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DROGA AUTO MANFREDONIA Criptofonini e pacchi di hashish: annulla assoluzione di un 35enne di Manfredonia. Processo da rifare

Undici chili di droga in auto, ma l’assoluzione non regge: la Cassazione annulla tutto

AUTORE:
Giuseppe de Filippo
PUBBLICATO IL:
11 Gennaio 2026
Cronaca // Manfredonia //

BARI – L’assoluzione non regge. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza con cui la Corte d’appello di Bari aveva assolto un 35enne di Manfredonia (classe 1990), finito a processo dopo essere stato trovato con oltre 11 chilogrammi di droga in auto: 2,396 kg di marijuana e 8,586 kg di hashish, nascosti in due scatole sigillate nel bagagliaio.

Per la Suprema Corte la motivazione dell’appello è parziale e porta a una conclusione “manifestamente illogica”: i giudici avrebbero valorizzato solo una parte delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, trascurando elementi ritenuti decisivi dall’accusa. Il caso torna ora davanti a un’altra sezione della Corte d’appello di Bari.

Il 35enne di Manfredonia venne arrestato il 25 settembre 2023: i pacchi, formalmente spedizioni estere, sarebbero stati ritirati su incarico legato a due soggetti poi divenuti collaboratori. Nel fascicolo pesa anche un dettaglio: al momento del fermo l’imputato aveva quattro criptofonini, dispositivi usati per comunicazioni criptate.

Corte_suprema_di_cassazione_a_Roma
Corte_suprema_di_cassazione_a_Roma

 

In appello, il manfredoniano era stato assolto perché ritenuto non consapevole del contenuto delle scatole. Ma per la Cassazione il ragionamento è “oggettivamente monco”: non si possono ignorare passaggi delle stesse dichiarazioni richiamate a difesa dell’imputato, come la non occasionalità del ruolo, il contesto di latitanza e traffico di droga, oltre a dati materiali (criptofonini, denaro contante e altri elementi indicati negli atti).

La Suprema Corte richiama inoltre il principio: per ribaltare una condanna con una assoluzione servono ricostruzioni rigorosamente ancorate alle risultanze processuali e una motivazione capace di “reggere” sul piano logico. Qui, secondo i giudici, ciò non è avvenuto.

Esito: sentenza annullata e processo d’appello da rifare a Bari.

© StatoQuotidiano - Riproduzione riservata

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