Cronaca

In Puglia, la cannabis più pericolosa


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Una piantagione di marijuana sequestrata a Canosa (ST)

(ANSA) – BARI- La Puglia nel 2012 si e’ distinta in assoluto per la coltivazione di piante di cannabis la cui pericolosita’ e’ aumentata perche’ e’ stata modificata geneticamente e la percentuale di principio attivo e’ piu’ alta”.

Lo ha riferito il capo del dipartimento per le Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giovanni Serpelloni intervenendo a Bari all’iniziativa ‘Tiradritto-Stop cocaina’. In Puglia, comunque, il consumo di stupefacenti e’ diminuito del 25% in tre anni.

In Puglia, la cannabis più pericolosa ultima modifica: 2013-06-11T16:01:00+00:00 da Redazione



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Il consumo di gruppo di stupefacenti non costituisce un reato ma solo un illecito amministrativo!

    In forza di una recente sentenza delle Sezioni Unite penali di Cassazione il consumo di gruppo di sostanze stupefacenti, sia nel caso di mandato all’acquisto, sia in quello dell’acquisto comune, non costituisce una fattispecie penalmente sanzionabile. (Cass. pen. SSUU n. 25401 del 10 giugno 2013)

    In sintesi, il consumo di gruppo costituisce ”una ipotesi di uso esclusivamente personale dei partecipanti al gruppo”: la droga deve intendersi non come ceduta ma ”codetenuta”, e colui che la procura e chi ne commissiona l’acquisto svolgono un ”ruolo equivalente”. Costituisce pertanto un illecito amministrativo e non un reato.

    La stessa modifica al Testo unico stupefacenti, introdotta dalla Legge n. 49 del 2006 cosiddetta “Fini-Giovanardi” – precisa la Corte – non ha introdotto un ampliamento delle condotte penalmente sanzionabili, prevedendo, esclusivamente, che l’acquisto e la detenzione per uso personale, se avvenuto sin dall’inizio anche per altri soggetti, integra un illecito amministrativo e non un reato.

    Non può ritenersi – si legge nel testo della decisione della Cassazione – che le modifiche del 2006, ed in particolare, “l’equivoca e non risolutiva aggiunta dell’avverbio “esclusivamente”, possano essere intese nel senso che abbiano addirittura introdotto una nuova fattispecie incriminatrice punendo un fatto in precedenza pacificamente integrante, secondo il diritto vivente, un illecito amministrativo.

    Il ricorso alla Suprema Corte era stato presentato, in qualita’ di parte civile, dalla moglie di un giovane morto dopo aver consumato droga in gruppo, contro il non luogo a procedere nei confronti dell’uomo che acquisto’ la droga. La difesa della donna ha sostenuto che le modifiche introdotte con la Fini-Giovanardi intendessero dare un’interpretazione piu’ restrittiva al testo unico del ’90 punendo anche il consumo di gruppo. Ipotesi supportata da alcune pronunce della stessa Cassazione: secondo questo orientamento la modifica al testo unico 309 del 1990 che considera reato i casi in cui la droga e’ destinata ”ad un uso non esclusivamente personale” (articoli 73 e 75) corrisponde ad un orientamento piu’ duro anche verso il consumo di gruppo in quanto modalita’ che serve ”a facilitare il consumo e la diffusione di droga”.

    Ravvisando orientamenti contrastanti della Corte la Quarta Sezione Penale aveva rinviato il caso alle Sezioni unite che nel motivare la decisione, evidenziano che deve escludersi la volonta’ del legislatore di intendere come reato il consumo di gruppo. Dai lavori parlamentari, di cui la sentenza cita alcuni passaggi, emerge solo ”un generico intendimento di natura restrittiva circa le condotte di spaccio”, ”solo che si consideri la non usuale velocita’ di approvazione del nuovo testo normativo e la notevole ristrettezza della discussione parlamentare, ridotta a soli diciannove giorni”.

    Inoltre volendo concentrarsi sul ”ritocco testuale” secondo la Cassazione l’uso ”non esclusivamente personale” non puo’ intendersi come uso ”non individuale”. ”Se il legislatore avesse voluto in modo non equivoco punire penalmente condotte fino ad allora non rientranti nelle ipotesi di cessione” avrebbe dovuto farlo in termini ”espliciti, chiari e univoci” non con la semplice aggiunta di un avverbio.
    Foggia, 11 giugno 2013 Avv. Eugenio Gargiulo


  • avv. Gegè Gargiulo

    Non meriterebbe un articolo a se stante e non un semplice commento, visto l’autorevolezza della fonte ( Sezioni Unite) e l’importanza dell’argomento?


  • Redazione

    E’ stato già pubblicato, se possibile lo ripubblichiamo, grazie; Red.Stato


  • Angelo

    Non comprendo con esattezza a quale delle due notizie si vuole dare evidenza.


  • Redazione

    Gent.le Angelo, il nostro articolo è quello relativo al testo: “In Puglia la cannabis pià pericolosa”, l’altro è un commento dell’avvocato; Red.Stato

  • Ed ecco di nuovo Giovanni Serpelloni capo del Dipartimento Politiche Antidroga a raccontare le sue fandonie (che poi sono sempre le stesse).

    A tal proposito bisogna ricordare che non esiste in commercio, in tutto il pianeta, cannabis modificata geneticamente (ogm), ma solo canapa selezionata con incrocci tra piante dalle diverse caratteristiche.

    Bisogna anche ricordare che, stando agli ultimi rapporti sul consumo di ‘droghe’, sia del CNR che dell’Unione Europea, il consumo di stupefacenti non è affatto diminuito del 25%

    A cosa serve quest’informazione? se essa non riporta che falsità assolute?


  • liuk

    Che articolo stupido. Frasi uscite da bocche di ignoranti e diffuse da altri ignoranti. La cannabis non è e non sarà mai una droga pesante, non è mai stata modificata geneticamente, non è mai stata e mai sarà tossica (“Quella pugliese la più tossica d’Italia”, quando è scientificamente appurato il fatto che non c’è alcun componente tossico nella cannabis).


  • robert

    Serpelloni perchè non prova ad andare a raccontare i suoi deliri sulla cannabis a qualche conference medical in USA, sai che risate! 🙂


  • Marco G.

    Le parole di Serpelloni sono paragonabili ai deliri di un —, sembrano copiate da un articolo su pontilex, hanno tutte le connotazioni del peggior integralismo “politico, ideologico e religioso” e non hanno niente di provato o scientifico.
    Sono le parole di un uomo in totale malafede, interessato soltanto ai propri benefici di casta, ad usare i mezzi più biechi per denigrare gli oppositori, a mantenere dei cittadini onesti in una situazione di continua oppressione ed in costante pericolo per la loro sressa libertà e a calpestare i diritti fondanentali “come il diritto alla cura, o alla libertà nella pratica religiosa”.
    Mentre negli USA stanno riaddestrando i cani antidroga, lo Stato italiano non riesce ancora a concepire i diritti dei cittadini, punendoli anche per atteggiamenti privati e di nessuna rilevanza penale:
    mentre non riesce nemmeno a tenere sotto controllo i suoi cani più rabbiosi, belve piene di cieca, ottusa ed ideologica, volontà di prevaricazione.

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