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Un’esperienza mistica con i Viandanti Sipontini

Stanotte cammino


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Manfredonia, 10 agosto 2018. Stanotte cammino: i Viandanti Sipontini, un’associazione di Manfredonia, propone una passeggiata a piedi da Macchia a Monte Sant’Angelo e poi giù fino a Mattinata passando da Monte Saraceno, seguendo uno dei sentieri più suggestivi del Gargano. L’impresa mi sembra ardua, ma la compagnia mi piace, e poi ci sarà la luna piena a vegliare su di noi.

Sono le nove e mezza di sera e lo zaino è pronto. Mi hanno detto che servono poche cose, acqua, scarpe da trekking e una macchina fotografica: pare sia molto bello lassù. Il punto d’incontro è ai piedi dello storico sentiero di Scannamugliera, nome piuttosto evocativo che mi riporta alla mente le fiabe dell’infanzia e le povere mogli del crudele Barbablù… Ma i camminatori sono gente allegra, Silvia, Rita, Nazario, Nicola, Anna, e poi c’è Francesco, ideatore e guida dell’escursione: ci contiamo rapidamente, siamo undici. Possiamo partire. Per un po’ procediamo ancora tra villette e asfalto, finché tutto cambia: un sereno tratturo di pietre, fiancheggiato da un muretto a secco rischiarato dalla luce lunare, prende a inerpicarsi tra ulivi contorti e alberi di fichi, e poi rocce a perdita d’occhio. Saliamo, la luna sopra le nostre teste e qualche torcia accesa davanti ai nostri piedi: presto il sentiero si innesta sull’antico percorso medievale di mezzacosta. Il profumo di origano e di rosmarino riempie l’aria, e mi fa venir voglia di pane e pomodoro: peccato che non abbia con me l’occorrente, perché questo mica me lo hanno detto! Ma in compenso ho di che saziare la vista: più salgo e più il panorama si allarga all’orizzonte, e il mare riflette le luci di Manfredonia e dei bracci del porto, del litorale di Siponto e di tutta la costa orientale fino a Trani e Barletta, ingaggiando una gara con il chiarore della luna. Più saliamo e più si accorcia la distanza tra noi e lei, ma anche il nostro respiro! Facciamo una piccola sosta su uno slargo del sentiero: nel buio si intuisce un susseguirsi di areali, pianori e terrazzamenti nella vallata che declina alla nostra sinistra. In lontananza si sente il tintinnare di qualche campanaccio e, aguzzando la vista, si riesce a sorprendere qualche mucca bianca che fa le ore piccole.

«I pellegrini che si recavano a Monte in devozione a san Michele Arcangelo, a questo punto si fermavano e facevano una preghiera» spiega Francesco. E per la prima volta ho le vertigini pensando ai mille e passa anni di storia e di fede transistati su quel sentiero, passo dopo passo, pietra su pietra: la profonda spiritualità del nostro territorio abbarbicata su questo spuntone di roccia dalle pendici impervie… e mi dimentico del pane e pomodoro. Saliamo, qualcuno spezza un ramo di finocchietto selvatico che sprigiona un profumo paradisiaco, e finalmente davanti a noi i bagliori di Monte Sant’Angelo. Da qui la salita si addolcisce leggermente, e cominciamo a parlare. Non riesco a tenere a freno il mio spirito da giornalista, così mi avvicino a Francesco per fargli qualche domada. Mi incuriosisce sapere quando e perché ha intrapreso questa attività da escursionista. «Vuoi farmi un’intervista?» mi chiede un po’ preoccupato e schivo. Poi, però, si lascia andare «Tre anni fa. Era un momento difficile della mia vita… Poi ho ricordato quando, da bambino, sognavo di mettermi uno zaino in spalla e partire all’avventura. E l’ho fatto. Inizialmente volevo solo evadere dalla realtà di tutti i giorni, andarmene in giro da solo per monti e valli. Avevo voglia di entrare in contatto con la natura, ma anche con me stesso, di ritrovarmi, di conoscermi meglio, testando i miei limiti e il mio spirito di adattamento. Un paio di volte mi sono anche perso!» Rido e mi accorgo che ormai stiamo entrando a Monte: ci sono residui di una festa di paese, alcuni ci guardano straniti, altri ci riconoscono come “quei matti di camminatori”. Raggiungiamo un bar: gli ordini sono di fare scorta di caffé e zuccheri, perché da lì in poi non ci saranno più punti di ristoro. Dopo un’abbondante colazione all’una e mezza di notte usciamo dalla parte est del paese e imbocchiamo l’antico sentiero che conduceva i pellegrini micaelici da Mattinata a Monte. Ormai la luna è al suo massimo fulgore, le torce non servono più. Qualche cane da pastore segnala il nostro passaggio con lunghi ululati.

«Qualcuno vuole un fico?» Francesco è riuscito a scorgene uno maturo nella penombra notturna. «Io» gli rispondo e ne approfitto per continuare la mia indagine.

«Com’è nata l’idea di fondare questa associazione?» gli domando mentre il latte del fico tenta inutilmente di incollarmi le labbra.

«Camminando su strade non battute da tutti, e in orari strani, finisci per incontrare persone come te. I Viandanti Sipontini sono nati così. Cammini, conosci posti, e conosci persone. È proprio il concetto racchiuso nella parola viandante, che mi piace molto: chi va per vie fuori città, viaggiando a piedi con l’essenziale, per raggiungere luoghi . E scopri anche l’umanità della gente: nei nostri viaggi ci capita spessissimo di incontrare chi vuole darci qualcosa a tutti i costi, dal bicchiere d’acqua al caffé; chi ci invita in casa per offrirci il pranzo o una doccia o una piccola scorta di cibo per proseguire il viaggio. I più divertenti sono quelli che vogliono darci un passaggio in auto!» Parliamo, camminiamo, e la strada prende a discendere zigzagando verso il mare. Ci sono immensi cespugli di more lungo il ciglio, e mi fermo a sbocconcellarne qualcuna. La luna sorride. Comincio ad avvertire la fatica, ma Francesco propone una sosta e la signora Grazia tira fuori dallo zaino una crostata di ricotta e scaglie di cioccolato, e ne offre a tutti! Magia di una buona torta fatta in casa e del mare che è tornato a baluginare all’orizzonte: l’energia torna a fluirmi nella gambe. Percorriamo un breve tratto della SS 89 per raggiungere il sentiero che porta in cima al Monte Saraceno: sono le cinque. Camminando di buona lena dovremmo riuscire a vedere l’alba. E mentre i primi bagliori d’aurora rischiarano il cielo, siamo alla meta: ci accomodiamo sul versante del monte che guarda a oriente. In perfetto silenzio il sole lotta per liberarsi da un’afosa foschia e alla fine rimbalza sul mare come una palla di fuoco. Il miracolo di un nuovo giorno! L’aria si riscalda velocemente, giusto il tempo di scendere dal monte ed è già rovente abbastanza per rendere il bagno nel mare di Mattinata un’esperienza mistica…

Grazie Francesco.

Teresa la Scala

Manfredonia, 10 agosto 2018

Fotogallery in allegato al testo  

Stanotte cammino ultima modifica: 2018-08-10T14:05:53+00:00 da Redazione



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