La passione poetica esuberante del nostro è talmente chiara e trascinante da divenire sempre coscienza sentimentale che travalica ogni confine. Il dialetto in alcuni casi può creare difficoltà per la circolazione e la diffusione della Poesia. Con Francesco, invece, supera le suggestioni paesistiche fino a raggiungere la conquista di una dimensione ultracittadina. Se si esaminano in proposito le liriche della raccolta “N’onze d’ombre” si può sicuramente ricavare un preciso e forte contenuto che perviene dal vissuto.
I luoghi, i personaggi, i fatti contemplati non potevano che essere osservati in una prospettiva di “realismo dialettale” e con una delicata assonanza romantica. Basta leggere, ad esempio, “Pass’è nnande passe…” per rendersi conto del fluire dei sentimenti umani che si ravvivono nel tempo e nello spazio. I termini poetici diventano poi un cantilenante girotondo in “Tènghe stepète nu zecarle”, dove frammenti di una cruda realtà si realizzeranno solo “…quanne succede nu fatt’èccezzijunèle…”.
L’estrema naturalezza di decifrare il senso ed il mistero enigmatico dell’esistenza umana è raggiunta meravigliosamente in “Cu ua jèsse?”, dove si avverte e si assapora pienamente l’insostenibile leggerezza e fragilità dell’essere. Chiedo a quanti leggeranno quest’esile raccolta lirica di prestare attenzione anche alla singolarità acerba e malinconica della inquietudine che da essa traspare. La suggestività e l’originalità di “A pulìteche u sé cch’ji?”, ne è la dimostrazione più lampante.
Come può un estraneo del nostro ambiente non capire i temi universali del messaggio dettato in “Sande ggià da quanne (j)i nnéte” riferito a “Madre Terese de Calcutte”, “…tande de crestjéne…”.
La poesia di Francesco diventa in questa raccolta simile a quella di alcuni “Pamphlets” dialettali di Pascoli, Montale e Gadda, dove s’intravede l’opera di una sovrapposizione fra lirica romantica e veristica.
Quella di Francesco è sicuramente poesia del cuore che vuole convalidare i principi fondamentali del vivere umano, delle sue aspirazioni, delle sue ansie e delle sue illusioni. Ma è anche poesia della ragione! Non di una ragione astratta, ma attiva pur nella discorde varietà dei fatti, degli accadimenti e dell’operare umano.
Ti sono grato, Francesco, per i momenti di intima commozione che mi hai regalato con le tue poesie.
SCHEDA LIBRO – N’onze d’ombre – di Francesco Granatiero
“N’onze d’ombre” (Un’oncia d’ombra) raccolta di satire e poesie nel dialetto di Manfredonia
Andrea Pacilli Editore Buenaventura (Poeticamente Abita – Collana Azzurra – Le Radici)
Presentazione del Prof. Pasquale Caratù (ordinario di Linguistica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi “A. Moro” di Bari)
Vignetta autocaricaturale con note di Mauro Giancaspro (Direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, scrittore, saggista, pubblicista) e Dino Aloi ( Storico della Satira, editore, vignettista).



