Cultura

La primavera del lupo – A.Molesini, 2013


Di:

Molesini (statoquotidiano)

Foggia – “A-H ha i baffetti, è basso come un asino e dalle orecchie esce un po’ di fumo quando parla alla folla”. La voce di un bambino, il suo diario, il racconto di una fuga, nelle parole e nel talento di una delle migliori novità della letteratura italiana degli ultimi anni, vincitore del Premio Campiello 2011 con l’ottimo Non tutti i bastardi sono di Vienna (Sellerio). Venerdì 14 giugno, alle ore 19, nello spazio live della libreria Ubik di Foggia, Andrea Molesini presenta il suo nuovo romanzo dal titolo La primavera del lupo (Sellerio): una storia ambientata negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale durante l’attesa spasmodica della liberazione. A seguire inoltre, alle ore 20.45, l’autore incontra il pubblico del Tennis Club di via del Mare (km 4,5), per un appuntamento che comprende anche la simpatica formula della cena con l’autore (ore 22.00). Conversa con Molesini, il critico letterario Enzo Verrengia. Introduce, il direttore artistico della libreria, Michele Trecca.

La primavera del lupo (Sellerio, 2013; pagine 304, € 14). «Dario ha le orecchie a sventola e quindi non può avere ucciso Gesù». È la voce esilarante e appassionata di Pietro, un bambino di dieci anni, orfano, che racconta la storia. «Dario ha le orecchie a sventola e quindi non può avere ucciso Gesù». È la voce esilarante e appassionata di Pietro, un bambino di dieci anni, orfano, che racconta la storia. Tutto comincia nel convento di San Francesco del Deserto, una piccola isola al centro della laguna di Venezia, nel marzo del 1945. Da questo rifugio sicuro, all’improvviso, un gruppo di persone diversissime fra loro è costretto a scappare: due bambini di opposta indole ed educazione, Pietro e il suo amico Dario, «che sa i numeri» e si tiene le parole dentro, «dove non fanno danno»; le due anziane sorelle Jesi, Maurizia e Ada; una giovane suora, bella e dai modi sospetti, che scrive un diario schietto, e che si alterna nel racconto con la voce di Pietro. Braccato dai nazisti, il gruppo è aiutato da un pescatore «che vive come un gabbiano» e da un frate energico «che è come un sasso grande» nella corrente. Nei risvolti tragici dell’avventura si unisce ai fuggiaschi un disertore tedesco, che custodisce un segreto pericoloso: il suo agire brusco e terribile cambierà il destino di tutti. Sotto lune immense, attraverso boschi bui e casolari diroccati, si svolge l’inseguimento, tra colpi di scena e incontri con partigiani e fascisti disorientati: uomini e luoghi carichi di diffidenza e di terrore, ma dove una traccia di bontà, di tanto in tanto, a dispetto di tutto, riesce a sopravvivere. La storia di Pietro e di Dario è una fuga dalla guerra e dal suo linguaggio torbido e ottuso, dalla violenza che tutto contamina. E alla lingua dell’infanzia, con la sua incredibile capacità di accogliere e divertire, di sconvolgere e amare, spetta il privilegio di mettere alla berlina l’odio e la paura che minacciano e governano il mondo (IV cop.).

Non servono formule chimiche complesse per rigenerare la narrativa italiana contemporanea. Bastano autori capaci di rimettere sulla pagina l’immenso portato culturale della penisola. La Storia, soprattutto. Oggi Molesini si sposta all’interno di un’altra guerra, la seconda mondiale. Ma anche in La primavera del lupo vi sono dei veneti angariati da gente che parla tedesco. Stavolta si tratta di nazisti. È il 1945, quando il conflitto volge al termine fra picchi di violenza, decimazioni e sadismo da Repubblica di Salò, con le efferatezze ormai acclarate anche senza tenere conto della lettura che ne diede Pasolini.

Un gruppo di fuggiaschi viene ospitato da religiosi. Ne fanno parte due sorelle ed un bambino ebrei, una giovane che ha ucciso un repubblichino per difendersi dallo stupro e Pietro, l’orfano su cui ricade il peso principale della prosa. Infatti La primavera del lupo si snoda in gran parte attraverso il flusso di coscienza del ragazzo. Disincantato eppure tenero nello sguardo alle vicissitudini dei “grandi”. La sua voce viene distillata da Molesini senza cesure che separino lo struggimento dal sarcasmo spontaneo dell’infanzia: «Nella mia famiglia, prima che è morta mia madre, Dio aveva una certa importanza, si andava in chiesa a Natale anche se nevicava storto, e tutte le volte che qualcuno moriva, o sposava» (Dalla recensione di Enzo Verrengia, pubblicata sull’Unità).

Andrea Molesini. È l’autore di Non tutti i bastardi sono di Vienna, pubblicato da Sellerio, vincitore nel 2011 del Premio Campiello e del Premio Comisso, in corso di traduzione in inglese, francese, tedesco, spagnolo e molte altre lingue. Per anni, è stato anche uno degli autori più importanti, sul piano nazionale, di narrativa per ragazzi, pubblicando per Mondadori e Adelphi, inoltre vincitore del Premio Andersen alla carriera.

Redazione Stato

La primavera del lupo – A.Molesini, 2013 ultima modifica: 2013-06-11T22:36:04+00:00 da Redazione



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