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POZZILLI MOLISE Pozzilli, basta annunci: il 14 settembre vogliamo risposte

Un incontro non cercato, annunciato a Roma, poi spostato a Pozzilli per rendere omaggio al gioco del biscotto

AUTORE:
Maurizio Varriano
PUBBLICATO IL:
10 Settembre 2026
Attualità // Lavoro //

LE 10 DOMANDE CHE SERI INDUSTRIAL, UNILEVER E REGIONE NON POSSONO PIÙ ELUDERE

Un incontro non cercato, annunciato a Roma, poi spostato a Pozzilli per rendere omaggio al gioco del biscotto.

Il 14 settembre a Pozzilli non ci sarà un tavolo istituzionale ma solo passerella e ancora senza prevedere la dimostrazione documentale.

Ci saranno però lavoratori che da anni aspettano una risposta.

E ci sarà una domanda che ormai sovrasta tutte le altre: la riconversione dello stabilimento è davvero un progetto industriale finanziariamente e industrialmente solido oppure siamo ancora una volta davanti a un racconto costruito prima che esistano tutte le condizioni per renderlo realtà?

Perché oggi, mentre si continua a parlare di ripartenza, emergono contemporaneamente elementi che riguardano il futuro di Pozzilli e la situazione societaria e finanziaria dello stesso gruppo Seri Industrial. La fusione di Seri Industrial in SE.R.I. S.p.A., il progetto di delisting da Euronext Milan, l’assemblea straordinaria del 12 novembre, la nomina dell’esperto per la verifica della congruità del rapporto di cambio, le tensioni sul titolo e i contenziosi emersi negli ultimi mesi non possono essere considerati irrilevanti quando si parla di affidare il futuro di uno stabilimento e dei suoi lavoratori allo stesso soggetto industriale.

Non stiamo dicendo che questi elementi dimostrino automaticamente l’inesistenza del progetto di Pozzilli. Stiamo dicendo qualcosa di più semplice: impongono trasparenza che al momento è sempre più una chimera dal volto velato e da fantasma.

Ecco le domande.

QUAL È OGGI LA REALE SOLIDITÀ FINANZIARIA DEL PROGETTO POZZILLI?

Quali risorse sono effettivamente disponibili? Quali investimenti sono già finanziati? Quali sono invece ancora subordinati a finanziamenti, autorizzazioni, accordi o condizioni future?

Non bastano gli importi annunciati.

Si vorrebbero conoscere le risorse effettivamente disponibili e il cronoprogramma finanziario dell’operazione.

CHI GARANTISCE CHE IL 2028 SIA UNA DATA REALE?

Da anni i lavoratori ascoltano date, scadenze e prospettive.

Oggi viene indicato il 2028 come orizzonte per la piena operatività del nuovo progetto.

Bene.

Qual è il percorso dettagliato che porta da uno stabilimento oggi fermo a uno stabilimento produttivo nel 2028? Quali sono le tappe? Quali gli investimenti? Quali le autorizzazioni? Quali le opere? Quali le assunzioni?

E soprattutto: quali sono le conseguenze se una delle tappe non viene rispettata?

CHE GARANZIE OCCUPAZIONALI ESISTONO REALMENTE?

Non vogliamo più sentire parlare genericamente di “occupazione”.

Vogliamo numeri. Quanti lavoratori saranno occupati? Con quali contratti? Con quali livelli professionali? Con quali tempi? Quanti saranno i posti di lavoro direttamente collegati allo stabilimento e quanti invece saranno indiretti o eventuali?

Un posto di lavoro promesso non è ancora un posto di lavoro è solo campagna elettorale o melina da Champions.

COSA SUCCEDE AI LAVORATORI FINO ALLA RIPARTENZA?

Questa è forse la domanda più urgente. Perché il 2028 non è domani.

Nel frattempo chi paga il prezzo del fermo? Come viene garantito il reddito?

Come vengono tutelati i lavoratori? Come vengono gestiti gli arretrati? Qual è il percorso sugli ammortizzatori sociali?

Non si può chiedere a una famiglia di vivere di prospettive.

Il futuro industriale non può essere costruito sulla precarietà economica del presente.

PERCHÉ IL PASSAGGIO A P2P DAL 1° GENNAIO 2027 DOVREBBE ESSERE CONSIDERATO AUTOMATICO?

Per noi non lo è e nemmeno per la Cisal, unico sindacato che mostra una sorta di dubbio, peraltro mai fugato dall’investitore e dalla politica stessa. Il passaggio dovrà essere verificato alla luce degli accordi del 2021 e delle condizioni industriali effettivamente esistenti.

Prima di chiedere ai lavoratori di compiere un altro passo, devono essere chiari:

  • progetto industriale; investimenti; tempi; occupazione; coperture economiche; ammortizzatori; arretrati; responsabilità dei soggetti coinvolti. Nessun salto nel vuoto.

PERCHÉ MENTRE SI PARLA DEL FUTURO DI POZZILLI SI STA RIORGANIZZANDO PROFONDAMENTE LA STRUTTURA SOCIETARIA DI SERI INDUSTRIAL?

Questa domanda non è polemica. È inevitabile.

Seri Industrial ha annunciato un progetto di fusione in SE.R.I. S.p.A. che comporterà il venir meno della quotazione delle azioni Seri Industrial su Euronext Milan. L’assemblea straordinaria è convocata per il 12 novembre 2026. Il 9 settembre è stata inoltre resa nota la nomina di un esperto da parte del Tribunale di Napoli per la relazione sulla congruità del rapporto di cambio.

Sono operazioni societarie di grande rilevanza.

Perché non dovrebbero essere spiegate anche ai lavoratori di Pozzilli?

QUAL È L’IMPATTO DEL DELISTING SULLA STRATEGIA INDUSTRIALE?

Il delisting non equivale automaticamente a un problema industriale. Ma cambia il contesto societario.

E allora la domanda è legittima: quale sarà l’assetto finanziario e proprietario definitivo del soggetto che dovrà sostenere gli investimenti di Pozzilli?

Quale sarà la struttura del gruppo? Quali saranno le responsabilità? Quali saranno le risorse destinate al progetto? Quali garanzie resteranno in capo ai soggetti oggi indicati come protagonisti della riconversione?

PERCHÉ I LAVORATORI DOVREBBERO AVERE FIDUCIA SENZA AVERE ACCESSO A TUTTI GLI ELEMENTI?

La fiducia non si pretende. Si costruisce. E oggi la cosa più semplice da fare sarebbe mettere sul tavolo documenti, numeri, cronoprogrammi e responsabilità.

Se il progetto è forte, la trasparenza lo rafforza. Se è finanziariamente coperto, dimostrarlo non dovrebbe essere un problema. Se i posti di lavoro sono realmente garantiti, scriverlo nero su bianco dovrebbe essere naturale.

La trasparenza non è un ostacolo alla ripartenza. È una condizione della ripartenza.

DOV’È LA POLITICA QUANDO IL CONTO LO PAGANO I LAVORATORI?

La politica non può limitarsi a partecipare alle conferenze stampa. Deve garantire controllo. Deve pretendere verifiche, non supportare eventuali dichiarazioni che vengono dalla parte interessata.

Deve monitorare gli impegni. Deve chiedere conto dei finanziamenti pubblici e del loro utilizzo.

Deve tutelare il territorio. E soprattutto deve stare dalla parte di chi, in questi anni, ha sopportato il costo economico e sociale di una fabbrica ferma.

La Regione non venga a Pozzilli soltanto per fotografare una promessa. Venga a chiedere conto della sua realizzazione.

CHI SI ASSUMERÀ LA RESPONSABILITÀ SE LA RIPARTENZA NON AVVERRÀ?

Questa è la domanda finale.

Perché firmare accordi e fare annunci è facile.

Molto più difficile è assumersi la responsabilità delle conseguenze.

Se il progetto subirà ritardi? Se gli investimenti non arriveranno? Se il cronoprogramma verrà modificato? Se i livelli occupazionali saranno inferiori alle aspettative? Se la produzione non partirà nei tempi annunciati?

Chi risponderà ai lavoratori?

NON VOGLIAMO UN’ALTRA FOTO O UN ALTRO ATTO A META’

È questo il punto politico della giornata del 14 settembre.

Non si è contrari alla presenza delle istituzioni. Non contrari al confronto. Non di certo contrari alla riconversione. E’ l’idea di una conferenza stampa che possa sostituire un piano industriale, che una fotografia possa diventare la prova di una ripartenza che non soddisfa la curiosità, come avrebbe detto più volte chi ci legge.

Non si può più pensare all’idea che i lavoratori debbano ancora una volta essere chiamati ad aspettare mentre altri costruiscono la narrazione del futuro.

Il futuro si costruisce con gli investimenti, non con i comunicati, tra l’altro mai esaustivi.

IL CASO SERI INDUSTRIAL NON PUÒ ESSERE RIMOSSO DAL TAVOLO

Negli ultimi mesi il gruppo Seri Industrial è stato interessato da vicende societarie, finanziarie e giudiziarie che meritano attenzione.

Il progetto di fusione e delisting. La questione del rapporto di cambio. La posizione degli azionisti di minoranza. Il contenzioso con Invitalia. Le discussioni sul futuro societario.

Sono tutti elementi che devono essere tenuti distinti e valutati nel loro specifico contesto.

Ma una cosa è certa: non possono essere semplicemente ignorati quando si chiede ai lavoratori di affidare il proprio futuro industriale allo stesso gruppo.

E A CHI DICE “FIDATEVI”, RISPONDIAMO: DOCUMENTATE

Non chiediamo promesse. Chiediamo documenti. Non chiediamo rassicurazioni. Chiediamo garanzie. Non chiediamo una nuova conferenza stampa. Chiediamo un piano industriale verificabile. Non chiediamo di sapere cosa potrebbe accadere.

Chiediamo di sapere cosa è già stato fatto, cosa è finanziato, cosa è vincolante e cosa manca ancora.

IL 14 SETTEMBRE NON FAREMO DA COMPARSE : scrive la Fialc-Cisal

FIALC-CISAL e RSA saranno al tavolo.

Ma non per applaudire. Non per legittimare una passerella. Non per fare da sfondo alle fotografie.

Saranno lì per pretendere risposte. Per pretendere garanzie. Per pretendere trasparenza. Per pretendere il rispetto degli accordi. E per mettere agli atti la nostra formale opposizione. Perché il lavoratore non è una variabile di comunicazione. Non è un numero da inserire in una slide. Non è un curriculum da accumulare. Non è una comparsa.

È la persona che da anni sta pagando il prezzo dell’incertezza.

LA VERA CONFERENZA STAMPA È AI CANCELLI

Se davvero Pozzilli è destinata a ripartire, allora nessuno dovrebbe avere paura delle domande.

Se davvero esiste un progetto industriale solido, allora nessuno dovrebbe avere paura dei numeri.

Se davvero esistono le garanzie occupazionali, allora nessuno dovrebbe avere paura di metterle nero su bianco. E se davvero il 2028 rappresenta una certezza industriale e non una semplice prospettiva, allora il percorso per arrivarci deve essere visibile già oggi.

Per questo il 14 settembre, scrive il sindacato “anomalo”, non saremo lì per raccontare una ripartenza. Saremo lì per verificare se esistono davvero le condizioni per costruirla.

Perché Pozzilli non ha bisogno di un’altra passerella.

Ha bisogno di una fabbrica.

I lavoratori non hanno bisogno di altre promesse.

Hanno bisogno di lavoro.

E dopo anni di parole, è arrivato il momento che qualcuno inizi finalmente a rispondere.

A cura di Maurizio Varriano.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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