
Fallimento e commissariamento per tutte le università italiane che attestino un “buco finanziario” (un dissesto), nei propri conti, superiore al 10% del bilancio; ma novità anche per i “costi standard” dei singoli studenti, da cui dipenderà infatti la quota finale di un finanziamento ordinario, oltre a controlli “più selettivi” e “generalizzati” sulla spesa del personale.
Le misure della riforma Gelmini per i bilanci degli atenei sono contenute nella parte di “delega”, che assegna al Governo un tempo di 12 mesi, dall’entrata in vigore della legge (probabilmente allora fino a marzo 2012), per definire i decreti attuativi e per monitare, al contempo, i conti dei rettori. Le università dello Stivale dovranno abbandonare pertanto le metodologie vigenti di gestione dei bilanci, fondate in primis su conduzioni interne (tipico delle Pubbliche amministrazioni), per altre invece più tecniche, simil azienda. Nell’attuale sistema di contabilità degli atenei si rilevano infatti degli “impegni e dei pagamenti di cassa”, ma insufficienti in ogni modo per stabilire una situazione reale dei conti interni.
Gli atenei italiani dovranno seguire pertanto un criterio economico di stile aziendale: questo per scrivere il bilancio consolidato (un documento consuntivo che si compone di conto economico, stato patrimoniale e nota integrativca elaborato dalla società posta al vertice di un gruppo societario, una cosiddetta capogruppo) e farvi transitare tutti i conti di fondazioni, e di altrà realtà, collegate allo stesso ateneo. Se neanche questa misura, della riforma Gelmini, fosse sufficiente per evitare dissesti nei bilanci universitari (si pensi all’università di Siena: con la scoperta di un buco improvviso di 200 milioni di euro, per Irap e contributi non pagati ) il provvedimento del ministro all’istruzione italiana ha previsto l’attuazione di una procedura “d’emergenza”, possibile causa di un fallimento dell’ateneo, fino ad un suo commissariamento. Il fine principale di questa misura ? Una gestione dei conti interni più equilibrata, fino ad un livello di “serenità finanziaria”.
In base alla riforma Gelmini, le procedure d’emergenza per le università italiane potrebbero scattare nel caso di un rilevamento di deficit superiori al 10% dei bilanci interni. Lo stesso dicasi nel caso in cui le università non dimostrino di avere quei fondi “utili”, in cassa, per saldare debiti “liquidi ed esigibili”, nei confronti di terzi, o comunque se si accertasse una mancata tutela per “l’assolvimento delle proprie funzioni indispensabili”. In questo caso, qualora fosse confermato lo stato di emergenza, il ministero dell’Università darà un massimo di 180 giorni all’ateneo per attuare un piano di rientro. Un piano che dovrà portare l’equilibrio nelle casse universitarie “entro un periodo massimo di cinque anni”.
Due i casi nell’ipotesi di una mancata presentazione del piano da parte dell’ateneo: un commissario stabilito dal Governo alla gestione finanziaria dell’istituto; un periodo di monitoraggio della stessa università, da parte degli stessi ministeri dell’Università e dell’Economia.
Con la delega al Governo, prevista nella riforma Gelmini, cambieranno anche i limiti alla disciplina del personale. Stop agli assegni fissi per il personale di ruolo, pari ad oltre il 90% del fondo ordinario delle università italiane: in base alla riforma Gelmini, nei conti stanziati dall’ateneo dovranno rientrare, necessariamente, le spese per tutto il personale, comprese le posizioni a tempo determinato e le spese dedicate alla “contrattazione integrativa”.
Oltre che nelle uscite, previste, con la riforma, anche novità nella gestione delle entrate: stabilita l’attuazione di “costi standard” per ogni singolo studente; costi che saranno valutati per differenti areedi studio, ritenendo infatti (con tutte le eccezioni del caso) che un iscritto ad ingegneria o a medicina abbia un peso finanziario “maggiore” rispetto ad uno studente di letteratura o di giurisprudenza. Da questo parametro discenderà in seguito la quota finale di un finanziamento ordinario; una quota destinata ad ogni singolo ateneo, in base al numero di iscritti.

Il CdA approvò inoltre provvedimenti come il cofinanziamento necessari per la realizzazione di vari progetti di ricerca industriale del Bioagromed, l’istituzione di un posto di ricercatore a tempo determinato in Medicina Legale con fondi esterni rivenienti dalle prestazioni in conto terzi, varie convenzioni tra cui quella con l’AMGAS per la realizzazione della rete urbana con fibra ottica, una modifica del regolamento per le attività autogestite degli studenti, i patti parasociali delle società di spin-off.
Nel febbraio del 2009 è stato poi approvato il Bilancio annuale di previsione per l’esercizio finanziario 2009. La riformulazione del testo, rispetto alla proposta presentata e non approvata dal Consiglio di Amministrazione nella seduta del 17 dicembre u.s., confermò sostanzialmente l’impostazione generale del bilancio, introducendo un lieve incremento delle misure a favore dei servizi agli studenti (10.000 euro) e prevedendo l’istituzione per il personale tecnico amministrativo di 13 posti a tempo determinato, part-time al 75% per 9 mesi (rispetto ai 12 posti a tempo pieno per 6 mesi ovvero per 12 mesi part-time al 50%, proposti a dicembre), con i risparmi rivenienti dal personale comandato presso altre amministrazioni, oltre a 2 posti a tempo indeterminato. Misure applicate per “proporre una soluzione, se pur parziale, al problema drammatico del precariato del personale tecnico amministrativo che da anni collabora con l’Università degli studi di Foggia”.
Il testo del bilancio ha confermato la volontà dell’università di evitare di apportare “tagli significativi ai fondi per la ricerca scientifica, per la didattica, per le borse di dottorato di ricerca, per il funzionamento delle facoltà e dei dipartimenti, per le attività istituzionali dell’Università e per lo sviluppo delle attività scientifiche e di formazione”, prevedendo al contempo dei tagli significativi ad ogni forma di spreco ed inefficienza ed una forte razionalizzazione di tutte le spese correnti (contratti esterni e supplenze, spese di telefonia, vigilanza, pulizia).
Nell’ottobre del 2009 un’altra importante notizia per l’università foggiana: il riconoscimento di rappresentare uno dei primi 2000 istituti mondiali nella ricerca universitaria, così contrastando una decisione della stessa ministro italiana all’Istruzione Gelmini che, a fine luglio 2009, con il metro della qualità per la distribuzione del 7% del Fondo di finanziamento ordinario, pari a 525 milioni di euro, alla ricerca e alla didattica degli atenei,tolse a Foggia 1 milione di euro, premiando invece gli atenei virtuosi come l’università di Trento e i politecnici di Torino e Milano, nel pacchetto varato dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario (Anvur).


