(prima pubblicazione: giugno 2021). STATOQUOTIDIANO.IT. Le immaginette denominate in loco “i Sandille”, figurine di Santi e di Madonne, avevano in loco un tempo, (ora in forma minore) un effetto taumaturgico nelle persone che le custodivano gelosamente nella propria casa, nel portafoglio o nella borsa.
Le immaginette dei Santi o stampe di Santi, si mettevano in ogni dove: in quadretti incorniciati e appesi al muro in un angolo della casa, su un mobile, insieme alle foto dei parenti deceduti, sul comodino nella camera da letto, nelle botteghe di lavoro degli artigiani, nelle stalle, nella chiglia delle barche in costruzione nei cantieri navali, sotto il cuscino poggia testa nella camera da letto, nelle culle dove dormivano i figlioletti, dietro la porta di ingresso di casa, nel taschino dei soldati che partivano per la guerra, si attaccavano (lo si fa tuttora, con i santini adesivi) sui parabrezza delle macchine, dei camion, dei camioncini “i lupètte”, dei tricicli a motore denominati in loco “i trèrrote” o “i carruzze”(motoretta a tre ruote per trasporto merci).
Un tempo, alcuni giocatori della schedina totocalcio Sisal, mettevano una immaginetta del proprio santo protettore sul tavolo, e sullo stesso facevano girare una piccola trottola “u curlìcchje de cirolòtte” che indicava a seconda del lato dove si fermava i segni (1-X-2) da inserire nella schedina da giocare. Insomma, il Santino era considerato un oggetto religioso di fede e sicuramente di effetto miracoloso e di protezione sulla persona che lo possedeva.
Ricordo che i Santini, non si potevano buttare, né strappare e né ardere, perché si diceva che così facendo portava male. L’unico, giorno dell’anno in cui era consentito bruciarli era alla vigilia di Natale allorquando si accendevano i falò, per il Sacro fuoco, poi utilizzato nelle Chiese la notte di Natale in occasione della nascita di Gesù.
Prima di arderlo, il santino si baciava. Tale pratica, aveva il significato, che il santino incenerito e trasformato in fumo saliva in cielo nella Gloria Celeste. Il santino raffigurante S.Michele, nelle regioni meridionali veniva bruciato (rito tuttora in auge) per l’affiliazione negli ambienti malavitosi. I poliziotti, invece, portavano e (portano) una immaginetta di San Michele, loro Santo protettore. Una volta, era quasi un rito che in molte case, le devote e i devoti prima di addormentarsi baciavano l’immaginetta “u sandille” del proprio santo protettore tenuta sul comodino o sotto il cuscino poggia testa della camera da letto.
Era usanza delle mamme, mettere all’interno delle fasce che avvolgevano i neonati “a pungèlle” (una sorta di talismano porta fortuna di stoffa a mò di cuore, al cui interno veniva posto un santino piegato). Nei cantieri navali, nel corso della costruzione di barche remo-veliche quali (trabaccoli, paranze, lance etc.) era consuetudine mettere un santino sotto la base dell’albero tra “u paramezzéne e a trògghje” (tra il paramezzale e il foro sul paramezzale dove veniva introdotto l’albero della barca).
Mentre nel corso della costruzione di un motopescherecci un santino insieme ad alcune monete, venivano messe “ndu calcagnule” (tra il dritto di poppa e la chiglia), per la protezione della barca e per il buon augurio quando il natante sarà in mare per la pesca. Va ricordato, che fino agli anni ’80, molte barche da pesca avevano nomi di Santi.
Una immaginetta, oppure una statuina di un santo, veniva fatta murare dal proprietario di casa nel corso della costruzione o ristrutturazione di una casa e posta in un divisorio “ndu teramizze” interno oppure sotto la pavimentazione. Era anche tradizione, degli edili, murare un santino anche durante la gettata da “lamje” (la volta della stanza) della casa in costruzione, a protezione della stessa. Era anche usanza una volta a Manfredonia, quando si andava a commissionare un mobilio “a mubbilje” dal falegname, prima di tamburarlo, all’interno di un mobile veniva fatto mettere dal committente un santino di devozione e soldi di carta (per il buon auspicio) e per la protezione della casa, dove il mobilio realizzato doveva essere consegnato.
Infine, in molte case, dietro la porta di ingresso, veniva posta una immaginetta di un santo, di una santa o di Madonna a protezione dell’abitazione.
Ricordo che fino alla fine degli ani ’50, inizi anni ’60, era consuetudine dei religiosi nelle Chiese, donare (ai bambini che frequentavano l’oratorio e che servivano la santa messa, in qualità di chierichetti) un santino a fine della celebrazione eucaristica. Rammendo, da ragazzino, un certo Don Lorenzo Cuccia “u maestre Cocce”, un anziano sacerdote, dalla voce incomprensibile, che celebrava la santa messa in una cappella a Monticchio, chiesetta che frequentavo. Questi, spesso, dopo la celebrazione del rito religioso domenicale, mi regalava un santino. Ne avevo conservati tanti, che un giorno, pensando di fare cosa gradita a mia madre, che era una pia donna, misi una corda intorno al mio letto, e utilizzando mollette di legno attaccai alla stessa tutti i Santini ricevuti da don Cuccia.
Poi, dopo aver indossato una sorta di tunica bianca da chierichetto (che mia madre aveva lavato e stirato) e un cappello rosso in testa, mi sono seduto sul letto e ho chiamato mia madre, le mie sorelle e i miei fratelli, dicendo loro: ”Ji vogghje devendè Pépe” (io voglio diventare Papa). Non vi dico le risate a crepapelle delle mie sorelle e i miei fratelli, ma non di mia madre, che mi redarguì in maniera forte e mi disse di non scherzare mai più con le immaginette dei Santi. “…Che vulite, uagnì, jove acchessì, pazziarille, già da pecceninne! Tuttora nelle chiese, in occasione della celebrazione delle solennità di alcuni santi, sante e Madonna vengono distribuite immaginette devozionali ai fedeli.
Va infine, evidenziato che a Manfredonia, e non solo in loco, era tradizione da parte di molte pie donne, allestire in casa altarini devozionali sui mobili, e tenere statuine di Santi protettori in campane di vetro e in piccole teche, insieme a santini, litografie e stampe di santi e di Madonne conservate in cornici.
Nella nostra Città, va evidenziato, che tuttora ci sono collezionisti di Santini, che conservano immaginette di Santi e Madonne antiche di grande pregio artistico. A tal proposito, ricordo che alcuni anni fa, presso la canonica della chiesa del Carmine, fu allestita una mostra molto interessante di antichi e preziosi santini di proprietà dell’avv. Berardino Tizzani.
Nell’’800 e nel ‘900 sul retro dei santini accresce la devozione popolare con la stampa delle preghiere e delle invocazioni dedite ai santi e alla Madonna, che avevano la finalità di esempio sul significato del vivere cristiano.
**Persone intervistate nel tempo, per il presente articolo: Mario Barbone, maestro d’ascia; Tonino Rucher (maestro d’ascia); Salvatore Totaro (falegname ed ebanista); Michele Angelillis “Maste Mecòle” costruttore edile; Gaetano Lauriola, sagrestano, organista e cantore della chiesa di San Matteo; Lina Brigida (pia donna, presidente U.A.L. Manfredonia); Luigi “Geggine” Gramazio “maste carrire” (mastro carradore) ed altri artigiani e pie donne.














