Editoriali

Omofobia strisciante e i doveri dei cittadini


Di:

Omofobia diffusa (cedocsv.blogspot.com)

HO assistito in questi giorni ad un proliferare di violenza verbale sotto forma di comunicazione mediatica. Ho scelto di non intervenire immediatamente perchè ho preferito evitare l’impeto del momento, quello che incita a reazioni equiparate all’offesa, quello che consente all’aggredito di poter assumere la maschera e le sembianze dell’aggressore. Ho atteso e scrivo ora che l’autore di affermazioni gravi come omosessuali malati di “turbe psichiche” o la signorina Vendola ha rassegnato le dimissioni. Non è questo che mi interessa ora. Preferisco compiere a livello personale, non come portavoce di Arcigay Foggia Comitato promotore che in tal senso si è allineato alla linea del Presidente Nazionale Paolo Patanè.

Scrivo cercando di dissipare in me ogni preconcetto e mi domando come reagire dinanzi ad offese di questo calibro e a tante altre provenienti dal mondo religioso, laico e altro. Credo che vada doverosamente distinto il privato cittadino dall’amministratore (locale o nazionale che sia).

Per l’amministratore
A chi imputare la colpa per avere certi amminsitratori? Sicuramente all’elettore che ha scelto (almeno in quelle locali ove ancora possibile visto che il porcellum ha eliminato questo strumento democratico) personaggi in virtù di scelte clientelari o, addirittura, per aver consentito tali vittorie semplicemente non esprimendo il proprio diritto di voto (astensionismo). D’altro canto la responsabilità dei partiti è evidente. Io per primo ho delle idee che sento espresse da un partito politico nazionale che in Capitanata, nella mia terra, non mi convince. E’ affidato a persone di dubbia affidabilità che non voterei per nessun motivo e in casi come questi io traduco queste situazioni come tradimenti locali dei principi ispiratori. Credo però che i partiti debbano indagare maggiormente su chi a livello locale li rappresenti, della coerenza delle scelte, della congruità degli impegni, della non interscambiabilità che permette di vedere gli stessi in uno o nell’altro schieramento come se nulla fosse. Si, siamo noi e loro i responsabili se abbiamo permesso a certi faccendieri di divenire i nostri rappresentanti. Dovremmo riporre nella sovranità popolare maggiore attenzione. Non sempre lo facciamo e le conseguenze leccesi sono tipiche di comportamenti come questi. Potrei elencarne altredi situazioni qui nella mia terra. Imbarazzanti situazioni che non dovrebbero essere consentite. Eppure…

Non lamentiamoci dopo se abbiamo consentito, direttamente o indirettamante, a queste persone di accedere ai posti alti della democrazia.

Per il privato cittadino
Sicuramente il discorso precedente non vale per gli atti compiuti dal singolo soggetto. Se un giorno camminando per strada qualcuno decidesse di prendersela con me o con un altro sarebbe una scelta personale, premeditata o di follia, ma personale. Potrebbe essere prevedibile (pensiamo agli stalker) oppure no. E allora il centro gravitazionale di responsabilità in quel caso muta completamente direzione. Sorrido davvero quando si implica anche l’aggressione del singolo agli amministratori locali. Immaginate un Sindaco un po’ Giucas Casella che impone di aggredire solo “quando lo dirò io”.

Ma su, siamo concreti, il singolo non è una competenza del politico, competenza del politico è amminsitrare una comunità, magari cercando di veicolare messaggi propositivi ma la violenza non è un fatto che può cancellarsi con una buona gestione. Questo mi ricorda il generico modo di bollare il nostro quartiere di Viale della Stazione solo perchè a forte densità d’immigrati. E allora? Se uno dà fastidio al macero tutti. S’invoca il sindaco sceriffo, si richiama quell’educare uno per educare cento che al solo scriverlo mi trasmette dei brividi sui polpastrelli che scivolano sulla tastiera. Si dimentica che la repressione non significa educazione.

Paolo Patanè ha dichiarato che si può perdonare l’uomo o la donna non il politico o la politica. Perfetto. E’ quello che penso. Aggiungo che lottare contro le discriminazioni significa non fomentare altra violenza. Corriamo il rischio di assumere linguaggi non multiformi ma uniformi, standardizzati, talmente simili da confondere i ruoli. La società non muta velocemente. Il substrato è forte. Non pensate che le dimissioni di uno siano il gesto finale. Sono un segnale di rivincita momentanea ma, alla fine, quando i riflettori si spengono, le parole sono penetrate nelle menti e nelle coscienze e sicuramente più in là daranno ulteriori frutti.
Dobbiamo fare squadra:
– squadra quando votiamo informandoci su chi propongono i partiti nelle liste, soprattutto a livello locale e poi a quello nazionale, porcellum permettendo (ma in quel caso punendo il partito in sè);
– squadra quando decidiamo di non votare perchè consentiamo a drappelli di minoranza di divenire forza;
– squadra nei luoghi di lavoro o di studio o ricreativi per ribadire concetti non solo nel giorno delle dichiarazioni o agressioni omofobe, per poi cadere nell’oblìo.
– squadra quando pensiamo solo a vincere in un modo o in un altro. Questo perchè se è vero che gli scontri per la vittoria mostrano i lati più forti è pur vero che l’unica certezza di uno scontro è che qualcuno ne uscirà sconfitto.

Fra due giorni, più o meno, dell’omofobo leccese non si ricorderà più nessuno ed un velo d’indifferenza piomberà su questa vicenda ma i destinatari dell’offesa avvertiranno ben nitida quella discriminazione e non potranno cancellarla. Un “ripensamento dei nostri rappresentanti”, una maggiore attenzione ai veicoli educativi “inculcati” nelle scuole, un maggior coraggio a evitare luoghi comuni sono gli strumenti per veicolare certi messaggi. Il resto, la cavalcata del momento la lasciamo a chi la compie. Quelle vittorie, se tali possno essere chiamate, sono destinate ad essere sbiadite da futuri e mortificanti episodi, come la cronaca ci insegna.

[Gianfranco Meneo è scrittore, docente, portavoce del Comitato promotore Arcigay Foggia. Ha scritto il libro “Transgender. Le sessualità disobbedienti”, Palomar]

Omofobia strisciante e i doveri dei cittadini ultima modifica: 2012-01-10T10:36:51+00:00 da Redazione



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This