CulturaMacondo
Puntata numero 183. Recensioni de "Lo zoo" (Marilù Oliva, Elliot 2015) e "Azrael" (Pierluigi Porazzi, Marsilio 2015)

Macondo – la città dei libri


Di:

Logo macondo“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ La letteratura che spezza le catene ∞
di Piero Ferrante
zCi sono due modi di intendere la prigionia: il primo ha a che fare con la servitù e va a braccetto con la rassegnazione; il secondo, invece, fa della prigionia una ribellione in potenza. Una sorta di principio termodinamico applicato all’uomo, secondo cui a maggiore oppressione risponde maggiore resistenza.

Lo zoo, l’ultimo lavoro di Marilù Oliva appena edito dai tipi di Elliot è uno dei libri che potrebbe aiutare a capire il senso di questo principio. Un manuale dell’antipotere trasposto in forma letteraria. Duro e forte, come un pugno chiuso brandito nell’aria per maledire lo sfruttatore di turno; chiaro e argentino, come una voce ribelle che percorre l’aria per depositarsi nelle orecchie di chi ha la tendenza di voltarsi dall’altra parte.

Parla della pochezza del potente, Lo zoo. Della sua meschinità dai connotati mutevoli: che sono ora quelli di una Contessa che, dopo un passato glorioso da soubrette, sempre in bilico tra fama e attrazione, si trova a settant’anni a combattere con segreti e decadenza; ora quelli di un sindaco ciccione colluso fino al midollo con la Sacra Corona Unita e che scodinzola al seguito della donna; ora quelli dell’amante di turno, chirurgo estetico dalle velleità di gloria imperitura e invece costretto a restare impantanato in un’ombra fangosa e stagnante; o forse quelli imbellettati di una damigella molto poco cortese che indossa zeppe al posto delle ciabatte e stipula matrimoni d’interesse per apparire in televisione. Loro, i forti, nelle stanze climatizzate e ovattate. Dall’altra parte, gli altri, i perenni altri, i rinchiusi, imprigionati con l’accusa di diversità: l’Uomo scimmia, la Donna anfora, la Strega, l’Angelo, la Sirena, il Ciclope, il nano, ognuno nella propria gabbia e tutte affogate nell’afa stentorea del giardino di una villa nel cuore del Salento. Rinchiusi, sì, ma fino a quando?

Tra ricordi e dolori, colpi di scena e sparizioni, Marilù Oliva ha creato un romanzo stupefacente e ribelle, tinto di venature noir e arricchito di sfumature psicologiche, che racconta la società in tutti i suoi vizi, caricaturandoli e saturandoli, fino a ragionare della possibilità che il vero grottesco stia laddove non lo abbiamo mai cercato: di fronte ai nostri occhi di persone ‘normali’. Il tutto, impreziosito da una scrittura efficace e diretta come un’arma caricata a pallettoni di passione politica. Lo zoo è scritto per spiegare che solo nel potere c’è la vera debolezza, in quel timore di perdere il prestigio che fa passare notti insonni, nel logorio paranoico di chi sente sempre il nemico che corre alle spalle, nell’obbligo ossessivo-compulsivo di nutrire la personalità.

In buona sostanza, un libro contro l’indifferenza, che fa carne da macello dei pusillanimi. Un romanzo liberatorio, che lascia stremati ma felici, dopo aver provato tanta empatia per quei personaggi così diversi e forse per questo più normali dei presunti normali. E visto così diventa un controcanto di lotta, di furia, d’indisciplina; il racconto di un sogno che monta dietro le sbarre e nell’anima, di un fuoco che arde pur senza benzina, di una vita che non si schiaccia sotto gli stivali dell’umiliazione. E’ il manifesto scritto nel nome di tutti i perdenti che non si arrendono alle catene, che hanno in spregio i lucchetti, che volano oltre le gabbia, sia per rabbia o per amore.

Marilù Oliva fa vibrare le corde dei nervi, ci inchioda all’indignazione, scrollandoci di dosso il pulviscolo perbenista che ammanta, servilisticamente, quello che chiamiamo un po’ tutti chiamiamo bene.

Marilù Oliva, “Lo zoo”, Elliot 2015
Giudizio: 4 / 5 – spremuta di libertà

Da leggere ascoltando: Korn, “Falling away from me”
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Recensioni al massimo: Azrael
di Massimo Ricciuti
azrael-pierluigi-porazzi-199x300 (1)Titolo: Azrael
Autore: Pierluigi Porazzi
Collana: Farfalle
Editore: Marsilio
Anno: 2015

Il Teschio, sadico serial killer che aveva seminato il terrore a Udine, è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza. La sua cattura si deve in gran parte alla squadra guidata da Alex Nero, cui l’assassino ha ucciso moglie e figlia. Ora nella città friulana una ragazza viene ritrovata cadavere, ammazzata con lo stesso modus operandi adoperato dal Teschio. Il nuovo killer si firma Azrael, come l’angelo della morte e continua a mietere vittime. Alcune sono persone legate a Nero, come a mettere in atto una sorta di vendetta verso l’ex agente. Altre sono, invece, persone che con lui non hanno nulla a che fare; il tutto rende l’indagine ancora più complicata. L’interrogativo più inquietante riguarda l’identità di Azrael: chi è? Ha qualche legame con il Teschio? A queste domande deve dare una risposta la squadra di investigatori tornata in campo per l’occasione e capitanata ancora una volta da Nero. Il tempo scorre inesorabile e bisogna fare in fretta prima che il killer faccia altre vittime.

Seguito de L’ombra del falco il romanzo in questione è un noir teso e avvincente, caratterizzato da un ritmo che non lascia respiro al lettore. L’ambientazione è quella del Nordest italiano, un tempo zona ricca e prospera e simbolo di benessere. La crisi economica iniziata nel 2008 ha spazzato via tutte le certezze anche in questa parte del nostro Paese: emblema è la costante apertura dei “Compro oro”. In un clima simile non manca chi approfitta per gettare benzina sul fuoco, alimentando i conflitti etnici in una guerra fra poveri che fa felici solo i ricchi. La corruzione politica ma non solo è ormai dilagante, incarnata nel romanzo dalle figure del senatore Rostagno e dell’imprenditore Greco. La bravura dell’autore sta nell’unire la narrazione serrata riguardante la caccia al serial killer con le riflessioni di natura sociale che la crisi inevitabilmente comporta. Il tutto senza dimenticare che Azrael resta fondamentalmente un noir crudo, in alcune parti ai limiti del pulp. Il merito è che quello di riportare in scena Alex Nero, personaggio indimenticabile che, sono certo, tornerà presto per la gioia di noi lettori.

Il punto massimo:
Non si può salvare un Paese già morto. Ucciso dalla corruzione e dai privilegi, da leggi scritte per opprimere gli onesti e salvare i potenti, da disonestà e ipocrisia. Troppe persone cercano soltanto e prima di tutto la loro convenienza. I principi e le leggi devono essere sempre gli altri a rispettarli. Nessuno, in questi anni, ha mai voluto rinunciare a un euro dei suoi profitti, soprattutto se illeciti o ingiusti. Come se il fatto di non averli meritati rendesse più difficile rinunciarvi. Pensioni e retribuzioni da decine di migliaia di euro al mese sono lo scandalo di questa epoca, in un’economia malata, in cui pochi detengono ricchezze e risorse affamando tutti gli altri, la maggioranza inconsapevole, stordita dalle menzogne, incapace di ribellarsi finché ognuno curerà soltanto il proprio orticello, fregandosene di tutto il resto, diventando complice dei potenti. Il motto divide et impera è sempre attuale.

La recensione è tratta dal Libroguerriero, il blog di Marilù Oliva.

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2015-07-10T16:53:33+00:00 da Piero Ferrante



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