Manfredonia

Comune: Tarsu non soggetta a Iva. L’illegittimità applicativa, la natura tributaria della Tia


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Tasse odiate dai contribuenti (fiscoetributi.it)

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Manfredonia – LA Tarsu(tassa dovuta dai cittadini ai comuni per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, oltre che per lo spazzamento delle strade pubbliche) non è assoggettabile a IVA: questa la precisazione dell’Ufficio ragioneria del Comune di Manfredonia, comunicata per “rassicurare i diversi residenti” alla ricerca da giorni di chiarimenti sul caso. Caso nato dopo che in alcune amministrazioni dello Stivale (precisamente in Sicilia) era sorta una recente discussione in merito all’applicazione o meno dell’Iva al 10 per cento sulla tassa pagata dai cittadini sullo smaltimento e raccolta dei rifiuti solidi urbani. Il problema, spiega il Comune di Manfredonia, è nato in seguito alle disposizioni del Decreto Ronchi (vedi in seguito) che (abrogando la Tarsu) ha disposto la possibilità per i Comuni di trasformare la TARSU in TIA, tariffa che veniva considerata come corrispettivo del servizio di igiene urbana e come tale assoggettata all’IVA a carico dei beneficiari del servizio. Il Comune di Manfredonia continua tuttavia a mantenere il pagamento da parte dei cittadini del servizio raccolta rifiuti sotto forma di tributo Tarsu e dunque non ancora assoggettabile ad Iva. Inoltre, da Sentenza della Corte Costituzione 238/2009 si è stabilito che anche alla Tia debba essere relazionata una natura tributaria, così escludendola da ‘assoggettamenti’ ad Iva.

AI CITTADINI IL 76% DEL SERVIZIO – Dai dati del Comune di Manfredonia il tributo che i cittadini locali pagherebbero per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani sarebbe pari al 76 per cento del costo del servizio. Il resto invece sarebbe a carico del Comune, che per la riscossione della Tarsu ha costituito la Società gestione tributi S.p.A (società mista privata con componenti Aipa e passati Tributi- vedi caso Tributi Italia), una società di servizio a cui ha recentemente aderito anche il Comune di Monte Sant’Angelo per avvalersi dei servizi offerti.

LA SENTENZA 238/2009 – La Sentenza della Corte costituzionale n.238/2009 pubblicata nella G.U. 30 del 29/7/2009, ha stabilito che la TIA ex TARSU, ha natura tributaria e quindi non è assoggettabile ad Iva non essendo prestazione di servizio. Per i Comuni che hanno adottato la TIA facendo assoggettare ad IVA la tassa sulla raccolta dei rifiuti si sono preannunciate infatti delle richieste di rimborso IVA al 10% da parte dei privati cittadini. La sentenza 238 del 2009 pubblicata dalla Corte Costituzionale si è rivelata dunque importante per chiarire alcune fondamentali questioni dal punto di vista tributario. Difatti, con la sentenza si è venuti a capo della vicenda legata all’inquadramento giuridico della Tia, la Tariffa di igiene ambientale introdotta dal cosiddetto “Decreto Ronchi” (per la precisione si tratta del D.lgs 22/1997); sostanzialmente, dalla sentenza della Consulta emerge come la tariffa in questione abbia una vera e propria natura tributaria. L’applicazione della Tia, progettata per sostituire la vecchia Tarsu, ha avuto in effetti un cammino travagliato, tanto che solo una parte minima dei comuni italiani (1.200) ha effettuato il passaggio dalla vecchia Tarsu. La principale problematica della Tia sarebbe emersa da un lato per “alcuni elementi di continuità” con la stessa tassa di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, da un altro per delle “novità” che hanno spinto i cittadini ad optare per la Tia la sua “natura privatistica”. La Corte si pronunciò a riguardo circa la legittimità costituzionale dell’articolo 2 comma 2 del decreto 546/92, il quale devolveva alle Commissioni Tributarie la competenza a decidere sullo smaltimento dei rifiuti urbani. Con la sentenza, qualsiasi disputa sulla competenza del giudice che deve decidere in materia non ha più ragione di esistere.
Sentenza Corte Costituzionale 238/2009

APPELLO ADOC – L’Adoc Puglia inviò una lettera, già nel settembre del 2009, ai Sindaci dei Comuni della regione, diffidando gli stessi ad “espletare il formale adempimento previsto dalla recente sentenza, la n. 238 del 16.07.2009”, con la quale la Corte Costituzionale, adeguandosi ad un ormai consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità (cfr Sentenza Cass. N. 5298/2009) ed in conformità con la normativa comunitaria, ha sancito “l’estraneità della TARSU (Tassa sui rifiuti solidi urbani) e della TIA (Tariffa Igiene Ambientale) dall’ambito di applicazione dell’IVA”, stante l’insussistenza di un nesso diretto tra il servizio e l’entità del prelievo. “Questo significa – precisò Anna Paparella, dell’Ufficio Legale dell’Adoc Puglia -, che ai Comuni chiediamo di provvedere al rimborso automatico agevolando un adempimento sancito dalla Corte Costituzionale. Al limite, di scalare il dovuto, quindi l’accumulo di dieci anni di IVA versati dai cittadini, dalla prossima riscossione dei tributi”.

IL RISCHIO ILLEGITTIMITA’ DELLE TARSU DA PARTE DEI COMUNI –
A rischio ‘illegittimità’ le applicazioni delle Tarsu da parte dei comuni italiani. Nella recente Manovra statale (Finanziaria 2010, approvata a fine dicembre), così come nel Dl Milleproroghe, manca infatti una norma con funzioni ‘transitorie’, vale a dire una disposizione utile per conservare il proseguimento della tariffa.

LA TARSU – La Tarsu, tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, è prevista dal Decreto Legislativo n. 507/1993, con successive modifiche. I comuni possono applicare questa tassa sulla base del costo totale del servizio di raccolta e successivo smaltimento dei rifiuti usando come parametro la superficie dei locali di abitazione e di attività dove possono avere origine rifiuti di varia natura. La tassa è dovuta al Comune per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, oltre che di spazzamento delle strade pubbliche. Il servizio è gestito dal Comune in regime di privativo. Oggetto di raccolta sono i rifiuti domestici e quelli cosiddetti assimilati ovvero quelli derivanti da attività economiche, artigianali, industriali che possono essere assimilati per qualità a quelli domestici. L’assimilazione viene decisa dal Comune con apposita delibera. Il presupposto impositivo non è il servizio prestato dal comune, ma la potenziale attitudine a produrre rifiuti da parte dei soggetti detentori degli spazi. Tranne i comuni con meno di 35mila abitanti, l’importo da corrispondere per questa tassa non è commisurato ai rifiuti prodotti, ma alla quantità di spazi occupati. Tali presupposti danno a questa tassa natura di imposta anziché di tassa, il cui importo viene invece commisurato al servizio prestato. La TARSU inoltre non è soggetta a IVA, come lo sarebbe invece stato qualunque tipo di servizio. Di fatto, la commisurazione della tassa non è legata all’effettiva produzione di rifiuti, ma alla superficie netta calpestabile dell’immobile. Un solo abitante di una casa di 100 m2 paga di più di cinque persone che risiedono in un alloggio di 50 m2. Il comune riscuote la tassa con l’iscrizione a ruolo del tributo dovuto, quindi con l’emissione di cartelle esattoriali che possono essere anticipate da un avviso di pagamento detto anche avviso bonario che permette al cittadino di pagare senza i costi di notifica della cartella e al comune di incassare prima le somme. Il Comune non può comunque incassare più di quanto spenda per il servizio di raccolta e smaltimento.

LA MANCATA PROROGA DEL PERIODO TRANSITORIO – Sia nella Finanziaria che nel milleproroghe manca pertanto una norma utile ai Comuni per il proseguimento nell’applicazione della Tarsu. In merito alla Tia (attualmente applicata da un sesto dei comuni italiani), secondo il vecchio criterio di calcolo è stata ancora abrogata dal Codice dell’Ambiente, ma con il problema che le norme regolamentari sono in vigore fino al varo delle regole attuative del Codice. Pertanto, relativamente alla Tia mancano ancora i regolamementi attuativi per l’applicazione in concreto della nuova forma di prelievo.

LO SCENARIO PRESENTE E FUTURO- La Tarsu è stata abrogata dal cd decreto Ronchi (Dlgs 22/97), nonostante una successiva disciplina transitoria più volte prorogata fino al primo gennaio del 2010. Per la Tia (Tariffa di Igiene Ambientale, il nuovo sistema di finanziamento comunale della gestione dei rifiuti e della pulizia degli spazi comuni introdotto in Italia dal decreto Ronchi: dovrà sostituire progressivamente la Tarsu e, a al contrario della tassa,“ha come obiettivo di far pagare agli utenti esattamente per quanto usufruiscono del servizio nel modo più preciso possibile”) secondo il vecchio criterio di calcolo è stata abrogata dal Codice dell’Ambiente, ma le norme regolamentari sono ancora in vigore fino al varo delle regole attuative del Codice. Per il passaggio alla Tia il Dl Milleproroghe ha rinviato al 30 giugno del 2010 le norme attuative. Un lasso di tempo di 6 mesi (gen-giugno) ritenuto ‘pericoloso’ dal Legislatore, con possibile ‘illegittimità di tutti gli atti di riscossione adottati nel 2010 dai Comuni, nell’unica voce di entrata esclusa dal blocco tributario sancito con la manovra dell’estate del 2008″. Il rischio maggiore è quindi relativo alla redazione finale dei bilanci preventivi 2010 dei Comuni, che si basano (per le amministrazioni ancora non transitate a Tariffa Ronchi) sulla ovvia prosecuzione dell’applicazione della Tarsu.

ALLA BASE DEL PROBLEMA: SOPPRESSIONE TARSU E PROROGHE INFINITE – La soppressione della Tarsu era stata disposta espressamente dall’articolo 49, comma 1, del decreto Ronchi (D.lgs 22/1997) che aveva previsto un regime di cd ‘transizione’ disciplinato dal regolamento attuativo. Come ricostruito dal Sole 24 ore (a firma Maurizio Fogagnolo) il periodo transitorio disciplinato dal regolamento attuativo (Dpr 158/1999) ha introdotto, di fatto, una finestra di tempo di circa 8 anni, così consentendo, indirettamente, ai comuni di raggiungere la piena copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani. La copertura totale della nuova tariffa (Tia), con relativa applicazione, era stata dunque prevista per i comuni entro il 1 gennaio del 2008. Ma il periodo transitorio (da Tarsu a Tia) è stato in ogni modo prolungato tramite diversi provvedimenti, così congelando la situazione del prelievo vigente nel 2006, anche perchè il Nuovo Codice dell’Ambiente (Dlgs 152/2006) aveva abrogato, in questo lasso di tempo, la stessa Tia (prevista dal decreto Ronchi). Alla base della illegittimità dell’applicazione della tassa questo assunto: “la mancata reiterazione del blocco al 2010 ha reso applicabile l’obbligo del passaggio a tariffa rifiuti”. Con l’introduzione della nuova Tia, il Codice dell’Ambiente (articolo 238) impone infatti (in attesa dell’approvazione dei regolamenti sulla tariffa riformata), l’applicazione delle ‘discipline regolamentari vigenti’ (quelle appunto del Dpr 158/1999 applicativo della Tariffa Ronchi). Con art.264 e 265 (Codice) si stabilisce infatti “l’applicazione dei vecchi regolamenti fino all’entrata in vigore dei nuovi provvedimenti attuativi”. Pertanto, con la soppressione del Dlgs 507/1993 a decorrere dal primo gennaio del 2008 (termine finale, come stabilito dal regolamento attuativo Dpr 158/1999, applicato in mancanza del nuovo regolamento) “tutti i comuni sarebbero costretti ad applicare dal primo gennaio del 2010 la tariffa rifiuti prevista dal Decreto Ronchi”.

Comune: Tarsu non soggetta a Iva. L’illegittimità applicativa, la natura tributaria della Tia ultima modifica: 2010-04-11T22:32:16+00:00 da Giuseppe de Filippo



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