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LAVIT FATTORI Foggia, Lavit esce dal controllo giudiziario: «Superati i fattori di rischio»

Il Tribunale della prevenzione di Bari dichiara concluso con esito positivo il procedimento avviato nel 2024 e respinge la richiesta della Dda di prorogarlo per un altro anno

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
10 Settembre 2026
Cronaca // Foggia //

FOGGIA, 10 settembre 2026 – Si è concluso con esito positivo il controllo giudiziario sulla cooperativa foggiana Lavit, attiva nel settore della lavanderia industriale e affidataria, tra gli altri, del servizio di lavanolo — fornitura e gestione di biancheria e materassi — per gli ospedali pubblici pugliesi.

A stabilirlo è stato il Tribunale della prevenzione di Bari, presieduto dal giudice Galesi, che ha dichiarato conclusa la procedura a un giorno dalla scadenza dei due anni disposti nel settembre 2024. Il collegio ha contestualmente respinto la richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari, che aveva sollecitato una proroga di ulteriori dodici mesi.

La cooperativa era stata raggiunta da un’interdittiva antimafia nel dicembre 2023. Il provvedimento si fondava sul pericolo di infiltrazione criminale desunto dagli elementi emersi nelle inchieste “Decima Azione” e “Decima bis”. Al centro delle valutazioni vi era la posizione dell’imprenditore di Manfredonia Michele D’Alba, al quale la società era ritenuta riconducibile.

Secondo le risultanze investigative, D’Alba sarebbe stato vittima di richieste estorsive da parte di esponenti dei clan della cosiddetta Società foggiana. Il suo comportamento era stato tuttavia interpretato come possibile espressione di un rapporto non esclusivamente passivo con la criminalità organizzata.

Accogliendo l’istanza presentata dalla cooperativa e dal suo amministratore unico, assistiti dal professor Vito Mormando e dagli avvocati Michele Laforgia e Francesco Marzullo, il Tribunale ha riconosciuto l’efficacia del percorso intrapreso.

Nel provvedimento si legge che il controllo giudiziario ha consentito di «superare gli specifici fattori di rischio». Tali elementi non sarebbero derivati da un condizionamento diretto della criminalità organizzata sulla cooperativa, ma dalla possibile ricaduta sulla società delle vicende riguardanti Michele D’Alba e la cooperativa Tre Fiammelle, anch’essa destinataria di un’interdittiva antimafia e successivamente sottoposta a controllo giudiziario.

Tra i profili presi in considerazione figurava inoltre il comportamento omertoso attribuito a Michele e Lorenzo D’Alba in relazione alle richieste estorsive provenienti da esponenti della criminalità organizzata foggiana. Nell’aprile 2025 era stata comunque esclusa, nei confronti di padre e figlio, la configurabilità di una collusione mafiosa, sebbene l’episodio contestato fosse stato considerato indicativo di una forma di «contiguità soggiacente o compiacente».

Lo riporta: La Gazzetta del Mezzogiorno, a firma M.Sc.

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