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Da un vaccino a mRna speranze per il tumore al pancreas

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
10 Maggio 2023
Cronaca // Medicina //

FOGGIA – Un nuovo vaccino a Rna messaggero personalizzato alimenta le speranze contro la forma più diffusa e aggressiva di cancro al pancreas, nota come adenocarcinoma duttale pancreatico: nella sperimentazione clinica di fase 1 ha provocato un aumento della risposta immunitaria dei pazienti e ha ritardato la recidiva nella metà dei casi, quando usato in combinazione con altri trattamenti.

Ansa

Il vaccino, messo a punto in uno studio pubblicato sulla rivista Nature e guidato dal Centro per il cancro Memorial Sloan Kettering di New York, alimenta dunque le aspettative per questo approccio, contro i tumori e non solo: segue infatti le orme della terapia contro il melanoma (un tumore aggressivo della pelle) sviluppato dall’azienda farmaceutica Moderna, basato sulla stessa tecnologia del vaccino anti-Covid e in uno stadio avanzato di sperimentazione.

Fonte: dire

L’adenocarcinoma duttale pancreatico è la forma più diffusa di tumore al pancreas. È una patologia molto aggressiva, con tassi di sopravvivenza molto bassi e una prognosi di solito inferiore ai 5 anni: una combinazione di terapie chirurgiche e di altro tipo possono ritardare un po’ la recidiva, ma con scarse percentuali di successo.Tuttavia, studi recenti hanno mostrato che la maggior parte dei pazienti affetti da questa tipologia di cancro presenta elevati livelli di antigeni nuovi, cioè proteine situate sulla superficie delle cellule che emergono sui tumori in seguito a mutazioni del Dna. Queste proteine, quindi, possono diventare il bersaglio di terapie vaccinali personalizzate, con l’obiettivo di migliorare l’esito delle cure.

Campagna vaccinale, Ph. Regione Puglia

Infatti, i progressi nella tecnologia dell’Rna messaggero compiuti dall’inizio della pandemia di Covid ad oggi hanno inaugurato una nuova fase nel campo dei vaccini, non solo contro varie forme di cancro, ma anche per le malattie cardiache, infettive e autoimmuni. Ne è convinta Moderna, impegnata nella messa a punto di una nuova serie di vaccini salvavita entro il 2030, come ha svelato l’azienda il mese scorso. Lo stesso approccio potrebbe aprire la strada anche per le malattie rare, anche se con tempi previsti un po’ più lunghi.

Una foto di archivio di una sala operatoria. FRANCO LANNINO /ARCHIVIO ANSA/DEF

È questa la strada tentata anche dai ricercatori guidati da Luis Rojas e Zachary Sethna, che hanno somministrato a 16 pazienti il loro vaccino a mRna insieme a chemioterapia e immunoterapia, avviando un trial clinico di fase I. Lo scopo di questa fase della sperimentazione è soprattutto quello di studiare la sicurezza del farmaco e la presenza di eventuali effetti collaterali: per questo solitamente i partecipanti sono soggetti sani, ma in questo caso gli autori dello studio hanno coinvolto persone già malate.

 

I risultati mostrano un aumento della risposta immunitaria nel 50% dei pazienti, correlata anche a tempi più lunghi di ricadute dopo 18 mesi, mentre i soggetti che non hanno avuto miglioramenti nell’attività del sistema immunitario hanno sperimentato un peggioramento della malattia dopo una media di 13,4 mesi. Secondo gli autori dello studio, questi dati sono sufficienti per passare alla fase successiva della sperimentazione, coinvolgendo un campione molto più grande. Lo riporta l’agenzia Ansa

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