FOGGIA – Un sistema estorsivo radicato, capace di colpire imprenditori edili, commercianti, imprenditori agricoli e titolari di attività della provincia foggiana, con richieste di denaro periodiche, minacce mafiose e intimidazioni finalizzate – secondo l’accusa – al sostentamento delle “batterie” della Società foggiana e dei detenuti affiliati ai clan. È il quadro delineato nell’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Bari, Paola Angela De Santis, nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari coordinata dai pm Carmela Bruna Manganelli e Luciana Silvestris.
Il provvedimento, composto da 481 pagine, riguarda 19 persone accusate, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso, tentate estorsioni, traffico di droga e detenzione illegale di armi. Tra i principali indagati figurano Francesco Abruzzese detto “Stuppin’”, Alessandro Moretti alias “Sassolin’”, Antonio Bellofatto, Fabrizio Bevilacqua, Claudio Pesante, i fratelli Moffa e altri soggetti ritenuti vicini alle batterie mafiose riconducibili ai gruppi Moretti-Pellegrino e Sinesi-Francavilla.
Secondo la ricostruzione investigativa, numerosi imprenditori sarebbero stati costretti a versare somme periodiche di denaro per poter continuare a lavorare senza subire ritorsioni. Tra gli episodi contestati emerge quello relativo all’imprenditore edile Armando Russo, che – secondo gli atti – avrebbe pagato tangenti tra i mille e i duemila euro ogni tre o quattro mesi. Una parte del denaro, sostengono gli investigatori, sarebbe stata redistribuita alle diverse batterie mafiose operanti nel territorio foggiano.
Contestata anche una presunta estorsione ai danni dell’imprenditore Francesco Domenico Sannella, costretto – secondo l’accusa – a versare 1.500 euro ogni tre mesi, e quella nei confronti dell’imprenditore Luigi Boscaino, che avrebbe pagato somme fino a 4mila euro in occasione delle festività natalizie, pasquali e della stagione estiva.
Uno dei capitoli centrali dell’inchiesta riguarda un imprenditore, indicato negli atti come vittima di ripetute richieste estorsive. In un caso Claudio Pesante, detenuto nel carcere di Foggia, avrebbe inviato messaggi minatori tramite Instagram chiedendo 20mila euro. Nei messaggi riportati nell’ordinanza si leggono frasi intimidatorie come: “Se esco io è peggio”.
In un altro episodio, contestato a Gioacchino e Antonello Frascolla, Sergio Ragno e Ciro Stanchi, la richiesta estorsiva sarebbe stata di 50mila euro “destinati al mantenimento degli affiliati ristretti in carcere”.
Sempre un imprenditore sarebbe stato vittima di ulteriori pressioni da parte di Francesco Abruzzese, Alessandro Moretti e Fabrizio Bevilacqua per ottenere 30mila euro relativi a presunti lavori non pagati. Gli investigatori riportano nell’ordinanza alcune frasi intercettate attribuite ad Abruzzese: “Che prendo la gente e gli squaccio il melone”.
Le indagini coinvolgono anche episodi di estorsione nei confronti dell’imprenditore agricolo Fabio Fernando Pasqualicchio, che dopo il furto della propria auto avrebbe ricevuto una richiesta di 100mila euro per “sistemare la vicenda”, pagando infine 7mila euro.
Tra gli episodi contestati figura anche il tentativo di ottenere gratuitamente uova di Pasqua dalla “Cioccolateria Le Due Torri”, con riferimento esplicito al nome di “Stuppin’”, soprannome di Abruzzese.
Nel mirino degli indagati sarebbero finiti anche gli imprenditori Marcello e Paolo Rinaldi, attivi nel settore della raccolta della paglia, e Alberto Capone, titolare dell’attività “Puglia Ricambi”, che secondo l’accusa avrebbe versato 500 euro al mese destinati al mantenimento di Abruzzese durante la detenzione.
L’inchiesta comprende inoltre accuse di traffico di cocaina e detenzione di armi clandestine. Secondo gli atti, il 20 agosto 2025 Abruzzese e Luciano Calabrese sarebbero stati trovati in possesso di oltre un chilo di cocaina destinata allo spaccio. Nello stesso contesto gli investigatori avrebbero sequestrato anche un fucile a canne mozze con matricola abrasa e numerose cartucce.
Gli accertamenti sono stati sviluppati dalla Squadra Mobile di Foggia attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, dichiarazioni di collaboratori di giustizia, attività di osservazione e riscontri investigativi. Nell’ordinanza il gip richiama numerose sentenze passate in giudicato sulla “Società foggiana”, definita una struttura mafiosa operante sul territorio e capace di esercitare un forte controllo intimidatorio sulle attività economiche locali.
L’inchiesta, partita dalle denunce presentate da un imprenditore nell’ottobre 2024, avrebbe consentito – secondo gli investigatori – di ricostruire un articolato sistema di richieste estorsive ai danni di imprenditori ritenuti economicamente solidi e operanti nel territorio foggiano.
L’Avvocato Michele Vaira del Foro di Foggia si costituirà parte civile per l’imprenditore vittima dei fatti e per l’Ance. Il giudizio immediato è previsto per il 7 ottobre 2026.



