
La sede dell’organizzazione foggiana, di cui Tresa eraa capo, era stata individuata dagli stessi criminali a San Severo; l’uomo avrebbe importato ed esportato droga dall’Albania per distribuirla sul territorio della provincia di Foggia, in particolar modo sul Gargano, e in Abruzzo. Difatti, tra le misure cautelari prescritte dalla Dda di Bari ci sarebbero anche degli zingari di città abbruzzesi, come Vasto, Lanciano, Termoli e Pescara.
Tresa sarebbe stato bloccato a bordo della sua auto, durante un’operazione della squadra mobile di Pescara. Al momento del riconoscimento l’uomo avrebbe mostrato agli agenti dei falsi documenti d’identità, dichiarandosi infatti un cittadino greco. Nel corso della perquisizione a Tresa gli agenti avrebbero sequestrato all’uomo una somma pari a 4mila euro, oltre ad un computer portatile.
Continuano ancora le indagini per capire se l’organizzazione coordinata da Tresa sia ancora presente sul territorio, in qualche altra area. Gli inquirenti ipotizzano infatti una “seconda” organizzazione nel territorio abbruzzese, così confermando una possibile relazione nello spaccio di droga, tra la malavita foggiana e quella di Pescara, in primis per la rifornitura del Gargano.
(immagine d’archivio)


