Manfredonia

Ospedale, quando i pesci puzzano dalla ‘capa’ (XXXIV)


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I cefali di Manfredonia (Ph: pescareonline@)

Manfredonia – UN detto manfredoniano recita: “ù pesc fété dalla chépé”. E come ben sappiamo i nostri avi raramente si sbagliavano. Per fare chiarezza è bene fare una breve analisi storico-temporale sulla vicenda “Ospedali” prima di arrivare al 2013.

Il “Piano di rientro e di Riqualificazione del Sistema Sanitario Regionale 2010-2012” è stato elaborato dalla Regione Puglia ai sensi dell’art.1, c.180 della L. 311/2004 (Legge Finanziaria 2005), richiamato dall’art.2, c.97 della L. 191/2009 (Legge Finanziaria 2010), ed è divenuto oggetto di Accordo del 29/11/2010 tra Ministro della salute, il Ministro dell’Economia e delle Finanze ed il Presidente della regione Puglia.

Detto Piano di rientro, approvato prima con D.G.R. N°2624 del 30/11/2010 e successivamente con L.R. N°2 del 09/02/2011, ha previsto, tra le iniziative finalizzate alla riduzione della spesa sanitaria, il riordino della rete ospedaliera regionale, il quale scaturisce pertanto da impegni assunti con i Ministeri della Salute e dell’Economia. In attuazione del Piano di rientro si è proceduto, con Regolamento regionale n°18 del 16/12/2010, successivamente rettificato con R.R. N°19 del 22/12/2010, al riordino della rete ospedaliera della Regione Puglia.

L’Accordo Stato-Regioni n°137/CU del 16/12/2010 concernente “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità , sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”, ha previsto l’avvio di un percorso finalizzato alla chiusura definitiva dei reparti di maternità dove si effettuano meno di 500 parti l’anno ed alla razionalizzazione/riduzione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno, nonché all’abbattimento del ricorso al taglio cesareo.

La Giunta Regionale, per parte sua, con Deliberazione n°131 del 31/01/2011 ha recepito il citato Accordo e costituito il Comitato per il Percorso Nascita Regionale (CPNR), con funzioni di monitoraggio delle attività poste in essere dalle Aziende Sanitarie ai fini dell’applicazione delle linee-guida fissate dal citato Accordo Stato-Regioni, rinviando a successivi provvedimenti l’approvazione di un piano di razionalizzazione e riorganizzazione dei punti nascita in coerenza con le Linee-guida e con il Piano di rientro 2010-2012.

Nel luglio del 2012 ci fu la decisione della Regione Puglia di costruire cinque grandi ospedali, che ovviamente nascondeva altri tagli di posti letto. Con la disattivazione di quattordici strutture e l’apertura dei cinque nuovi nosocomi (dai dati comunicati il 27 giugno 2012 da Vendola: “uno a Taranto, uno al confine tra le province di Bari e Brindisi, nel comprensorio tra Monopoli e Fasano, uno a Andria – probabilmente sulla direttrice per Canosa – uno nella provincia Bat più a sud, nel comprensorio Nordbarese, uno nel Salento meridionale, nella zona di Maglie. 700 i posti letto a Taranto, 350 tra Bari e Brindisi, 250 nella Bat, 350 a Andria, 350 nel Sud Salento) il bilancio finale sarà di cinquanta posti letto in meno. Nulla a che vedere, quindi, con i 2200 posti persi a seguito delle due fasi del Piano di rientro, avviato due anni prima.

Solo cinquanta posti in meno, quindi, che però confermano che lo standard di posti letto per mille abitanti in Puglia, restando fermo a circa 3 e mezzo, si attesta al di sotto di quello previsto dalla spending review. Il provvedimento del Governo, definito da Vendola stesso “ammazza Italia” aveva infatti portato lo standard a 3,7 per mille, a scapito dei 4 previsti dal Patto per la salute 2010-2012. Intanto con la delibera di giunta è stato reso noto il numero esatto di posti letto per ognuno dei nuovi ospedali assieme all’ammontare esatto degli investimenti.

Il primo ospedale, quello che sorgerà in Valle D’Itria con una dotazione di 299 posti letto, per un investimento totale di 72 milioni di euro, sarà costruito a ridosso del tratto di statale che unisce la Provincia di Bari e quella di Brindisi, per la precisione tra le città di Monopoli e Fasano. Il nuovo Ospedale di Andria, che avrà 375 posti e costerà 90 milioni di euro.

Come già era noto, l’investimento più significativo sarà dirottato su Taranto, dove il nuovo “San Cataldo” avrà 715 posti letto. Ben 214,5 milioni di euro, per un ospedale concepito dopo la decisione di revocare il progetto di costruire il polo San Raffaele in partnership con la fondazione che fu di don Verzè. Nel Nord Barese, la nuova struttura avrà 281 posti e costerà 67 milioni. A concludere il piano, ci sarà l’ospedale del Sud Salento, che con i suoi 387 costerà 93 milioni di euro.

Bilancio finale nel 2012: 2057 posti letto nuovi e 2107 posti soppressi. Sommati a quelli persi con i piani di rientro, la sforbiciata totale arriva a 2250 unità. Alla luce di quanto riportato, visto il periodo temporale in cui si è concretizzato e formalizzato di fatto l’iter procedimentale del c.d Piano di rientro, perché il Consigliere Regionale Francesco Ognissanti attuale Presidente della VI Commissione – Politiche Comunitarie, Lavoro e Formazione Professionale, Istruzione, Cultura, Cooperazione, Emigrazione, Immigrazione -, al suo secondo mandato in Regione e, il Sindaco Angelo Riccardi già Consigliere Regionale nella scorsa legislatura hanno manifestato “solamente” il 7 e l’8 giugno del 2013 (la riflessione dell’autore del testo – nell’ambito del diritto di critica – va correlata alla visione della protesta attuatasi pubblicamente fra il 7 e 8 giugno, non conosciuti interventi pubblici di differenti periodi temporali,ndr) a giochi “fatti”?

E’ solo una questione di stile.

(A cura di Carleo Santi Pinto)
fonti: ilfattoquotidiano.

VIDEO


IERI IL PRESIDIO DI SINDACO E GIUNTA IN OSPEDALE

FOTOGALLERY

Disposizioni Piano di rientro e di riqualificazione del Sistema Sanitario Regionale 2010-2012Modifica ed Integrazione al Regolamento Regionale 7 GIUGNO 2012, n. 11, di riordino della rete ospedaliera della Regione Puglia

Redazione Stato@riproduzioneriservata

Ospedale, quando i pesci puzzano dalla ‘capa’ (XXXIV) ultima modifica: 2013-06-10T18:50:14+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Uno di Voi

    Perchè l’uomo politico deve essere ipocrita al momento giusto, per la sua sopravvivenza, altrimenti verrebbe messo in croce dai suoi elettori.

    Purtroppo i politici rispetto al cambiamento da proporre ai cittadini fanno e dicono come Totò:

    “Il Coraggio ce l’ho. E’ la paura che mi frega”.

    Ed in preda a questa paura dei comportamenti degli elettori si regna sovrano nell’immobilismo più totale.

    Ad esempio si è capito come creare nuovi posti di lavoro a Manfredonia?

    Con il turismo o con l’industrializzazione?

    Boh!!!!!

    Il Coraggio ce l’hanno, ma è la paura che li frega.


  • max

    E’ un peccato che le esternazioni dell’Assessore Gentile fatte alla fine della conferenza stampa, ma comunque in presenza di autorità, dirigenti ASL e cittadini, non sono state riprese dalle telecamere. Fa ancora più male il fatto che a tali esternazioni, gli stessi presenti, non hanno saputo replicare a tono. In presenza del consigliere Ognissanti, ma rivolgendosi prima al direttore generale e poi al direttore sanitario dell’ospedale (secondo il lettore,ndr) : “Attilio, tu non fai nessun tavolo tecnico.. fai quello che dico io e basta…. che sono sti tavoli tecnici…. pensassero alle cose serie, all’urbanistica, alle questioni ambientali”. Tutto ciò con un tono (vocaboli non riportabili, ndr) non si addice ad un garante delle Istituzioni. Una vergogna….. ma ancor più vergognoso è il fatto il popolo di Manfredonia consente a un personaggio —- da Assessore Regionale, di maltrattare —una cittadinanza.


  • giiuanumunicip

    Evidentemente hanno misurato il polso dei nostri rappresentanti sia a livello regionale che locale…. e poi tra di loro sanno quanti e quali scheletri hanno negli armadi… per cui chi ha più polvere spara e fa rumore….capito mi hai ???


  • menbrana

    ecco,questa e la realtà di noi manfredoniani,ognuno dice la sua ma a nessuno e venuto in mente,che bastasse cambiare le leggi e i contratti di lavoro anche ai liberi professionisti,che quantomeno invece di prestare le proprie ore lavorative all’interno dei propri reparti di appartenenza,pensano soltanto a fare i comodazzi loro,sfruttando i diritti in cui usufruiscono,facendo prestazioni di servizio nei propri ambulatori privati,mettendo in crisi le asl di appartenenza,causando lunghe attese e disservizi di reparto.in questo caso credo che la politica conti ben poco nei confronti dei paraculi,basta solo modificare i contratti di assunzione,non più a tempo indeterminato,ma facendo contratti in base al rendimento,o alle prestazioni da loro effetuate,cosi facendo dovranno metterci più impegno e serietà nella propria professione in campo lavorativo,se nò dopo tre anni,si cambiano i medici.e quantomeno non dovrebbero fare servizio nelle loro strutture personali,a pagamento,che come ben sappiamo,ci rende comodo xchè ci sbrighiamo prima è non ci si aspetta tanto tempo,poi in un secondo tempo la politica dovrebbe fare anche la sua parte.i professionisti o lavorano nelle asl di appartenenza o facessero attività ambulatoriale in privato,cosi non mettono a rischio la sanità,xchè la salute va curata non trascurata.riguardando anche gli stipendi gonfiati che prendono.


  • Mario

    Come al solito pungente e preciso, con dati alla mano e senza chiacchiere. La gente di Manfredonia deve prendere atto che la classe politica che ci ha amministrati in questi anni non ha fatto nulla per la città, al contrario, dimenticandosi di essa l’ha portata nel baratro.

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