Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di un lettore di StatoQuotidiano.it.
“Spesso a Manfredonia si parla di disagio giovanile scaricando sulle ragazze e ragazzi stessi l’esclusiva responsabilità di ciò che accade. Ma ci si domanda davvero perché e come le cose succedono? La risposta dei bambini e degli adolescenti, forse, sta in quello che accade dal primo giorno dell’apertura del Senior Park, in via scaloria.
Non passa un giorno nel quale il campo da basket sia preso d’assalto da decine di ragazze e ragazzi, di tutte l’età, da quelli che frequentano le elementari a quelli delle scuole superiori, passando per le medie. Che siano le tre di domenica pomeriggio o le sette di lunedì sera. Un presidio fisso, certo. Non passa un giorno nel quale le mamme, i papà, portano i loro figli a giocare con bici, monopattini, pattini, palloni.
E allora la domanda sorge spontanea: tutte queste persone, prima, dov’erano? Magari a casa, magari improvvisando un canestro in qualche cortile, magari trasformando la strada sotto casa in una pista improvvisata.
La sensazione, guardando la risposta di questa variegata umanità, è che questi ragazzi, questi adulti, siano affamati di spazi, di opportunità, di luoghi d’aggregazione spontanea. Dove tirare a canestro, giocare a pallone, fare amicizia, litigare, trovarsi e scontrarsi. Luoghi da poter vivere e in cui vivere, dove poter sognare, giocando a essere il LeBron di domani. Luoghi dove sentirsi parte di un quartiere, di una comunità di fatto, spontanea, che impara ad autoregolarsi, attraverso lo sport, tramite il gioco.
Si usa dire, “Fate spazio ai giovani!”. Sarebbe meglio, nel nostro caso, in questa città, ancor prima, dare “spazi” alle nostre figlie, ai nostri figli. Forse, non cambieremo le sorti dell’umanità, ma in fondo, loro, se la meritano un’opportunità.“




Cime volevasi dimostrare… passata la processione… gabbato lu’ santu.
Vediamoci tra qualche mese… sarà come in altre zone… incuria ed abbandono e tanti soldi spesi inutilmente. Manfrefonia con la sua umiltà, ringrazia sempre in silenzio.