BARI – L’assoluzione non regge. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza con cui la Corte d’appello di Bari aveva assolto un 35enne di Manfredonia (classe 1990), finito a processo dopo essere stato trovato con oltre 11 chilogrammi di droga in auto: 2,396 kg di marijuana e 8,586 kg di hashish, nascosti in due scatole sigillate nel bagagliaio.
Per la Suprema Corte la motivazione dell’appello è parziale e porta a una conclusione “manifestamente illogica”: i giudici avrebbero valorizzato solo una parte delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, trascurando elementi ritenuti decisivi dall’accusa. Il caso torna ora davanti a un’altra sezione della Corte d’appello di Bari.
Il 35enne di Manfredonia venne arrestato il 25 settembre 2023: i pacchi, formalmente spedizioni estere, sarebbero stati ritirati su incarico legato a due soggetti poi divenuti collaboratori. Nel fascicolo pesa anche un dettaglio: al momento del fermo l’imputato aveva quattro criptofonini, dispositivi usati per comunicazioni criptate.

In appello, il manfredoniano era stato assolto perché ritenuto non consapevole del contenuto delle scatole. Ma per la Cassazione il ragionamento è “oggettivamente monco”: non si possono ignorare passaggi delle stesse dichiarazioni richiamate a difesa dell’imputato, come la non occasionalità del ruolo, il contesto di latitanza e traffico di droga, oltre a dati materiali (criptofonini, denaro contante e altri elementi indicati negli atti).
La Suprema Corte richiama inoltre il principio: per ribaltare una condanna con una assoluzione servono ricostruzioni rigorosamente ancorate alle risultanze processuali e una motivazione capace di “reggere” sul piano logico. Qui, secondo i giudici, ciò non è avvenuto.
Esito: sentenza annullata e processo d’appello da rifare a Bari.



