Manfredonia

Pescatori Puglia vs regolamento Ce: ‘norme da burocrati’


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Compartimento marittimo Manfredonia, al centro il segretario Uila Gino Marinaro (Stato)

Manfredonia – NEL futuro ? Mobilitazioni quanto illegalità indirette. La prossima scadenza delle deroghe, con la conseguente entrata in vigore, dal 1 giugno 2010, delle misure tecniche per la pesca nel Mediterraneo (Regolamento Ce 1967/2006) è stata oggetto di recente di un’approfondita discussione in seno alle Giunte Esecutive delle associazioni di pesca nazionali, nonché fra i rappresentanti regionali e locali, i proprietari di natanti, fino ai semplici pescatori. Le nuove norme, approvate nel 2006 dalla Commissione europea ed in vigore dal prossimo giugno, metterebbero infatti a rischio tanto “l’economia del settore” quanto delle consolidate abitudini a livello culinario. Difficile che gli operatori possano continuare a pescare i cosiddetti bianchetti, novellame di sarde e acciughe (risorse ittiche sulle quali pesano comunque problematiche di livello temporale e normativo – vedi Pesca novellame a Manfredonia, pesca da frodo), con l’entrata in vigore della nuova normativa, considerando la grandezza ora di una maglia da pesca, pari a 50 millimetri. A proposito, il Ministero italiano ha risposto con propria nota al quesito concernente la dimensione minima delle maglie per le reti trainate, che entrerà in vigore il primo giugno prossimo. Sulla base di quanto specificato all’articolo 9 viene confermato come la sostituzione debba riguardare in via esclusiva il sacco lasciando pertanto invariate (maglie romboidali non inferiori a 40 millimentri) le rimanenti parti della rete.

Termina dunque dal prossimo 31 maggio la possibilità di deroga transitoria alle disposizioni previste dal regolamento del Consiglio 1967/2006 (relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo e recante modifica del regolamento -CEE- n. 2847/93 e che abroga il regolamento CE n. 1626/94), riguardante le misure di gestione per la pesca nel mar Mediterraneo. A partire dall’1 giugno, gli attrezzi trainati dovranno avere una pezza di rete a maglia quadrata da 40 millimetri nel sacco o, su richiesta debitamente motivata da parte del proprietario del peschereccio, una rete a maglia romboidale da 50 millimetri. La questione sollevata dai pescatori di Manfredonia, allargata probabilmente ai pescatori di tutto il basso Adriatico, è che le dimensioni delle maglie delle reti sarebbero “del tutto inadeguate” al tipo di pesca che si effettua “al di sotto delle Marche”, così determinando “una riduzione del 50% del pescato odierno”, mettendo a rischio la “sostenibilità” dei costi di gestione, e dunque i posti di lavori nello stesso settore Buonfiglio a Manfredonia, convegno salvaguardia Piccola Pesca

REGOLAMENTO CE 1967/2006 E RISORSE AULIETICHE – Il termine risorsa motiva dunque in parte le disposizioni attuate dalla Commissione europea, nel 2006, ma che rischiano di non allinearsi alle metolodogie di pesca dei compartimenti marittimi locali. Proteste e scioperi in vista, dunque, quasi in una riproposizione ipotetica dello stato di agitazione avvenuto nel giugno 2008, per il caro gasolio, quando a fronte di un esborso per natante pari a 1.100 euro a settimana, l’aggravio annuale, rispetto al 2007 si aggirava attorno ai 36 mila euro. Ma al di là dell’accostamento con gli scioperi del 2008, e ad ipotetiche mobilitazioni e blocchi nel settore, resta la confusione e il malcontento tra gli operatori marittimi della Puglia, con l’entrata in vigore della normativa Ce del 2006, con il rischio concreto di mancate attuazioni, degli stesse operatori, delle discipline imposte dai “burocrati dell’Unione”.

LE NORMATIVE – LO SFRUTTAMENTO SOSTENIBILE DELLE RISORSE – Con l’entrata in vigore di una legge datata 2006, Regolamento-CE-1967-2006 Regolamento Ce 1967/2006 la Comunità Europea ha ritenuto necessario, “a seguito dell’affermarsi della consapevolezza dell’esauribilità delle risorse alieutiche (l’insieme delle tecniche che, nel loro complesso, costituiscono la pratica della pesca come arte) fortemente compromesse dalle nuove tecnologie – come spiega il professore Giuseppe Spera, dell’accademia navale di Livorno e dell’Università di Sassari – l’adozione di una politica comune della pesca intesa ad uno sfruttamento sostenibile e responsabile di tali risorse”. Da qui una serie di regolamenti in materia, “che si sono sovrapposti alla normativa nazionale, al fine di perseguire gli obbiettivi della politica comune della pesca”. La pesca, dato che per le Regioni la citata riforma del titolo V non ha incluso la pesca nel’elenco delle materie rimesse alla potestà legislativa dello Stato, va collocata nella sua globalità nell’ambito della potestà legislativa regionale residuale, come tale piena, anche se con le limitazioni evidenziate nelle recenti pronunce della Corte costituzionale (17 maggio 2006 n.213 e 16 marzo 2007 n.812).

COSA HA SPECIFICATO LA CORTE – Pur rientrando la pesca nella potestà legislativa residuale delle regioni (ex art. 1178, quarto comma cost) in essa per la complessiva e la polivalenza delle attività in cui si estrinseca, possono interferire interessi eterogenei, statali e regionali, con indiscutebili riflessi sulla ripartizione delle competenza legislativa ed amministrativa. Da qui “tali attività ed aspetti riconducibili all’attività di pesca non possono infatti che essere disciplinati dallo Stato, considerando il carattere unitario con cui si presentano e la conseguiente esigenza di una loro regolamentazione uniforme”.

Pescatori Puglia vs regolamento Ce: ‘norme da burocrati’ ultima modifica: 2010-05-10T10:05:55+00:00 da Giuseppe de Filippo



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Commenti


  • Pescherecci di Trani

    I pescatori sono in agitazione per la nuova norma delle reti
    è PRONTI ALLO SCIOPERO PER I NOSTRI DIRITTI DI SOPRAVVIVENZA AFFIANCO DI TUTTE LE MARINERIE DELL’ADRIATICO

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