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MARENCO FOGGIA Mario Marenco, l’architetto dell’umorismo che trasformò il nonsense in arte

Ieri, 9 settembre, ricorreva il 93º anniversario della nascita dell’artista foggiano. Architetto e designer di successo, fu anche uno dei protagonisti più originali della radio e della televisione italiana, al fianco di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni

AUTORE:
Giovanna Tambo
PUBBLICATO IL:
10 Settembre 2026
Foggia // Note di Brasini //

FOGGIA – Dietro lo sguardo impassibile del colonnello Buttiglione, le telefonate surreali di Riccardino e le improbabili lezioni del professor Aristogitone c’era un uomo dalla solida formazione culturale e professionale. Mario Marenco non fu soltanto un comico: fu architetto, designer, attore, autore e inventore di linguaggi.

Nato a Foggia il 9 settembre 1933, ieri avrebbe compiuto 93 anni. Marenco è deceduto a Roma il 17 marzo 2019. La sua storia rappresenta uno dei casi più originali dello spettacolo italiano: Marenco riuscì infatti a condurre parallelamente due carriere apparentemente lontane, progettando mobili, ambienti e allestimenti durante il giorno e costruendo personaggi irresistibilmente assurdi davanti ai microfoni della radio e alle telecamere della Rai.

Dall’architettura al design
Dopo la laurea in Architettura, conseguita a Napoli nel 1957, Marenco proseguì la propria formazione grazie a esperienze di studio e ricerca a Stoccolma e Chicago. Nel 1960 aprì a Roma uno studio di architettura e design, affermandosi in un settore che non avrebbe mai abbandonato, neppure negli anni della grande popolarità televisiva.

Collaborò alla realizzazione di allestimenti fieristici per importanti aziende automobilistiche, tra cui Alfa Romeo, Lancia e Fiat. Disegnò inoltre prodotti destinati a entrare nella storia dell’arredamento italiano: il lampadario “Cynthia” per Artemide, il divano modulare “Marenco” del 1970 per Arflex e la poltroncina “Movie”, progettata nel 1984 per Poltrona Frau.

L’Associazione per il Disegno Industriale ricorda anche le sue collaborazioni con aziende come B&B Italia, Bernini, Living, Naos e Cleto Munari. La sua attività professionale dimostra che quella di architetto non fu una parentesi precedente allo spettacolo, ma una parte fondamentale e permanente della sua identità. ADI – Associazione per il Disegno Industriale

La rivoluzione di “Alto gradimento”
L’incontro con Renzo Arbore e Gianni Boncompagni aprì un nuovo capitolo della sua vita. Il 7 luglio 1970 debuttò sul Secondo Programma radiofonico della Rai “Alto gradimento”, trasmissione ideata con Arbore, Boncompagni e Giorgio Bracardi.

Il programma rivoluzionò la comicità radiofonica italiana. Al posto delle battute tradizionali proponeva interruzioni improvvise, tormentoni, voci strampalate e personaggi privi di qualsiasi rispetto per la logica. Marenco divenne uno degli interpreti principali di quel laboratorio creativo, portandovi un umorismo costruito sull’assurdo, sui giochi linguistici e sulla deformazione della realtà quotidiana. Rai Teche

Nacquero così il colonnello Buttiglione, militare tronfio e pasticcione; il professor Aristogitone, insegnante dalla cultura improbabile; il dottor Anemo Carlone; l’astronauta spagnolo Raimundo Navarro; la Sgarambona; Ida Lo Nigro; il poeta Marius Marenco e soprattutto Riccardino, adulto dalla vocina infantile diventato uno dei volti più popolari della televisione di Arbore.

Non erano semplici macchiette. Attraverso errori grammaticali, ragionamenti sconclusionati e deformazioni grottesche, Marenco metteva in ridicolo l’autorità, la retorica, il conformismo e le convenzioni della società italiana.

Dalla radio alla televisione
Il successo radiofonico lo portò sul piccolo schermo. Nel 1972 partecipò a “Il buono e il cattivo”, per poi entrare nel cast di trasmissioni diventate parte della storia della Rai, tra cui “L’altra domenica”, “Odeon. Tutto quanto fa spettacolo” e, negli anni Ottanta, “Indietro tutta!”.

Proprio accanto ad Arbore, Marenco raggiunse la massima popolarità nazionale. La sua comicità non aveva bisogno di alzare la voce: gli bastavano un’espressione immobile, un costume, una frase pronunciata con assoluta serietà. Il pubblico rideva perché i suoi personaggi sembravano convinti della plausibilità delle assurdità che raccontavano.

L’esperienza di architetto riaffiorava anche nel metodo comico. Marenco progettava ogni figura nei particolari: il nome, l’abbigliamento, la postura, la voce e un vocabolario riconoscibile. Costruiva personaggi come fossero oggetti di design, eliminando il superfluo e lasciando soltanto gli elementi necessari a renderli immediatamente memorabili.

Un foggiano nella storia dello spettacolo
Pur avendo sviluppato gran parte della propria carriera a Roma, Marenco conservò un legame identitario con Foggia, città che gli aveva dato i natali. Il suo percorso resta motivo di orgoglio per la Capitanata: dalla provincia pugliese riuscì a imporsi contemporaneamente nei mondi dell’architettura, del design e della comunicazione nazionale.

Mario Marenco morì a Roma il 17 marzo 2019, all’età di 85 anni. La sua biografia è conservata anche nell’Archivio storico della Fondazione Fiera Milano, che ne documenta l’attività di attore, architetto e designer. Fondazione Fiera Milano

A più di mezzo secolo dalla nascita di “Alto gradimento”, i suoi sketch conservano una sorprendente modernità. Marenco anticipò una comicità fatta di frammenti, tormentoni e personaggi surreali, destinata a influenzare generazioni di interpreti.

Definirlo “l’architetto dello spettacolo italiano” non è dunque soltanto un gioco di parole. Mario Marenco progettò oggetti destinati ad abitare le case e personaggi entrati nella memoria collettiva. In entrambi i casi lasciò la stessa firma: intelligenza, rigore e una fantasia felicemente fuori misura.

A cura di Giovanna Tambo.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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