in alcuni casi ci troviamo di fronte a composizioni eccessivamente licenziose che dovrebbero compromettere la dignità di un arcivescovo. Non manca il tono ironico ed a volte astioso di chi male accetta torti ricevuti come non manca qualche espressione umana che rende piacevoli quei versi con i quali l’umanista si rivolge a qualche amico o quando il pensiero lo porta alla sua terra alla quale si sente fortemente legato”.(13)

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Nel frattempo, nel 1473, era morto il cardinale Bessarione e stranamente, dopo qualche anno, cominciano pure le prime disgrazie del Perotti. Perugia, infatti, fu colpita come non mai da una pestilenza rovinosa, con conseguente carestia.

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L’arcivescovo sipontino non fu esente anche da pesanti critiche per i tanti litigi sostenuti con alcuni nobili della cittadina toscana. Cominciò a lamentarsi ammettendo di versare in discusse e mai provate ristrettezze economiche. In suo aiuto continuò ad intervenire il buon Sisto IV che gli inviò 1000 ducati da spendere anche per il fabbisogno dei perugini. Come per Viterbo e Spoleto, anche a Perugia non cessarono mai le voci su presunti atti di malgoverno perpetrati dal Perotti. L’umanista cercò di discolparsi, ma nei primi mesi del 1477 dovette lasciare l’incarico per rifugiarsi nella sua villa Curifugia all’Isola Centipara, dove morì il 14 dicembre 1480.
(III – fine)

‘Arcivescovo sipontino’ Niccolò Perotti (III p.) ultima modifica: 2010-01-10T13:01:56+00:00 da Redazione



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