CERIGNOLA – Sette misure cautelari eseguite e sedici persone complessivamente indagate nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari su una presunta organizzazione criminale specializzata negli assalti ai furgoni portavalori. Tra gli indagati figura anche l’ex sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo, nei cui confronti viene contestata l’accusa di favoreggiamento.
L’operazione è stata condotta dai militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della DDA.
Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe costituito un’organizzazione strutturata e in grado di reperire mezzi logistici, veicoli, armi da guerra ed esplosivi da impiegare negli assalti ai portavalori.
Tra gli episodi contestati dagli investigatori figura il violento assalto a un furgone portavalori avvenuto il 6 novembre 2024 lungo la Statale 96, nei pressi di Toritto.
Secondo gli inquirenti, il commando avrebbe utilizzato materiale esplosivo e fucili d’assalto AK-47 Kalashnikov, aprendo il fuoco contro le guardie giurate. Il mezzo trasportava circa un milione di euro in contanti. Non è stato possibile ricostruire con precisione l’entità del bottino, poiché parte del denaro sarebbe stata distrutta durante l’esplosione.
Le indagini avrebbero inoltre accertato che uno dei presunti rapinatori rimase ferito durante l’azione e venne successivamente accompagnato all’ospedale di Cerignola già sottoposto a sutura. Nell’inchiesta risulta coinvolto anche un medico.
Tra gli altri fatti contestati compare anche il furto di quattro autobus di linea, avvenuto il 15 aprile 2025 a Ostuni. Secondo gli investigatori, i mezzi sarebbero stati destinati a essere utilizzati per bloccare le strade durante ulteriori assalti ai portavalori. Nel corso delle attività investigative sono state inoltre sequestrate sette autovetture di provenienza illecita, rinvenute all’interno di un autoparco situato nel territorio di Trinitapoli.
L’indagine si è sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e pedinamento, oltre alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Per la prima volta, in questa tipologia di indagine, la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha contestato anche l’aggravante del metodo mafioso.
Secondo la Procura, la contestazione trova fondamento nella particolare organizzazione del gruppo, nelle modalità paramilitari adottate durante gli assalti, nell’impiego di armi da guerra ed esplosivi e nella capacità intimidatoria riconducibile ai contesti della criminalità organizzata cerignolana.
Gli investigatori evidenziano come gli assalti ai portavalori rappresentino ormai una modalità criminale frequentemente associata ai gruppi operanti nel territorio di Cerignola, caratterizzata da un’elevata capacità organizzativa e da una forte forza intimidatrice.
Le indagini proseguono per definire le responsabilità dei soggetti coinvolti. Come previsto dalla legge, tutti gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. Fonte: Telesveva.it.



