CulturaManfredonia
Strappato alla vita da un male crudele e inesorabile

In ricordo di Giuseppe Facciorusso, Dirigente Scolastico, mio amico di scuola

Elucubrazioni filosofiche, le sue, non comuni, che gli venivano fuori dalla sua intelligenza sillogistica


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Manfredonia, 10 gennaio 2018. Il giorno 16 dicembre 2017, all’età di 67 anni, dopo non poche sofferenze, sopportate, peraltro, con cristiana rassegnazione, ma anche con antico stoicismo, veniva a mancare Giuseppe (Peppino) Facciorusso all’affetto dei suoi cari, costernatissimi Signora Sipontina, sua sposa, dei figli Valerio e Antonia Gaia, della sorella Rosa, dell’amatissimo fratello Rosario, che affronta il gravissimo lutto della perdita in religioso e assai composto silenzio, a celare, molto commosso e disorientato, col piglio guerriero di calciatore professionista che fu, di grande classe e sicura fama, molto amato dalle tifoserie e dirigenti, nelle varie squadre, dove ha militato. Ebbene, il suo prediletto fratello Peppino è stato strappato alla vita da un male crudele e inesorabile.

Che dire, a consolazione dei suoi cari, dei parenti e degli amici tutti, della prematura dipartita di Peppino, nato col bernoccolo del genio del sapere, della cultura profonda, con le antenne sempre in avanti, lungimirante nel suo vedere il mondo, la vita, attraverso studi profondissimi, pane, il suo, non per tutti i denti, ma di quelli per pochi eletti. E lui, Peppino, serafico, fra gli insostituibili affetti familiari, non si dava per vinto nel dialogo diatribico con il mistero dell’esistenza, sempre con quel suo sorriso solare, nella smorfietta delle labbra, pronte a stoppare l’interlocutore non avveduto, nello sciorinare il contraddittorio in misura larga, elegante, con eloquio cesellato. E sì, che Peppino, mio amatissimo amico di scuola, eccelleva nei suoi studi e nelle sue elocuzioni. Era l’allievo, primo della classe, fra i primi dei vari istituti. Ma sicuramente il primo, per antonomasia, nel vedere molto lontano, tra le nebbie del vivere. Sempre disarmante il suo sorriso luminoso, sdrammatizzante anche nell’affrontare e nel discettare argomenti e temi esistenziali.

Elucubrazioni filosofiche, le sue, non comuni, che gli venivano fuori dalla sua intelligenza sillogistica. Molto razionale, fino alla pignoleria intelligente nell’affrontare temi e metodi organizzativi del suo lavoro di Dirigente Scolastico, esemplare nel suo stile, molto riconosciuto ed apprezzato, nella conduzione dell’Istituto Comprensivo di Peschiera Borromeo (MI). Da lui creato, “costruito”, e diretto con mirabile maestria pedagogica, da ben oltre venticinque anni. Eccellente educatore nel rapportarsi con l’ambiente scolastico, da quello prioritario dei ragazzi e i bambini, guardati, seguiti e curati con senso umanitario fuori dal comune; a seguire quello dei docenti che, sul suo modello, davano impronta altamente educativa alla loro azione; ancora, poi, con quello genitoriale, improntato ed educato da Peppino, alla partecipazione molto attiva nel processo educativo; per finire con le Istituzioni pubbliche e private, sempre stimolate, quasi “speronate” ad essere parte molto attiva nella navigazione pedagogica, che lui, Peppino, da intrepido, sostenuto da conoscenze e studi profondissimi, “navigante curiosissimo”, teneva “rotte” educative, dico, verso terre inesplorate della pedagogia moderna, sulle tracce di quella del passato, in un combinato molto originale, teso alla ricerca e alla realizzazione di tenute educative, protese sempre alla conoscenza e alla piena valorizzazione di ogni singolo allievo, nelle differenti peculiarità di ciascuno. Una scuola modello, quella dell’amico Peppino, ideata, studiata e realizzata magistralmente dalla sua scientificità pedagogica, così forgiata, grazie al suo acume intellettualistico, brillantato da geniali, sue, intuizioni, del tutto personali, originalissime nella loro genesi, con percorsi e processi formativi, in quanto a sinergie strategico-sinottiche, davvero molto sorprendenti nel loro dispiegarsi attuativo. E la mente, nelle nebbie della commozione, si affolla di ricordi, del volto, illuminato dal sorriso benevolo di Peppino, amico mio carissimo di scuola. Occhiali scuri, volto rotondo, un po’ paffutello, sobrio ed elegante nel vestire, nel compendioso interloquire, copioso di lemmi e idee, ricordo non aver mai subito lo “smacco” di un momento, in cui un qualsiasi insegnante, in un qualsiasi giorno, lo avesse sorpreso “impreparato”. Anni fantastici, dove tutto per noi era perfetto. Ma non per lui, alunno irrequieto e curioso, molto attratto dal sapere, inoltrandosi, esercitandosi, fin da subito, nell’applicazione di studi severissimi. Adolescenti spensierati, noi, e Peppino, più avanti, molto più avanti nel suo ragionar del mondo. Noi si inseguiva, in musica, gli strilloni strimpellanti “Ventiquattromila Baci”, “Cuore Matto”, e molto altro di questo genere… Ma lui, Peppino, adolescente, a inseguire, prediligendole, le melodie melanconiche del Tenco, e ancor di più, le poeticissime ballate del grande Fabrizio De André, nelle quali l’amico scomparso faceva larghissima navigazione di artistico ascolto.

Ammiratissimo il celeberrimo cantautore, fino al deliquio. E’, così, che raggiunta brillantemente la carica di Dirigente Scolastico, esercitata da par suo, Peppino, nella denominazione del suo Istituto Comprensivo (ad indirizzo musicale) in Peschiera Borromeo (MI), non ebbe alcun dubbio, tentennamenti, o esitazione nel volerla dedicare, intitolandola al geniale De André. Nell’euforia della giornata, della dedicazione, la prima in tutta Italia, Giuseppe vedeva realizzato un sogno, covato e tenuto segreto sin dal suo primo affacciarsi alla riflessione critica del mondo, dell’Arte, che lo riveste del “bello illusorio”. Di quel “bello” trascendentale.

Egli, nel giorno della festa, il 25 maggio 2001, festevole, giubilante, lui, alla presenza di Dory Ghezzi, dolcissima compagna di una vita dell’inimitabile cantautore, alla quale Peppino, illuminandosi, raccontava del suo “amore” smisurato per l’elevatissima Arte poetico-musicale, senza eguali. E pensare che De André era scomparso da non molto tempo, l’11 gennaio 1999. Giornata memorabile, perciò, quella, di cui egli andava molto fiero, immortalata anche da una bellissima pubblicazione, seguita attentamente, con gran plauso, dal miglior cantautorato italiano. Parlo dei grandi Vecchioni, De Gregori, Guccini, con i quali era in frequente contatto dialogante, come ampiamente testimoniano le foto, a corredo del presente mio scritto. Ma Peppino, dibattuto e diviso fra i suoi studi filosofico-sociologici, tradotti e interpretati da sue originalissime e personalissime meditazioni, esternate in discussioni, conversazioni puntigliose, e in calibratissime, poi, scritture, in elevatissima profondità, in una stesura, immagino, assai razionalizzante, suppongo, poi, conoscendolo, sfavillante di intuizioni sfolgoranti, frutto di riflessioni notevolmente acute. Dibattuto, dicevo, poi, con il compito di Dirigente Scolastico, espletato con passione, zelo e intelligenza non comuni, con modelli organizzativi e pedagogici da lui inventati e creati e costruiti originalissimi, a supporto, assai proficuo, della formazione naturale delle personalità delle scolaresche, guardate, esaminate, studiate nelle differenti, dicevo in avanti, nel presente scritto-ricordo, peculiarità di ciascun allievo, mai lasciato solo, in piena sinergia con il corpo docente, docile a lasciarsi “guidare” da tanto Dirigente, sempre in campo, in prima persona, nello stimolare, suggerire nuove tecniche, e sperimentarle, alla luce di studi larghissimi e vastissimi, nuove metodologie educative, tese alla piena formazione degli allievi.

Tenendo, sempre, però, in primo, sommo luogo, gli affetti familiari ritenuti nella loro sacralità, e tutti i grandi insostituibili valori umani, non facendo sconto alcuno agli atteggiamenti ipocriti, smascherati dall’amico nel loro travestirsi di alibi di comodo. Comunque, mai censore severissimo nel suo irriderli in bonaria umana inclinazione, forgiata nel suo animo pulito, anche se fermo e determinato nell’affrontare situazioni di ogni genere che la vita ci riserva. Quel largo, luminoso sorriso, inondante i suoi occhi, rispecchianti il suo singolare stato di essere. Di indole meditativa, molto accentuata, palesava, poi, un pragmatismo organizzativo nel suo singolare articolarsi e concretizzarsi mirabilmente. Puntualmente, ad ogni calda estate, ci siamo visti in spiaggia a Manfredonia. E lui aveva dimora in San Giuliano Milanese (MI), ma sempre presente a questo appuntamento estivo nella sua Città di elezione. Poi, stranamente, per una, per due estati, Peppino non si è più visto sulla nostra dorata spiaggia. Pensavo che non avesse più voglia di ritornare, che avesse a noia, a tedio, la sua venuta, diventata, forse, per lui, di routine fastidiosa. Ma dopo, pensando al suo amatissimo fratello Rosario, ritenevo un qualcosa di assai inverosimile. Ed ecco farsi strada nella mia mente un leggero “sospetto” di un “qualcosa”, che gl’impediva a ritornare. Per il suo fratello Rosario, molto discreto e chiuso nel suo tremendo dolore, mi riuscì di avere conferma in quello che trapelava, fra non molte silenziose reticenze. Il terribile male insidiava, insinuandosi infaustamente, la sua sana fibra robusta, assottigliandolo nella costituzione fisica, ma non in quella morale-spirituale di essere iperpensante, ponderato, riflessivo, statuario, interrogante, dialogante, dialettico nel suo senso diatribico, curiosissimo, com’era nella sua indole iperattiva, in convergenza combattiva, tesa ad affrontare, da gran “filosofo-guerriero” i timori e lo sgomento dell’ora fatale.

Peppino, in un percorso, in contraddittorio, senza cedere all’angoscia, s’era come chiuso in una conversazione elegante, docilmente disciplinata, interlocutoria, copiosa nel suo articolarsi sul gran mistero dell’Ignoto, nell’ombra, che funestamente pendeva, nel suo lento scendere, avvolgeva l’indimenticato amico mio Peppino di scuola e di vita, oscurando il suo viso teso sempre al sorriso, che sopravvive nel ricordo, sfuggendo alle strisce di tenebre. E vive e si staglia luminoso nella rimembranza degli affetti dei suoi cari, degli amici, di quanti l’hanno conosciuto, e vive Peppino, nelle opere, che, con intelligenza vivissima, sostenuta da studi profondissimi, nelle opere, dico, da moltissimi apprezzate, stanno lì a testimoniare la sua straordinaria, molto intelligente, concretezza. Peppino era un grande pedagogo, forgiatore di metodologie educative, che, per certi versi, fanno scuola; egli era un profondissimo pensatore del filosofeggiare, ottimo sociologo, attento a tutti i mutamenti, che, impavidamente, affrontava con spiccato acume intellettivo. Ricercatissimo intenditore di tendenze artistico-musicali, filosofico-sociologiche, e di tant’altro ancora da lui percepiti molto tempo prima che gli altri. Critico letterario, e dell’Arte in genere, puntigliosamente fermo nel suo porsi intenditore, nel suo farsi, lui stesso, nel ritagliarsi grande “artista del vivere”, affrontato, fino alla fine, in serena, filosofica rassegnazione, comunque del tutto cristiana, nell’abbraccio del sonno in Cristo.

Mi pare “vederlo”, Peppino, nelle maglie del sonno, perso nelle struggentissime, melanconicissime, poeticissime note del suo De André, accompagnarlo col suo canto melodiosissimo, intessuto di “rose e viole” a “sbocciare e ad appassire” nel fugace tempo che ci rovina addosso. Ma il sorriso dolcissimo di Peppino supera ogni ostacolo, ogni barriera d’ombra frapposta, e si ferma dipinto, davanti a tutti i suoi cari. Come, poi, non ricordare l’amico nella preghiera dei suoi cari defunti, a cominciare dal suo papà Michele, reduce di guerra, per continuare in quella amorosa di sua mamma Antonia, donna risoluta, determinata, austera e severa nel controllo degli studi del figliuolo, e del fratello Matteo, generale di Corpo d’Armata. Ed ora, in epilogo, ricordarlo, io, con questo mio modesto scritto, omaggiandolo, Peppino, indimenticato mio amico, nella solarità di una mattinata dell’agosto 2017, su una terrazza a mare, nel nostro ultimo incontro. Si parlò di tutto, incurante, lui, dell’atroce male, che lo avvolgeva nelle sue spire. Da elegantissimo conversatore, sottilissimo discettatore, che allontanava il suo amaro destino, quasi “socrateggiando”, in Kantismo ed Hegelismo, con la suprema legge morale nell’ottica di uno “Spirito Assoluto”, ch’è presente e si fa Storia esso stesso. Ma pure controbattendolo con dialettiche finezze dell’intelligente arzigogolare. Eloquio col Soprannaturale, il suo, che sopravvive nelle ricordanze e nei ricordi, illuminati a raggiera dal suo sorriso, che fioriva sulla sua bocca, inondandogli gli occhi. Sempre rassicuranti nel suo mordido ondeggiare, con, alle spalle, la tremolante marina, disseminata di barche, nel volo maestoso e stridente dei gabbiani.

Ciao, Peppino! Navigante intrepido, sempre curioso, mai saturo di Saperi universali. Accettati, in intelligente contraddittorio, nell’acuto osservare e nel profondo scandagliare, mai, acriticamente accettati, fossero pure quelli dei sommi geni. Così era Peppino, nello studiare, nel riflettere, nell’analizzare, e nel controbattere, ritenendo ogni battaglia mai conclusa. Del suo guardare in là, sempre più in là… In quella “smorfietta” di labbra e in quell’alone del suo ampio sorriso, a sgombrare ombre, dissipare tenebre. Ciao, Peppino, Ciao, che “l’aprile dorato” del tuo De André non ti sia “mai lontano” nel “viaggio” verso il Mistero. In Cristo, Nostro Signore. Col tremolante saluto dei tuoi cari, e di quello mio personale. Così, ancora, pure, nel mio “ritrarti” in quell’atto fiero, a non voler subire lo “smacco” dell’ “impreparato”. Anche nell’ora fatale…

Manfredonia, gennaio 2018
Lorenzo Prencipe

Tutte le foto a corredo del presente scritto sono tratte da “Passaggi di tempo” dell’Istituto Comprensivo Statale “Fabrizio De André” , n. 12 , maggio 2010. Edizione Speciale.

In ricordo di Giuseppe Facciorusso, Dirigente Scolastico, mio amico di scuola ultima modifica: 2018-01-10T18:27:54+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Valerio


  • Lettore attento

    Complimenti che bella amicizia e che belle persone…


  • rino colletta

    Straordinaria personalità di alto e particolare valore umano e culturale .


  • Mario

    La commemorazione dell’amico così ammirata e sentita rende tutto il valore e significato dell’esistenza virtuosa del passaggio terreno di una persona,
    permettendo anche a chi non lo ha conosciuto di provare stima ammirazione e affetto e serve da sprone e ispirazione a condurre una vita ricca di signicati etici.

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