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GARGANO BUXHELI Traffico di droga tra Gargano e Molise: condanne e patteggiamenti per la banda del grossista Buxheli

L’inchiesta aveva consentito di arrestare 11 persone, individuando secondo gli investigatori nel cittadino albanese Elidon Buxheli il presunto punto di riferimento

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
10 Luglio 2026
Cronaca // Gargano //

Si chiude con condanne fino a 4 anni di reclusione, assoluzioni e diversi patteggiamenti il procedimento giudiziario nato dall’operazione che nel giugno dello scorso anno aveva portato allo smantellamento di un presunto giro di spaccio tra Lesina, Campomarino, San Nicandro Garganico, Cerignola e Ruvo di Puglia.

L’inchiesta aveva consentito di arrestare 11 persone, individuando secondo gli investigatori nel cittadino albanese Elidon Buxheli il presunto punto di riferimento dell’organizzazione, considerato il principale fornitore di cocaina e hashish.

La sentenza è stata pronunciata dal gup del Tribunale di Foggia Mario De Simone. Buxheli, classe 1977, difeso dall’avvocato Luigi Marinelli, ha patteggiato 4 anni di reclusione, con sostituzione della misura con la detenzione domiciliare. La stessa pena è stata applicata a Leonardo Cursio, classe 1964 di Apricena, ritenuto dagli inquirenti tra i referenti del gruppo e difeso dall’avvocato Angelo Pio Gaggiano.

Sono stati inoltre accolti i patteggiamenti per Emanuele Francesco Di Guglielmo, classe 1990, condannato a 2 anni e 6 mesi con sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità, e per Alessandro Maria Colella, classe 1986, condannato a 2 anni e 10 mesi. Entrambi erano assistiti dall’avvocato Marinelli. Patteggiamento accolto anche per Rosita Sacco, classe 1974, di Campomarino.

Per Costantino Folla, classe 1972 residente a San Nicandro Garganico e difeso dall’avvocato Marinelli, è arrivata una condanna a 3 anni e 4 mesi con rito abbreviato.

Sono stati invece assolti Vito Giannetta, difeso dall’avvocato Roberto Russo, mentre per Angelo Di Nauta, classe 1964 di Lesina e assistito dall’avvocato Luigi Marinelli, è arrivata un’assoluzione parziale. L’imputato è stato condannato a 2 anni e 5 mesi, ma è stato assolto dall’accusa relativa alle armi, con una riqualificazione del capo di imputazione legato al traffico di droga.

Sarà giudicato con rito ordinario Antonio Rocco Augelli, classe 1964 di Lesina, difeso dall’avvocato Ettore Censano.

Le motivazioni sono state depositate contestualmente per i patteggiamenti, mentre per le condanne con rito abbreviato saranno rese disponibili entro 90 giorni.

Secondo quanto emerso dalle indagini, Buxheli sarebbe stato il principale intermediario tra gli importatori di droga dall’estero e le piazze di spaccio locali, rifornendo una rete di acquirenti interessati a grandi quantitativi di stupefacente.

Il gip Marialuisa Bencivenga, titolare del fascicolo d’indagine, lo ha descritto come un soggetto “scaltro, attento”, capace di muoversi con estrema cautela e di mantenere un atteggiamento riservato nei contatti con complici e acquirenti.

Secondo la ricostruzione investigativa, gli incontri venivano organizzati principalmente attraverso WhatsApp e solo raramente tramite telefonate. Il suo atteggiamento diffidente avrebbe portato alcuni indagati ad attribuirgli il soprannome di “Nano Malefico”, legato alla sua statura e alla sua prudenza nei rapporti.

Le intercettazioni avrebbero inoltre documentato spostamenti e contatti con altri soggetti coinvolti nell’indagine, tra cui episodi relativi alla movimentazione di cocaina e hashish.

Tra le persone finite al centro dell’inchiesta anche Angelo Di Nauta, indicato come uomo di fiducia di Buxheli e coinvolto, secondo l’accusa, nella gestione delle operazioni di vendita della droga, con il supporto di altri soggetti tra cui Alessandro Colella.

Nel fascicolo investigativo è emerso anche il nome di un carabiniere in servizio presso la stazione di Poggio Imperiale, caserma che risulta comunque totalmente estranea ai fatti contestati. Secondo gli inquirenti, il militare avrebbe avuto rapporti personali e telefonici con alcuni degli indagati e avrebbe fornito informazioni ritenute utili al gruppo.

Tra gli episodi contestati, gli investigatori hanno ricostruito una vicenda relativa al ritrovamento di un dispositivo GPS installato su un veicolo riconducibile a Buxheli. Secondo l’accusa, il carabiniere avrebbe fornito indicazioni sulle modalità per individuare l’origine del dispositivo e suggerito controlli sulle automobili utilizzate.

Il militare sarebbe stato inoltre ripreso dalle telecamere nei pressi delle abitazioni di alcuni indagati. In una circostanza avrebbe inviato un messaggio WhatsApp a Di Nauta: “Ieri sera ti volevo dire che sorvolava un drone…in quei pressi…, ma tu non hai risposto…ti volevo far affacciare alla tua soffitta”.

Gli accertamenti investigativi hanno portato alla ricostruzione di un’organizzazione ritenuta dagli inquirenti strutturata nella gestione del traffico di stupefacenti tra diverse località della Puglia e del Molise.

Lo riporta foggiatoday.it.

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