Svolta nell’inchiesta sull’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno arrestato Valter Lavitola, ex editore e imprenditore, nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura di Roma sull’esplosione avvenuta nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista a Pomezia.
Lavitola, che era stato sottoposto a perquisizione lo scorso 4 luglio, è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Roma. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’ex editore sarebbe il presunto mandante dell’attentato dinamitardo.
Lo scorso 8 luglio Lavitola era stato convocato in Procura, dove si era avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo tuttavia dichiarazioni spontanee.
L’intermediario ricercato in Africa
Contestualmente alla misura nei confronti di Lavitola, il gip ha disposto l’arresto di Gomes Tavares, cittadino camerunense attualmente irreperibile e, secondo quanto riferito dagli inquirenti, presente in Africa.
Tavares è accusato di aver avuto un ruolo di collegamento tra Lavitola e il gruppo ritenuto responsabile della fase esecutiva dell’attentato. Secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe fatto da intermediario con la banda composta da quattro persone che avrebbe materialmente collocato l’ordigno davanti all’abitazione di Ranucci.
L’azione dinamitarda risale al 16 ottobre dello scorso anno, quando un ordigno esplosivo venne fatto detonare a Pomezia, nei pressi della casa del giornalista.
L’accusa di metodo mafioso
Nei confronti di Lavitola viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine è coordinata dalla Procura di Roma ed è stata avviata dal pm Carlo Villani, successivamente passato alla guida della Procura di Velletri, e proseguita dal pm della Direzione distrettuale antimafia Edoardo De Santis.
L’inchiesta aveva già portato, alla fine di giugno, all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti dagli investigatori gli esecutori materiali dell’attentato.
Ai quattro vengono contestati, a vario titolo, i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con le aggravanti legate al numero dei partecipanti e alle modalità ritenute di tipo mafioso.
Le nuove misure cautelari rappresentano ora un ulteriore sviluppo dell’inchiesta, che punta a ricostruire non soltanto chi avrebbe materialmente organizzato e realizzato l’attentato, ma anche la presunta catena di mandanti e intermediari. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento.
Lo riporta RaiNews.it



